Venerabile Confraternita del Bacalà

La temperatura, manco a dirlo era gelida, anzi…ARTICA, il clima che si respirava, era invece quello del primo giorno di scuola,  tanta emozione per la ripartenza di una stagione ciclostorica ancora ferita da bruttissimo periodo in cui si sta ancora combattendo tenacemente per uscirne migliori di quando c’eravamo entrati.

foto Alessandro Lazzarin

L’Artica è arrivata alla sua decima edizione e domenica 30 gennaio, più di mille ciclostorici si sono ritrovati a Lonigo per quella che ormai è a tutti gli effetti la classica d’inverno per antonomasia.
In questo periodaccio dove moltissime manifestazioni vengono sospese anche last minute, c’è voluto un bel po’ coraggio da parte del presidente Francesco Noro e il suo staff che con la collaborazione di Meneghini & Associati, hanno voluto fortemente questo evento, alla fine però, hanno avuto ragione, e tutto si è svolto in modo straordinariamente filante, con qualche smorfia di fatica, e tanti sorrisi.
Insomma villaggio di partenza vivo più che mai, partenza alla francese per evitare di stare troppo vicini, la Venerabile Confraternita del Bacalà con la sua solenne goliardia, e tantissimi impavidi pedalatori incuranti del freddo, hanno dato il buongiorno ad una Lonigo assonnata e intorpidita ma riscaldata da un timido sole che ha fatto poi capolino subito dopo la partenza.
Percorso abbastanza tosto ma mai cattivo, strada bianca sempre ben curata, ville venete cinquecentesche che si presentano in tutta  la loro bellezza e nobiltà a far da cornice agli ormai famosi ristori.
I ristori de L’Artica non sono proprio così normali, sono importanti a tal punto da far commuovere anche il più cinico e infame dei critici culinari, si perché quei ristori sono unti e allo stesso tempo raffinati, sono peccaminosi e purificatori, sono umili ma solennemente nobili,
ai ristori de L’Artica bisogna dare del Voi…Salame, formaggio, Vin brulè, vini fermi, bollicine, salamella, prosciutto indigeno dolce, pancetta e poi il piatto principe, sua Maestà il Bacalà coronato da quella polenta che è simbolo di una terra forte e combattiva, ma sempre sincera come la sua gente.


Una sessantina di chilometri pedalati in allegria, un dislivello dignitoso una giornata straordinaria, e noi non si vede l’ora di rivederci alla prossima ciclostorica, nel frattempo vediamo di non perderci di vista, ah segnatevi sul calendario dell’anima i giorni della merla futuri, perché Lonigo ci aspetta anche nei prossimi anni…W L’ARTICA.

di Alessio Stefano Berti

 

 

 

Odio l’allor, che quando alla foresta
le nuovissime fronde invola il verno,
ravviluppato nell’intatta vesta
verdeggia eterno,pompa de’ colli;
ma la sua verzura
gioia non reca all’augellin digiuno;
che’ la splendida bacca invan matura
non coglie alcuno.
Te, poverella vite, amo, che quando
fiedon le nevi i prossimi arboscelli,
tenera l’altrui duol commiserando
sciogli i capelli.
Tu piangi, derelitta, a capo chino
sulla ventosa balza. In chiuso loco
gaio frattanto il vecchierel vicino

si asside al foco.
Tien colmo un nappo: il tuo licor gli cade
nel’ondeggiar del cubito sul mento;
poscia floridi paschi ed auree biade
sogna contento.

Giacomo Zanella (1820 1888)

 

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