Strade Bianche, Strade Azzurre. Strade di un ciclismo che ti mancava così tanto da non sopportare più, tu che vivi della storia delle due ruote, neanche una sola immagine di qualcosa che è stato. Perché aspettavi qualcosa che c’è e che va avanti. Lo sport. Il CICLISMO, appunto. Strade Bianche, Strade Azzurre: riparte da qui il ciclismo, il tuo e quello secondo Davide Cassani che ci regala un post perfetto. @lucianarota

Riparte  da qui e da questa immagine di due campioni allo specchio, nella polvere delle Strade Bianche del primo agosto 2020, il mondo del ciclismo, sempre carico di messaggi importanti ma anche solo, semplicemente carico di emozioni. I grandi protagonisti di questa ripartenza sono loro: Van Vleuten e Van Aert  che hanno dato spettacolo senza porsi limiti. E poi alcune frecce azzurre che fanno sperare. Eccome.

FOTO CREDIT: LaPresse – D’Alberto / Ferrari

Bravi i due #VanVan di  un’edizione speciale di questa classica di nome e non di fatto (esiste da pochi anni ma ha un fascino d’altri tempi), di queste #stradebianche infuocate dal post Covid, Pandemia di emozioni per tutto quello che c’è dentro un ciclismo che riparte. Dite quello che volete, non era facile ripartire. E i signori di RCS Sport – La Gazzetta dello Sport lo hanno fatto. Alla grande.

Ecco servito un post di CT Davide Cassani  (dalla sua pagina di Facebook) che è un articolo da leggere fino in fondo per capire l’essenza (semplice) del ciclismo. Il resto è già tornato. Si chiama Gran Ciclismo.

Primo agosto magico per il ciclismo. Le due ruote sono tornate a fare palpitare il mio cuore e spero anche il vostro. Oggi questo magnifico sport ha vinto almeno due volte: intanto perché correndo le Strade Bianche, la famosa corsa Toscana, è tornato competitivo, attivo e combattente. Secondo perché il ciclismo ha ritrovato tutti i suoi campioni e tutti quei motivi che lo rendono sport così popolare e affascinante.

Le Strade Bianche è particolare perché si corre anche su strade sterrate cioè polverose se fa bello o fangose se piove. Si parte da Siena e si arriva a Siena dopo 186 km. Il primo è stato il belga Van Aert, uno dei grandi favoriti ma il ciclismo italiano ha saputo dare un bel segnale, a dimostrazione che è più vivo che mai. Se il belga ha vinto, Davide Formolo è arrivato secondo alla fine di un’ autentica impresa per cui si può considerare autore di una ottima prestazione. Un altro azzurro che personalmente ho sempre aspettato con grande certezza è Alberto Bettiol. È stato bravo, a 15 km ha addirittura tentato una azione solitaria. Forse ha chiesto un po’ troppo dal proprio fisico ma è da applaudire il suo coraggio, la sua voglia di far vedere di che pasta è fatto. Un ottimo quarto posto il suo.

Questa corsa è davvero la più bella invenzione del ciclismo moderno perché ha fatto l’occhiolino al passato pronosticandone il futuro. Le Strade Bianche non è una corsa dilettantesca ma è diventata un punto di riferimento e può ricalcare le orme di classiche come Sanremo, Lombardia o Roubaix.

Perché è così affascinante? Perché è unica, perché è divertente vederla e correrla perché ti porta al ciclismo eroico ma con biciclette super moderne. Ti fa sognare. E poi perché arriva in una delle piazze più belle d’Italia.

A noi, quest’anno le Strade Bianche sono servite per riprendere la confidenza con lo sport che amiamo di più. Non bisogna dimenticare che il ciclismo è nel nostro cuore perché è uno dei pochi sport che non ti chiama dentro uno stadio ma lungo le strade, è lui che viene da te, a trovarti a casa, a cercare un applauso. Questa è la bellezza del ciclismo. E allora ecco perché oggi non ha vinto solo Van Aert ma abbiamo vinto tutti. Perché questa corsa ci ha restituito un po’ di sorriso.

 

 

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