Idrio Bui nasce a Viareggio il 14 giugno del 1932 ma si trasferisce con altri sette fratelli a Sinalunga per seguire il padre, un esperto fornaciaio che fu incaricato di avviare  una nuova industria in Val di Chiana.

“La mia è una storia di uomini e biciclette. La mia è una storia bellissima e antica. Una lunga storia, iniziata a soli 15 anni, e ho iniziato a correre con una bicicletta da donna. A quel tempo non potevo permettermi di acquistarne una, le biciclette erano troppo costose e la mia famiglia non era affatto ricca. L’unico modo per correre è stato usare la bici di mia madre. È così che è iniziato tutto. Grazie a lei

Solo un anno dopo, nel 1948, con i risparmi che ho avuto sono riuscito a comprare la mia prima bici. Ogni mattina andavo a lavorare alla fabbrica di forni Poggi Gialli. Ogni mattina, percorrendo 15 miglia in bicicletta per andare al lavoro, questo era ciò che mio padre voleva che facessi, guadagni e portassi a casa. “Quando hai sette figli hai sette bocche da sfamare”, mi diceva. “Non dimenticare questo Idrio.”

“Ma poi, giorno dopo giorno, il ciclismo è diventato una passione e non solo una necessità, non solo un mezzo per raggiungere il mio lavoro.

“È così che ho iniziato. Gli amici hanno iniziato a incoraggiarmi a correre. Ho iniziato a credere in me stesso, nelle mie gambe e nei miei sogni. Ho anche ottenuto buone posizioni nei primi concorsi.

“IDRIO BUI” UN “GRIMPEUR” PER FAUSTO COPPI Dal ciclismo eroico al boom economico di Fabio Pellegrini Editrice Don Chisciotte

“Questo è stato l’inizio della mia carriera.”
La prima vittoria da junior arriva nel 1949 a Gaiole in Chianti, ma il giorno dopo si reca al lavoro in fornace, come sempre…
Con la crisi economica del 1950, Idrio decide di licenziarsi dalle fornaci per potersi  dedicare a tempo pieno alla bicicletta, passa dilettante di prima categoria e riesce ad aggiudicarsi ben 56 vittorie.
Corse diversi anni come indipendente, e una volta perse pure la pazienza per un’esclusione ingiusta dalla rappresentativa toscana cosicchè qualche paola di troppo gli costò più di una porta sbattuta in faccia.
Aveva deciso anche di smettere , quando un giorno accadde qualcosa di straordinario ed insperato.
Nel 1957 dopo un deludente Giro dell’appennino concluso in trentesima posizione…“Dopo la gara mi stavo lavando alla fontana e ricordo di aver visto un ragazzo venire verso di me. Era Ettore Milano, il gregario più fedele del campionissimo. Mi ha invitato all’Hotel Excelsior, perché “Sua Maestà” Fausto Coppi voleva parlarmi. Risalii sulla bici e corsi verso l’hotel. L’ho trovato mentire mentre stava facendo un massaggio. Non troppe parole. Mi ha spiegato che era alla ricerca di corridori per la nuova squadra del prossimo anno. Propose un contratto mensile di 40.000 lire. Ho firmato immediatamente. Non ci potevo credere! ”

Insomma Idrio è alla corte del Campionissimo, tutto questo sembra un sogno.
Ho corso da professionista dal 1957 al 1964. Tre anni con Coppi e il suo team, poi ho avuto l’onore di lavorare per molti altri campioni come Baldini, Nencini, Poblet. Come professionista il mio lavoro era aiutare i campioni a vincere. Sono sempre stato vicino a loro, ho dato loro i rifornimenti e, se necessario, ho persino spinto le loro biciclette. Non mi sono mai risparmiato.

Idrio Bui è sempre stato un corridore onesto, generoso e fedele. e la sua vita è raccolta in un libro scritto da Fabio Pellegrini, un’opera piacevole che proietta il lettore in un’epoca strana ma affascinante dello sport a due ruote, quel periodo a cavallo tra il ciclismo eroico e quello moderno, insomma un libro gradevole ed avvincente a scoprire un personaggio e un campione straordinario.

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Quella volta che Idrio sconfisse L’Aquila di Toledo in casa sua…ma Bahamontes non la prese bene

Alessio Stefano Berti

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