Sono cortesi le colline che ti portano a scoprire le strade di Fausto Coppi. Sono colline cortesi da degustare con amici speciali, partendo da Costa Vescovato, con quelle benedette biciclette (a fatica assistita) che gestisce Stefano Guatelli di Ebike Awareness. Con una guida sicura e sensibile come Gilberto Betto di Veloguide. E con un finale in pieno stile Bike’n Wine che ti fa scollinare nella magica cantina di Luigi Boveri. E capirai così perché queste colline sono proprio … cortesi!

Se nasco fra cent’anni, anche per festeggiare i 200 di Fausto Coppi, voglio nascere a Costa Vescovato. Già mi piace il nome. Un po’ sacro, un po’ profano. E poi lì sulla Costa c’è Stefano  Guatelli a benedire i giri in bici e accogliere come alla messa clienti di ogni genere. Meglio se stranieri. Quelli che più di tutti sanno predicare poi il verbo. Del turismo lento e che dura. Qui, su queste colline, a Costa Vescovado per chi ama la bici è sempre domenica. La festa delle biciclette è una benedizione continua.

Stefano ha aperto una ciclo officina rental bike di tutto rispetto. Si chiama Ebike Awareness (in via Montale Celli 19, Costa Vescovado). Proprio in cima alla costa. Domina la scena e offre sogni e preghiere a modiche cifre. Guide e cartine comprese. Se vuoi, poi, c’è anche quella del genere godurioso, ovvero quella dei Bike’n Wine, i ragazzi che ti portano in giro per le colline e la meta (o le mete per i più allenati) è quasi sempre in una cantina. Delizia di buon vino. Di Timorassi. Di Barbere. Ma non solo e lo scoprirai fra un po’ se avrai la pazienza di arrivare fino in fondo… in fondo ad un calice di cortese!

Ebike Awarness è a Costa Vescovado, a un tiro da Castellania e noleggia mtb a pedalata assistita

BENEDETTE BICICLETTE – Stefano ha messo in fila una serie di sentinelle chiamate e-bike (sono delle Bottecchia mica paglia) e con i suoi modi gentili e concreti – del genere pochi fronzoli e pedalare – ti spiega in pochi minuti come fruire, se vuoi, di queste benedette biciclette a pedalata assistita. Se non sei Coppi o Carapaz, perché no? Non devi vergognartene. Il permesso te lo ha già dato una volta Maria Canins, la cannibale del ciclismo azzurro, che anni fa aveva predetto questo destino semplificato per chi non ha allenamento e grandi attitudini: Niente di male cara, il motorino c’è ma sei su una bicicletta! E lo usi quando serve. Basta un tac e vai su. Senza paura… Con questa premessa la vita è un successo.

Se lo diceva lei… te lo ripete Stefano. Che ti invita con un sorriso dei suoi a scoprire proprio così, senza fare troppa fatica, quelle meravigliose colline del Basso Piemonte. Che sono di Coppi, del Campionissimo, di noi che le celebriamo e di tutti voi se decidete di conquistarle così un po’ alla volta. Pedalando nel sacro e nel profano.

 

SULLE STRADE DI FAUSTO COPPI – Bearsi del paesaggio da queste parti è facile come bere un bicchiere d’acqua che fra parentesi è gratis alla fonte installata con intelligenza dietro al Comune di Castellania Coppi. A uno tiro di schioppo da Costa, dalla partenza del giro. Strana la vita: in un paese che è mitico di per sé ed è un museo a cielo aperto, un paese che si chiama Castellania di nome e Coppi di cognome, c’è l’acqua a gratis (anche con le bolle!!!) ma non troverai un bar…

Pazienza, se sei fortunata ed è l’ora buona il ristorante Grande Airone può anche fartelo un caffè … lasciando in pegno un saluto speciale a Gianni Rossi che di quel luogo adesso è l’anima… E non ti serve neanche la bustina di zucchero perché lì di fronte il caffè è dolce di per sé se lo bevi ascoltando il custode del Centro documentazione coppiano: per un incontro da fare ad occhi chiusi lasciandoti guidare da quest’uomo speciale – un cugino del Fausto – manovratore di cuori che sa azionare con un tocco lieve la macchina del tempo che pedala e non andresti più via da lì: Egidio e i suoi ricordi

La veloguida Gilberto Betto con Egidio Coppi

Gil la tua veloguida ti incalza, non puoi fermarti. Sei appena partita. Non senza un saluto a Casa Coppi, nella via principale che scende verso il Borgo e ti consiglio di prenotare una visita guidata con quel tesoro di Anna Tegaldi, una miniera di informazioni sul Mito con qualche pennellata di romanticismo che non guasta.

Via adesso via dai ricordi che si vola. Sulle creste di queste colline che hanno promesse da mantenere c’è molto da scoprire. Più di quel che credi, c’è storia di terra e di uomini. C’è una strada che porta a conoscere più in profondo luoghi di conquiste e di abbandoni. Di valori e di fatica. Una terra timida che se la vinci questa sua timidezza ti sembrerà ricca da volerci nascere un’altra volta. Fra cent’anni appunto.

TERRA DI NATURA E DI STORIA – E lo capisci subito lasciandoti cullare dal vento, il sole non scotta, la ruota è sicura e frenare sembra quasi un’eresia.  Il giro che Gil ti ha proposto è semplice e affascinante nello stesso tempo. 37 km totali, dislivello 450, Il menu prevede alcuni historical art pit stop interessanti come: il Dongione di Carbonara Scrivia, una rocca con quel tipico basamento murario a scarpa, una struttura utilizzata per scopi militari oltre che come magazzino di derrate alimentari e poi la chiesa dei Santi Pietro e Paolo nel Comune di Avolasca conosciuta anche come la chiesa dei bersaglieri e tempio nazionale del ricordo ai caduti della seconda guerra mondiale.

Le colline cortesi del Basso Piemonte

LE COLLINE SU E GIÙ – La strada è lieve e non ti annoia mai. Sono le tipiche dolci colline su e giù. Un biscotto dopo l’altro inzuppato nella natura dai colori accesi e accecanti dell’estate che incalza. I profumi sono vivi. Rosmarino, lavanda, la terra calda a volte rossa a volte bruna, ha un profumo di cicale cotte che ti fa tornare bambina… Chissà cosa sarà questo giro a ottobre? Ci pensi un attimo e un secondo dopo, lui, Gil che ha una borraccia di sensibilità sempre pronta per dissetare il cuore, ti porta su un tratto di strada che racconta molto della Ciclostorica LaMitica. Sei sulla Rampina! Ma te la immagini questa strada bianca con le bici d’epoca: che bella sofferenza?

Pensieri stupendi ma non è questa la giornata per metterli in pratica. C’è la Bottecchia con la E davanti che basta e avanza. Proprio così: avanza. Lui, il Gil,  va all’avanguardia per trovare campo con il suo cellulare e avvisare il cantiniere di turno che stiamo arrivando, in ritardo come sempre. Sei sola con le tue amiche beate almeno quanto te. Sola con loro nel tuo mondo. Pedali e canti. Ti prende la risata facile. Inventi una storia che fa ridere e lasci andare tutto alla fantasia sfrenata. Il ritmo lo fa la bici. Loro stanno al gioco. E in un attimo il gruppo si compatta.

Un calice di Barbera da degustare con qualche fetta di salame Nobile del Giarolo: accoppiata vincente

E POI LE VIGNE… – Si scende giù per una vigna. Si svolta a destra e ci siamo. C’è un uomo con un mezzo sorriso che apre un portone in attesa da un tot ma si capisce che porta pazienza. Ha le maniere di queste colline: gentili ma un po’ sospettose. In un men che non si dica ti perdona. Perché sei in ritardo ma ci sei e sei arrivata in bicicletta. Basta poco per sciogliere le vele. La tavola è carica di calici e di salame, quello buono (il nobile del Giarolo!)  e c’è anche una torta salata della zia che quella mattina ai fornelli era proprio in stato di grazia… O forse è la fame. La melodia si chiude con quella focaccia stirata che ti si scioglie in bocca. E un pezzo tira l’altro. La fa il mitico Ratti, uno che potresti incontrare in bici proprio su queste strade, è il  panettiere di Villa (Villalvernia per i turisti). Quello che ogni giorno faceva leggere la Gazzetta dello Sport a Sandrino Carrea, il Gregario di Coppi… Basta poco e iniziano i racconti. Che vengono più facili quando i calici sono mezzi pieni.

UN CALICE DI CORTESE! – Iniziamo con un cortese, si scusa quasi il vignaiolo di turno, ormai a suo agio fra gente che non sa come dire grazie a tutto questo ben di Dio fino a pochi minuti prima solo sognato. Il suo Cortese, caro Boveri, è buono come quei profumi che saltavano su e giù dai fossi, mentre pedalavo assistita per non cedere troppo alla fatica… è genuino, ti frizza sul palato per ricordarti come sono le sue origini, ma nel calice non c’è una sola bollicina. Ha fiori e frutta che crocca come leggeri pensieri. È buono e goloso. Nel naso come in gola e non ti permette di  fare una classica degustazione sensoriale, no di sicuro, un sorso tira l’altro. Ok. È buono da morire.

Fine della gita. Il resto te lo lascio immaginare. E se non ti basta eccoti servita una degustazione raccontata da chi ne capisce e lo fa col cuore oltre che coi sensi allenati. Dalla cantina di Luigi Boveri il tracciato che esce è questo scritto da Cinzia Balza che ti consiglio di leggere tutto d’un fiato (Link a Lepaginedelvino.it).

Il resto? Un ritorno come pedalando sulle nuvole per riconsegnare quella Benedetta Bottecchia (BB-E-BIKE!) a Stefano Guatelli che sembra piuttosto divertito dal tuo sorriso ebete. A 500 metri da lì, basta poco per raggiungerlo ormai. Ma non ne sei sicura… perché la strada va da sola e tutto scorre a Costa senza contare il tempo, né i chilometri. Oltre la strada e quelle colline così cortesi. E non sei ebbra. Sei solo felice.

Le colline alla portata di tutti: basta una bici a pedalata assistita

PS la gita qui sopra descritta è adatta a tutti. Preferibilmente consigliata a persone speciali. Per prenotazioni e informazioni chiama Stefano a questo numero Tel. 347 43 34 927  e se sei interessato al finale in cantina scrivi qui info@bikenwine.com, gli amici di Bik’n Wine non ti deluderanno mai!

Foto: #MDidier

 

Una risposta

  1. Roberto

    Che dire pedalare per queste colline è una cosa stupenda.. specialmente in questo periodo con le vigne piene di frutti…. Stefano è gentilissimo e preparato…poi con le sue bici pedalare è semplice per tutte le età…lo consiglio e sicuramente tornerò…!!!

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