Aldo Ballerini, autore di questo reportage, dopo aver terminato la sua piccola impresa personale alla Maratona 2019

Reportage di Aldo Ballerini

Il tema di questa 33a edizione della Maratona dles Dolomites-Enel è il Duman, il domani. Ed è il miglior domani che si possa immaginare, perché oltre all’ambiente — da sempre al centro dell’attenzione — è dedicato alla solidarietà. In primo piano ci sono le Dolomiti, che il 29 ottobre hanno subito danni gravissimi, il maltempo ha distrutto milioni di alberi, nonché strade, sentieri e ha danneggiato interi paesi. Così il Comitato Maratona dles Dolomites ha destinato dei fondi per i comuni di Colle Santa Lucia e Livinallongo, dove da anni si passa il fiume di ciclisti.

Ma la solidarietà della Maratona non è solo questo, ed è la più bella che ci possa essere. Non è infatti limitata a un atto di cuore locale, ma ha pensato al domani di tutti. Ha avviato una produzione di miele nelle comunità del Karamoja (Uganda) e ha organizzato un’iniziativa per rimuovere dal mare delle isole Eolie oltre 5 tonnellate di reti fantasma (che intrappolando uccidono diverse specie marine), che sono state poi consegnate all’Aquafil che le trasformerà in poliamide che a sua volta verrà usata da Carvico per i loro tessuti. Una lotta per l’ambiente, in cui la Maratona è sempre più impegnata. Basta alla plastica! Il gilet ufficiale 2019 che vedete nelle immagini è stato realizzato con bottiglie riciclate.

 

La pioggia ha “graziato” i partecipanti, regalando un paesaggio ancora più suggestivo

Il tempo e i numeri

Sabato c’è un sole che spacca le pietre (per dire), ma domenica le previsioni danno pioggia. Non sempre è fastidiosa ma dipende: se si parte bagnati — e chi rinuncia al rito del pregara, arrivare almeno un’ora prima alla partenza? — e poi diluvia per ore, non è certo una condizione splendida, ma un acquazzone a metà Maratona può essere anche un piacevole diversivo, se si è ben coperti, anche perché il sole dopo la pioggia accende la montagna di colori incredibili. Spettacolo che ci siamo goduti il sabato sera: è spuntato dopo un forte scroscio di pioggia, ed è stato uno spettacolo straordinario, con il verde inteso degli alberi e dei prati, i monti pallidi sullo sfondo e il cielo grigio piombo (vedi foto).

Poi, come ormai succede spesso, le funeste previsioni (temporali da metà mattina) non si sono avverate, al più un piovasco di pochi minuti, e così, sia la partenza, sia la maggior parte della Maratona, si sono svolti sotto i raggi di uno splendido sole, e pure clemente.

 

Uno spettacolo, dal primo agli ultimi

I numeri e la classifica li trovate dappertutto, quindi sapete già che a vincere è l’ormai inossidabile Tommaso Elettrico. Allora vi racconto la mia personale esperienza, da ciclista talmente lontano da Tommaso che mi pare arrivi da un altro pianeta, altro che Matera.

Faccio un passo indietro. L’anno scorso arrivo qui preparato, nel mio piccolo, tanto che mi informo sul Lungo, come si fa di solito, ponendo agli amici la domanda: “Ma il Giau com’è?”. Farà sorridere, ma per me completare il Lungo sarebbe stato un grande successo.

Nonostante le risposte poco incoraggianti sabato mi sento mezzo motivato, penso comunque all’Impresa (per me) impossibile con un mezzo sorriso, sono mezzo fiducioso sui miei modesti ma affidabili mezzi. Non so per che motivo — non soffro la tensione della gara, il mio obiettivo è godere le Dolomiti in bicicletta e arrivare a Corvara — ma sabato notte non dormo quasi, e parto così già malconcio, con la consapevolezza che il Lungo 2018 sarebbe stato per me impossibile. Al bivio svolto quindi per il Medio e faccio bene, soffro infatti pure il Falzarego, figuriamoci quando sarei arrivato passando per l’infernale Giau. Impresa quindi rimandata al 2019. Ma ahimè, le cose non sono andate per il verso giusto.

La fatica della fatica

Per motivi di lavoro (e anche per indolenza, quella c’entra sempre), quest’anno arrivo a Corvara non allenato. E poi mettiamoci anche un po’ di malessere, quello che oggi spesso ci accompagna visto come vanno le cose nell’ambito professionale. Parto così, scarico nelle gambe e nello spirito, con l’intenzione di vedere strada facendo come vanno le cose per poi decidere se deporre le armi al primo passaggio a Corvara oppure continuare per il Medio. Al Lungo, ovviamente, manco ci penso.

Succede una cosa strana. Saliamo sul Campolongo, poi sul Pordoi, non ho problemi a pedalare su queste salite; poi vedrò su Strava che i miei tempi sono gli stessi degli anni precedenti, al livello “misericordia” ma non peggiori. C’è però un grave problema: questa volta alla fatica non si associa il piacere.

Come tutti i ciclisti, e gli atleti in generale, alla fatica si affianca sempre il piacere, e anche se arriviamo al passo col cuore in gola fingendo di soffrire le pene dell’inferno è sempre il piacere a prevalere; altrimenti saremmo tutti da ricoverare. Questa volta il piacere non c’è. Sento solo fatica. È uno strano effetto, non gradevole, e così, finita l’infinita discesa dal Pordoi all’attacco del Sella decido: a Corvara esco.

Il resto della mia Maratona è amaro, ho preso la decisione giusta ma non sono felice. Ovvio. Ho imparato delle cose che già sapevo, ma che capisci solo quando le vivi: la bici non si inganna, devi essere allenato, e sul serio; se ti fermi venti giorni devi ripartire da zero.

Ora sto vivendo una situazione che mi crea disagio e piacere allo stesso tempo: disagio perché a questo punto i gradini da superare per arrivare al Lungo sono due (ero arrivato al Medio, sono tornato indietro); piacere perché è iniziata una nuova sfida, prepararmi per la Maratona dles Dolomites 2020, e spero proprio di ritrovare il piacere della fatica, è una sensazione bellissima.

Di duman non c’è certezza

Quest’anno ci è stato chiesto di pensare alla propria interpretazione del tema Duman, per rispondere prendo in prestito una frase di Lorenzo il Magnifico, con un piccolo ritocco ladino:

Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

chi vuol esser lieto, sia:

di duman non c’è certezza.

Ha ragione. Non devo essere abbattuto per questa mia Maratona, ho vissuto un’esperienza straordinaria in un luogo straordinario, per me è il più bello del mondo per pedalare. Sono fortunato.

 

Tre bottiglie d’acqua

Al bar dell’hotel arriva un signore: “Mi dà tre bottiglie d’acqua?”. Il cameriere mette tre bottiglie di plastica in un sacchetto di plastica. Vado in camera, dal rubinetto scende un’acqua che pare appena sgorgata dalla montagna. Infatti: è appena sgorgata dalla montagna ed è ottima, pure fresca. Perché le bottiglie d’acqua? Dobbiamo rivedere le nostre abitudini. Basta solo passione.

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