Un mare calmo di emozioni è quello che ti culla in sala, al magnifico Teatro dal Verme di Milano, lunedì 4 febbraio 2019, in occasione della diciottesima edizione del Premio Gianni Brera. Un mare dolce di emozioni, quelle dello sport, di tutto lo sport finalmente, dove il calcio anche internazionale è uno dei temi, non IL tema. Ed è anche questo inserito in un contesto di valore, non banale.

Sei lì che ti godi lo spettacolo, premio dopo premio, e ti domandi: perché non mi annoio? Di solito queste cose… Perché prima di tutto c’è un presentatore che gestisce una scaletta di campioni sul palco di tutto rispetto e lo sa fare con una bravura spontanea, mai ricercata, perfetta: sa essere simpatico e profondo allo stesso tempo. E si capisce che lo sport – tutto lo sport – lo conosce bene. Bravo Mino Taveri! Poi ci sono loro, i campioni premiati e anche i protagonisti dello sport con le menzioni speciali, con le storie fantastiche del mondo dei diversamente abili, sono tutti amalgamati bene da quel mare dolce (nostrum) dello spirito olimpico e dei valori che stanno dietro a tutti. Che sono il motore.

Così anche il pensiero lanciato in platea da Taveri su Michael Schumacher colpisce nel segno: auguri campione e chissà che non potremo premiarti qui un giorno o l’altro. E poi ci sono le immagini, che scorrono sul grande schermo. Non ti accorgi neanche della scarsa qualità – noi tutti assuefatti dal super HD – piuttosto, ti prendono i sentimenti senza retorica: dei gesti di successo, dai punti in azzurro delle ragazze del volley mondiale (quelle bellissime e capaci signorine d’argento), alle parate di braccia e mani e intelligenza fine di Stefano Tempesti il Capitano della Pro Recco alla tributo potente di tre assi del pugilato come Benvenuti, Oliva e Stecca. Tutti d’un fiato. Una fila di jab e destri incrociati che ti riportano nella storia olimpica e non della grande boxe.

Tutto questo mare è il premio Gianni Brera. Una sera a Milano.  Tutti lì (200 persone?) puntuali alle 18 e 30 per una festa dello sport che ha qualcosa di speciale, nella sua semplicità. Perché è vera e orchestrata da gente vera come Beppe Zaccheria, inossidabile, incorreggibile.  Tutti lì ad ubbidire – come scrive Antonio Ruzzo sulle colonne de Il Giornale – all’insegnamento di «Giuanfucarlo» Gianni Brera, anche per far rivivere i suoi racconti, il suo sport e il suo mondo. Più mediani che mezzali, più contropiede che pressing e tante nuove parole che sono diventate storia. Tutto in una serata bellissima.

Così si assegnano trofei e riconoscimenti che fanno sfilare le azzurre del Volley, vicecampioni del mondo a Yokohama, e ci fanno conoscere un po’ di più Zlatko Dalic ct finalista ai mondiali di calcio in Russia con la sua nazionale Croata: un uomo di sport più profondo del pallone che fa tirare. Così fra i più applauditi ci sono loro  i mitici campioni del pugilato Nino Benvenuti, Patrizio Oliva e Maurizio Stecca.  E ancora i pallonuotisti della Pro Recco, vincitori del tredicesimo scudetto consecutivo, Yohannes Chiappinelli bronzo europeo nei tremila siepi, Mara Navarria oro ai mondiali di spada, Simone Barlaam oro nei 50 e nei 100 metri stile libero ai mondiali di nuoto paralimpico, Cesare Barabino campione mondiale nella Vela under 17 e il basket azzurro con l’importante Centro Pavesi di Milano. E ancora, per gli sport emergenti: Benedetta Andreoli, campionessa di mountain trail una ragazza fantastica con il suo cappello western che si capisce orfana del suo cavallo sul palco del teatro Dal Verme. E ancora: Andrea Occhini campione di motard, o per le grandi imprese Sabrina Peron, avvocato milanese con in aggiunta una laurea in filosofia, che nel nuoto di distanza in acque libere è stata la prima donna italiana a concludere i 46 km in acqua circumnavigando l’isola di Manhattan.

Fra le menzioni speciali c’è anche quella che ci riporta al record dell’ora di Francesco Moser. Tirato in ballo dal premiato film «Scacco al tempo» di Nello Correale , regista di grande sensibilità sportiva e narrativa, che con questo film doc (produzione Filmwork Trento) ha saputo raccontare magistralmente la vita di Francesco Moser. E non è facile. Ma la cosa più bella è stato farlo con lui questo film: è stato quello che ci ha regalato un’esperienza di vita girata con la complicità di questo uomo – campione. Dice Nello Correale guardando orgoglioso quel Premio. A ritirare il riconoscimento c’è anche Francesca Moser, la figlia, che  come tutti in famiglia sa dare scacco al tempo. È un modus vivendi.

Stesso sorriso, stessa propensione naturale per lo sport e la conquista del successo, come se fosse normale arrivare in alto e non ostentarlo mai.  Questa Moser – per tutti la Chicca – è un po’ l’ago della bilancia di una famiglia importante, perché mica facile fare quadrare un cerchio che corre da record da 35 anni almeno come quello storico primato di Moserissimo (Città del Messico 1984). Mica facile tenere sempre la catena tirata e fare andare tutto avanti senza strappi, anche dentro e fuori dalla cantina di famiglia, che ormai ha preso il volo – quella dei Trento Moser a Maso Warth – una piccola bella realtà vitivinicola che è fiore all’occhiello del Trentodoc. E non c’è solo il famoso metodo classico 51,151 da stappare al momento giusto pescando dalla collezione vini Moser: se cerchi trofei enologici oltre a quelli ciclistici di un tempo, scopri altri valori in campo.

Così al Premio Brera 2019 c’è anche la favola dei Moser da stappare. Di generazione in generazione. Uno scacco da record. Che piacerebbe molto a Gianni Brera di ieri, che piace molto al Premio Gianni Brera di oggi.

Guarda il video saluto di Francesco MOSER al Premio Brera 2019
MOSER PARLA DI GIANNI BRERA

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