#Giro101 – È sempre difficile vincere da grande favorito, come ha stigmatizzato lui, Elia Viviani, intervistato a caldo dopo la vittoria nella seconda tappa del Giro d’Italia numero 101, quello scattato da Gerusalemme che ha raggiunto oggi il traguardo di Tel Aviv.

Così commenta Paolo Bettini, illustre collezionista di vittorie prima di Elia Viviani, l’impresa della Stage2 della Corsa Rosa, facendo un punto su quanto abbiamo visto già di bello e di interessante in questo avvio del Giro.

Bettini, che raggiungerà la carovana Rosa domenica in Sicilia, ha detto fra l’altro: Elia Viviani oggi ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto a quanto aveva già fatto vedere e di importante nel suo passato. Compresa la recente forma e buon feeling con la squadra che lo aveva visto vincere già 7 volte. Ha dimostrato di avere quella maturità che fa la differenza proprio in questi arrivi. Oggi la volata vinta così bene era un’impresa tecnicamente difficile in un finale mai lineare nel quale non si poteva contare del tutto sul supporto della squadra. La grande maturità di Elia Viviani si è vista nella consapevolezza di portare a casa quella vittoria. Se avete notato bene il finale, ci sono alcuni suoi compagni di squadra che lo perdono di vista e lui, senza mancare di lucidità mentale – potendo anche sfruttare grande condizione – cerca il traguardo senza la minima esitazione. È un esempio di equilibrio mentale e fisico che solo i campioni maturi sanno mettere in campo.

Per il resto la tappa è stata una normale tappa di avvio di una importante lunga e faticosa grande corsa a tappe: Una tappa che aiuta i corridori a prendere confidenza con la Corsa Rosa, con il correre in gruppo, una tappa giusta che però ha detto altre cose interessanti, grazie alla gestione della corsa da parte del team BMC che l’ha interpretata al meglio e ha portato il suo corridore Rohan Dennis a conquistare con gli abbuoni la rosa.

Una mossa molto azzeccata, sia per chi ha indossato la Rosa sia per chi l’ha persa senza tanti patemi, come il team di Tom Dumoulin. Non era necessario difenderla oggi, anzi, sono stati intelligenti a lasciare ad altri il piacere della Rosa. Per correre senza stress le prossime tappe. Il giro è lungo e nelle prime tappe, specie per chi pensa di poterlo vincere, bisogna risparmiare al massimo energie fisiche e mentali, compromesse per forza di cose da impegni di leadership come le interviste, l’anti doping, eccetera eccetera.

È un Giro con i giusti pretendenti ed è presto per pensare a chi lo possa vincere più di un altro. Una cosa è certa: la caduta di Froome è un indice non positivo per un corridore che punta al Giro. Se in una corsa a tappe parti subito con un intoppo, non parti bene e il fatto che sia caduto così, in ricognizione, in una curva normale non è un buon segnale.  

RISULTATO FINALE
1 – Elia Viviani (Quick-Step Floors) – 167 km in 3h51’30”, media 43,314 km/h
2 – Jakub Mareczko (Wilier Triestina – Selle Italia) s.t.
3 – Sam Bennett (Bora – Hansgrohe) s.t.

CURIOSANDO – Rohan Dennis è il ventitreesimo ciclista a vestire la maglia di leader in tutti e tre i grandi giri, dopo Eddy Merckx (201 tappe o semi tappe al commando), Bernard Hinault (125), Jacques Anquetil (110), Miguel Indurain (93), Francesco Moser (71), Alberto Contador (66), Alex Zülle (64), Vincenzo Nibali (60), Felice Gimondi (46), Freddy Maertens (37), Laurent Jalabert (36), Dietrich Thurau (27), Bradley Wiggins (19), Rik van Looy (17), Cadel Evans (15), Rik van Steenbergen (11), Thierry Marie, Raphaël Geminiani, Fabio Aru (10), Bradley McGee (9), David Millar e Mark Cavendish (7).

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