#Giro101 – La Bicicletta… Scrive Franco Volpini da Pozzolo Formigaro. Il paese della Siof, il paese orgoglioso di quel plotoncino che allenava e curava con amore maniacale il suo Campionissimo. Il Fausto, a pochi km da Castellania e da Novi Ligure e anche da Alessandria dove tutto rivive attraverso le emozioni e la passione di persone come Franco. Eravamo bambini scrive… e li siamo ancora un po’, davanti a certe biciclette, come quella di Coppi del 1949, esposta nella meravigliosa tenuta di Berlucchi, in Franciacorta, un omaggio alla Corsa Rosa che sta per passare (leggi tutto QUI). Stage 14

Continua così Franco Volpini: Eravamo bambini, ed in quegli anni nei quali c’era a malapena quel che c’era, ognuno di noi aveva un desiderio, un desiderio che pareva un sogno quasi proibito: avere una bicicletta. Ma era possibile avere una bicicletta? Chi ce l’avrebbe comprata? Chi ce l’avrebbe regalata?

Se la bicicletta non era un lusso, poco ci mancava e ritenevamo fortunati coloro che la possedevano: il medico condotto, alcuni lavoratori delle fabbriche locali e delle aziende limitrofe, alcune donne che se ne servivano per andare a Novi al mercato del giovedì.

E continuavamo a guardare, invidiandole, quelle persone che pedalavano, e molto spesso con fatica, fino a quando il nostro sogno non si avverava: avevamo finalmente una bicicletta! E improvvisamente, quasi d’incanto, la nostra vita cambiava. Ci sentivamo, perché lo eravamo diventati veramente, protagonisti del mondo ciclistico a tutti gli effetti.

Quel mondo che viveva gli ultimi sussulti sportivi della storica S.I.O.F. dell’Ingegnere Mazzoleni e di Biagio Cavanna, indiscussa dominatrice del ciclismo dilettantistico internazionale del primo decennio post-bellico  (c’è un libro che racconta questa storia ed è in vendita al Museo Acdb e al Museo del Ghisallo QUI ndr).  Quel mondo che ci regalava la possibilità di scortare il Campionissimo pedalando con lui e i suoi ex siofini’ per qualche centinaia di metri. E i sobbalzi sull’acciottolato di via Roma neanche li sentivamo, ci sembrava di volare.

Mama ö pédalà ed fiӓunc à Coppi  gridavamo al ritorno a casa.

Quel mondo animato da discussioni talmente violente tra coppiani e bartaliani che più di una volta avevano il loro epilogo nella caserma dei Carabinieri in via Principe Amedeo. Quel mondo che il 2 gennaio 1960 si fermava, incredulo e tramortito, a chiedersi perché?

E dopo la tristezza e lo smarrimento del momento, davamo la risposta a quel perché, una risposta ed una spiegazione della quale anche oggi ne siamo più che mai convinti: Fausto Coppi doveva uscire dalla storia e, passando attraverso la leggenda, entrare nel mito.

Ed il mito di Coppi è il mito della bicicletta. Col passare degli anni ne abbiamo avuta più di una, ma senza dubbio quella alla quale siamo più legati è la prima. La prima bicicletta è come il primo amore: non si scorda mai. Ed ora che abbiamo la neve su quei pochi capelli rimasti, anche se non siamo più attivi sui pedali come qualche tempo fa, ci sentiamo ugualmente avvinti e partecipi del ciclismo e della bicicletta come e forse più di allora.

Progresso, ricerca, tecnologia hanno trasformato il ciclismo da romantico a fisico-tecnico-scientifico. Lo status-dubio è  come una spada di Damocle che pende su ogni prestazione. Questo però non scalfisce minimamente la nostra passione.

Il 2017 ci ha regalato occasioni indimenticabili, qualche tempo fa addirittura impensabili. Ed i momenti vissuti a Castellania, al Giro d’Italia, sul Ghisallo, negli eventi organizzati ai Musei di Alessandria e Novi Ligure, fino a quelli avvenuti qui in paese ci danno lo stimolo a non mollare perché l’ultimo chilometro è ancora lontano.

crediti fotografici: Archivio Ghisallo / VLiverani / @MDidier

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