Nessuno osi paragonarlo ad altri. Costante Girardengo merita a suon di cifre e dati l’appellativo di Campionissimo. Lo merita senza timore di smentita secondo il rag.  Armando Ghiglione e il suo volume, alquanto introvabile ma disponibile al Museo AcdB, un volume intitolato Girardengo… il vero campionissimo (edito Publinovi, anno 1952) che abbiamo aperto per voi…

Quante storie attorno alla bicicletta del Gira, quella esposta al Museo Alessandria Città delle Biciclette di Palazzo del Monferrato. Sono le storie di un Campionissimo, il primo nelle due ruote e non solo, che ha dato molto allo sport e all’epopea del ciclismo eroico, in anni che diventano ancora più indimenticabili per le sofferenze e le prove che dovevano superare gli eroi di quegli anni. Sono storie di un grande campione alessandrino. L’omino di Novi Ligure prima di diventare Campionissimo appunto.

E per documentarsi sulle storie bisogna cercare nella bibliografia. Dei campioni. Anche issimi. Cercando in quella bibliografia rara d’inizio del Novecento, ecco un volumetto dalle pagine un po’ ingiallite che ci viene in aiuto. È il libro Girardengo… il vero campionissimo,  (edito Publinovi, anno 1952). Un saggio che viene presentato come dettato dallo stesso Costante Girardengo all’amico rag. Armando Ghiglione.

È un libro che non ammette … repliche. Introdotta da una prefazione di Giuseppe Ambrosini, si è in presenza infatti di un’analitica ricostruzione dell’intera vita sportiva del campione ciclista, ricostruzione operata dal tifosissimo amico (dichiarato), sulla base di indicazioni ricevute da Girardengo stesso, non solo al fine di lasciare ai posteri questa interessantissima testimonianza  sulle gare ed il loro svolgimento, ma anche per il meno nobile scopo di affermare  la sola titolarità in capo allo stesso dell’appellativo di Campionissimo.

Per fare tutto questo il ragionier Ghiglione ha speso anni di ricerca e di studio per comparare,  dando la parola alle cifre, tutti i dati relativi alle prestazioni di Costante Girardengo con quelle di Alfredo Binda: per dimostrare che  l’unico a potersi fregiare del titolo di campionissimo era l’ omino di Novi Ligure. Per fare questo ha scomposto i dati in mille rivoli (ad esempio distinguendo i vari tipi di vittorie, i chilometraggi vittoriosi, i migliori quozienti percentuali tra le corse disputate e quelle vinte, gli scontri diretti, etc) con un ammirevole lavoro di analisi. Quanto a Bartali e Coppi… non li ha considerati in quanto ancora in attività all’epoca dell’uscita del volume.

Un altro aspetto interessante è la vivace contestazione dell’accusa, rivolta spesso a Girardengo, di essere forte solo in Italia e di non essersi misurato sulle strade del Tour coi migliori campioni francesi e belgi. Si ricorda la sfida, non raccolta, lanciata da Girardengo a Desgrange ( patron del Tour) ed al campione francese Henri Pelissier  e, anche qui, si analizzano, per esaltarle,  le poche prestazioni di Girardengo in corse su strada all’estero. A buon intenditore si lascino le considerazioni sulla scelta del Gira di correre, invece, le ben remunerate prestazioni nei velodromi francesi, dove il campionissimo sa incantare le folle e incassare (meritati) franchi.

È un libro questo che si legge piacevolmente ad una condizione: se lo si  depura dall’eccessivo ardore polemico nel contrastare tutto ciò che può  ledere la sublimità delle prestazioni del Campionissimo. Così si celebra il primo Campionissimo della storia del ciclismo. Alfredo Binda e i suoi fan se ne facciano una ragione. E di quel volume non si cerchi una ristampa! (Altom)

IL BANDITO E IL CAMPIONE | Poesia del ciclismo, della sua storia, dei suoi eroi. Da leggere ascoltando questo brano… Fa bene al cuore. In questo 18 marzo dolcissimo di 125 anni dopo. QUI

 

 

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