La magìa della Sanremo è tutta nell’attesa di un brivido, ultimo brivido d’inverno o primo sussulto di primavera. Brivido atteso un anno intero, oppure mesi, o soltanto un giorno intero, o poche ore: a Milano e in pianura è brezza del mattino, è vento di festa che dà inizio alla giornata. In cima al Turchino è vento imprevedibile, freddo e umido, portatore di gloria o di sventura. In cima al Poggio è vento accompagnato da urla imbevute di vino e farinate, mentre i corridori sfiorano i muretti a secco, antichi e sempre vivi. Giù in via Roma, nel cuore di San Remo, l’attesa è un giorno che finisce in crescendo, fino a un boato da stadio, con l’asfalto che sembra tremare sotto i piedi e le ruote finché si svela il trionfatore. Alla Sanremo non si vince, si trionfa. Da sempre. Dalla pianura lombarda alla riviera ligure, per quasi tutti, la magìa è vento in faccia che dura qualche secondo, vampate sollevate quasi con violenza da un treno di ciclisti, variopinto. Attesa e magìa, come i bambini a Natale. Primo esame importante per un ciclista, da sempre, anche se in passato la Sanremo era un’avventura per cercatori d’imprese, mentre oggi è la più complessa, tattica e difficile classica del ciclismo. Non la più impegnativa, ma è come una partita a scacchi di 300 chilometri, giocata con le proprie energie e le strategie individuali e di squadra. Con Rubino, Stefano Sghirla e
Una lunga storia quella della Sanremo, centoundici anni di palpiti, forti o flebili, ma ognuno di questi ha nutrito una passione infinita, ha trasformato una piccola follìa, in un’avventura, una leggenda, una grande corsa, una classica, LA classica, anzi classicissima. Le grandi classiche son nate tutte più o meno così, dalla bizzarra e testarda voglia di dimostrare che l’impossibile è possibile. La Sanremo, poi, è quasi un simbolo della bici che ha ben più magìa dell’auto.

Lucien Mazan, detto Petit Breton

Si pensi alla sua origine: nel 1906, doveva essere una corsa per auto, e il direttore della Gazzetta dello Sport, Costamagna, amava le auto, nuovi simboli del progresso, e la riviera, sua terrà natìa (era di Oneglia) e rifugio per soggiorni in cerca di riposo e amicizie da caffè. Tra i caffè sanremesi, Costamagna s’intratteneva spesso con giovani e meno giovani appassionati di sport e imprese. Tra questi, Giovanni Battista Rubino, presidente dell’Unione sportiva Sanremese. In Gazzetta ne erano fermamente convinti: l’auto avrebbe presto soppiantato la bicicletta tra i mezzi di locomozione con prospettive commerciali importantissime. Tra i due, Costamagna e Rubino, nacque l’idea di una gara automobilistica, la Milano – Acqui – Sanremo, manifestazione che svolse il 4 e 5 aprile 1906. Speravano in un trionfo, ma fu invece un totale insuccesso, con due sole vetture su trenta a terminare la corsa. Costamagna se ne tornò a Milano, Rubino (che era un banchiere) rimase a beccarsi le pernacchie degli amici e dei nemici, al caffè Rigolé, punto di ritrovo dei politici e degli altolocati, ma anche ritrovo per coloriti battibecchi sulle vicende dell’epoca.

Rubino reagì con un sorriso e con la voglia di una nuova sfida. Rendere possibile ciò che ai benpensanti sembrava impossibile. La Milano-Sanremo sarebbe dovuta rinascere per i ciclisti! Con lui, Stefano Sghirla, ingegnere, e Marcello Ameglio, giovanotto di una famiglia benestante locale: partirono per Milano per convincere la Gazzetta, Costamagna e Cougnet, che era ancora la bicicletta, il mezzo più sicuro, vincente, perfetto per una grande impresa sportiva. Da Sanremo a Milano, l’attesa cominciò in direzione contraria. Ostinata e contraria, da liguri.
Costamagna si convinse, dopo aver brontolato un po’, ma si convinse. Il 14 aprile 1917, sotto la pioggia, dall’osteria della Conca Fallata (alle porte di Milano), partirono una trentina di ciclisti per la prima avventura. Una cavalcata straordinaria, fatta di attesa, come quella prima volata tra il favorito Gerbi, Garrigou e Lucien Mazan, in arte Petit Breton, che prevalse, quando tutto faceva pensare che avesse perso. La Sanremo, magica e imprevedibile, iniziava la sua storia da brividi. Brividi che ritornano ogni anno, ultimo colpo di vento alzato da biciclette, tra mare e Appennini.

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