E tu hai mai pensato di pedalare, e scrivere, di scrivere e pedalare. Insomma, di partecipare all’unico raduno cicloletterario del mondo.  Che sia un giro di parole…in bicicletta? No. Piuttosto un approfondimento per un Premio che sta facendo molta strada e dà valore al mondo delle biciclette. Arriva il Bicicletterario (chiusura della consegna per questa edizione il 18 febbraio 2018). Ecco tutto. Se vuoi saperne di più leggi più avanti. Abbiamo fatto alcune domande a chi ha inventato questo viaggio delle parole in bicicletta. Vieni con noi.

Da cosa prende spunto questo Premio? Come è venuta e a chi l’idea?
L’idea nacque tutta in seno al Co.S.Mo.S. – Comitato Spontaneo Mobilità Sostenibile, che, agli inizi del 2014, sull’onda del successo delle pedalate collettive a cadenza mensile organizzate nel territorio del Comune di Minturno (LT) per indurre un ritorno all’uso della bici tra le gente, progettava di realizzare un ciclofestival: una manifestazione che parlasse di bici a 360°, coinvolgendo tutte le sue declinazioni, anche ‘artistiche’. L’idea fu però lasciata in stand-by, dal momento che avrebbe richiesto un notevole sforzo organizzativo per il quale non si era ancora pronti. Fu però lì che nacque, in embrione, l’idea di allargare il discorso bici ricorrendo anche ad un premio letterario. Qualche mese dopo, in occasione di una delle suddette pedalate, si istituì una sorta di concorso per le tre frasi originali più belle da portare a spasso pedalando, naturalmente a tema bicicletta e a distanza di settimane si decise di concentrare l’attenzione sull’aspetto letterario del ciclofestival dando vita a Il Bicicletterario. Era l’ottobre del 2014…

Quanta partecipazione ha riscontrato al suo debutto? Quanto è cresciuto anno dopo anno? Già al suo debutto, con l’edizione 2014/2015, ha visto partecipare 232 autori nelle varie sezioni, suddivise per genere e fascia d’età, provenienti da 32 province italiane e 5 paesi esteri; con l’edizione del 2016 le province  di provenienza sono salite a 68 – in 18 regioni italiane – e sei opere sono pervenute da altrettanti paesi esteri, per un totale che ha superato i 400 partecipanti. La terza edizione ha registrato la partecipazione di 427 autori da 19 Regioni italiane e ben 11 Paesi esteri, confermando la tendenza alla crescita dell’iniziativa, che speriamo si confermi. Abbiamo sempre attribuito questo successo alla simpatia che la bicicletta suscita, ovunque, e quindi al desiderio di raccontarne. L’impegno costante nella cura dell’iniziativa, il coinvolgimento di autorevoli nomi nella formazione della Giuria e nel supporto alla diffusione hanno certamente contribuito, così come l’aver di fatto costruito poi quel ‘ciclofestival’ dell’idea iniziale intorno alle premiazioni de Il Bicicletterario: una festa che abbraccia un po’ tutto quel che si era pensato dal principio.

Perché c’è secondo voi da sempre questo fil rouge fra bici e letteratura? Per dirla con Roberto Piumini, scrittore e poeta, se esiste un oggetto intrinsecamente poetico, non può che essere la bicicletta! Al di là poi dei magnifici esempi letterari del passato di cui la bicicletta è protagonista – anche nel settore del giornalismo sportivo – c’è un aspetto che accomuna profondamente i due ambiti: la pratica di una lentezza virtuosa che ci riporta ad una dimensione più umana. Qui si inserisce, su più livelli, il concetto di libertà, di cui tanto la bici che la cultura in senso ampio costituiscono delle icone dense di significato. Potremmo parafrasare una celeberrima massima latina e modificarla in mens libera in corpore libero, e quale sensazione di libertà più intensa del pedalare?

Andare in bicicletta è la migliore approssimazione che conosca al volo degli uccelli, sentenziava Louis J. Helle Jr., ma anche il nostro Alfredo Oriani ha splendidamente illustrato il concetto scrivendo Volare come un uccello: ecco il sogno; correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti. E la parola che chiude questo pensiero ci riporta alla letteratura… Insomma, si potrebbe scrivere un trattato sull’argomento, ma noi abbiamo scelto di affidarci alle parole in bicicletta di tutti…

Il lavoro più bello che è arrivato e che non potrà essere dimenticato… E’ praticamente impossibile dare una risposta che riesca a rendere merito alla varietà di emozioni che tanti degli scritti pervenuti hanno suscitato e continuano a regalare ad ogni successiva lettura… Forse è giusto che sia così, perché in fondo la bicicletta è geneticamente democratica. Se citassimo un titolo, immediatamente lo seguirebbe… a ruota (!) un altro, e poi un altro ancora, il che farebbe dedurre che l’ordine di citazione potrebbe invertirsi o mescolarsi. Per ogni sezione, per ogni età, Il Bicicletterario ha ricevuto in dono passaggi memorabili, ricchi di quell’umanità che si prefiggeva di riportare un po’ sotto i riflettori. Lo spirito su cui Il Bicicletterario è costruito è quello della condivisione delle esperienze, puntando alla partecipazione in misura molto più significativa rispetto alla competizione. Naturalmente ci sono opere che più di altre colpiscono, per svariati motivi, non ultimo il piglio letterario, appunto. E poi… i bambini: sono davvero fantastici! Per tutte queste ragioni, nell’antologia che viene fuori da ogni edizione (ormai quasi una collana editoriale!), abbiamo scelto di non indicare accanto alle opere il relativo posto in classifica: ogni lettore potrà redarre la propria, scoprendo soltanto alla fine del volume i nomi inseriti nell’albo dei ‘vincitori’. Noi siamo più del parere di Guido Rubino, che siede in Giuria fin dalla prima edizione: in certi concorsi seppure ci siano dei vincitori, non ci sono mai dei perdenti…

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