A Milano un monologo davvero imperdibile. Con Emanuele Arrigazzi. Testo di Allegra de Mandato. Al Teatro Alta Luce Al http://www.altaluceteatro.com/ venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 maggio 2017

Scrivi sempre di lui. Mi dicono a casa. Sì è vero. Un po’ come di Coppi (qualche volta di Bartali), spesso di Moser. Va bene. Una può avere i propri idoli? E li deve avere tutti nel ciclismo o può permettersi di spaziare? Spazio. Vado a teatro. E scrivo di lui, di Emanuele Arrigazzi. E di lei, di Allegra de Mandato

Lui è l’attore, anzi il ciclista attore. Lei l’autrice, anzi la ciclista autrice. Perché su quella bicicletta, sui rulli per 50 minuti o giù di lì, a sudare restando in equilibrio c’è il cuore formato tandem di questi due campioni. Anzi, artisti. Che mi piacciono per quello che sanno dare. Scrivere, recitare, sudare. Sul palco e anche fra le righe. 

Perché non sono solo dannatamente innamorati del ciclismo, beh, Emanuele Arrigazzi sì un po’ lo è, ma Allegra che potrebbe essere più distaccata e anzi anche un po’ sfotterlo il nostro amato ciclismo (compreso quello vintage) lo interpreta anzi lo racconta anzi lo fa raccontare (scrive per il teatro suvvia!) con una sensibilità e un approccio perfetti. Da corridore.

La storia del corridore professionista mancato, dell’esaurito dalla vita, del frustrato che c’è un po’ in tutti noi e c’è molto in tanta gente che si finisce per incontrare se il ciclismo in casa si mangia come il pane con il salame. Ma poi, questa storia di Tempi Maturi, è una storia non di ciclismo per forza. Perché, come spesso accade (sempre?) è la parodia della vita. E dell’uomo. E a pensarci bene, le hai già vissute anche tu, anche se non sei mai stata una che vuole a tutti i costi vincere la gara per realizzare un sogno, quelle sensazioni che suda nel suo monologo sportivo (che fatica!) Emanuele Arrigazzi – att0re sui rulli e non per caso.

Quindi, scrivi di lui e di loro perché ne vale davvero la pena. Perché sei andata a vederlo in anteprima in un piccolo teatro di provincia quel monologo e ti ha conquistata. Ti ha lasciato un segno. Come quando vedi un bel film e già mentre te ne torni a casa dal cinema lo vorresti rivedere subito.

Ecco. Arriva  a Milano. Proprio mentre scatta in Sardegna la Corsa Rosa delle Cento Edizioni. Arriva Tempi Maturi ed è una buona occasione per mettersi comodi e gustarselo questo spettacolo. Che poi è la vita. Di molti di noi. Bugiardo chi non ci si riconosce nemmeno un po’, nemmeno una volta. Io che non ho mai fatto e mai farò i rulli in vita mia. Ma i Tempi sono Maturi. Quelli sì.

 Al contrario il presente dell’attore è il più istantaneo, il più stretto. L’attore rappresenta, ma ciò che egli rappresenta è sempre ancora futuro e già passato, mentre la sua rappresentazione è impassibile e si divide, si sdoppia, senza rompersi, senza agire, né patire. Il paradosso del commediante allora si fonda sull’istante in ci deve contemporaneamente anticipare, ritardare, sperare e ricordare. GILLES DELEUZE.

TEMPI MATURI. Un monologo in bilico sui rulli. Di Allegra de Mandato. Con Emanuele Arrigazzi. Regia di Emanuele Arrigazzi.
Un monologo che racconta una vita, realtà e finzione s’intersecano, il mondo della bicicletta e la nostra storia contemporanea, la paura di non farcela e le scorciatoie, il bisogno di esistere in una società che si dimentica tutto quello che fagocita.

Un’ora di corsa, la resistenza e l’equilibrio, il sudore e il rumore incessante dei pedali sui rulli, una performance che è soprattutto una storia, la storia di un uomo che racconta non solo sé stesso ma tutti quelli che ha incontrato, un piano inclinato tra il doping come metafora e la bicicletta come arte di manutenzione della vita.

Una storia che diventa un autoritratto obliquo, dove la propria inconfondibile personalità si scinde con quella dell’autrice e con quella dei personaggi che man mano s’incontrano, il protagonista è contemporaneamente protagonista e testimone, avversario e gregario delle vicende che lo sfiorano.

Lo sport è un’allegoria mostrata in movimento, una storia che accompagna un’esistenza emblematica non tanto in sé ma come presenza costante del dubbio del fallimento che ci schiaccia e del giudizio altrui . Le imprese di grandi eroi smascherano il dubbio lacerante di chi racconta di una mancanza di talento, di una sindrome dell’impostore, di una costante paura ossessiva di annoiare, ecco allora che la drammaturgia corre tra il filo dei pedali, stanchezza, euforia, una sintesi tra finzione e realtà, bisogni e ferite, paura di giudizio.

I rulli su cui poggia la bicicletta sono utilizzati dai corridori in pista, prima di entrare nell’arena. Vengono usati questi tipi di rulli perche la bicicletta e il corridore si scaldano fino a pochi istanti prima della partenza. Sono rulli su cui si poggiano le ruote e la superficie d’appoggio è molto meno stabile di una pista o di una strada. In sostanza la ruota anteriore che guida la bicicletta è molto sensibile e basta un impercettibile movimento, una distrazione, un respiro sul manubrio e la ruota si sposta velocissima, cambiando direzione. La ruota anteriore può facilmente uscire dal Binario del rullo e si può rovinosamente cadere. La velocità sui rulli è elevata, varia dai trenta chilometri orari in su, fino a toccare i 40 o 50 all’ora.

La performance è quindi molto fisica. In questo contesto la recitazione è costretta viene incanalata per necessità a una sua dimensione essenziale. Non c’è modo di dare spazio ai virtuosismi vocali a voli pindarici o a qualsiasi forma di retorica , ma allo stesso tempo l’asciuttezza, la parola ridotta nella sua emissione più scarna ed essenziale è l’unica via sensata e dunque estremamente vera. 

Non c’è spazio per rompere la quarta parete per guardare lo spettatore negli occhi come un mattAttore, perché non solo pericoloso ma fuori contesto, perché un’intimità delicata condivisa dallo spettatore che assiste a un intimo racconto sbirciando una vita in un tempo presente e reale che si consuma in diretta.

La morte, la nascita e la malattia sono fili conduttori del racconto, presenze sotterranee ma costanti anche nello sport, la colonna sonora del monologo si trasforma in eco delle parole del protagonista, nella consapevolezza che  come si raccomanda Elizabeth Strouth, ciascuno ha soltanto una storia. Scriverete la vostra unica storia in molti modi. Ma tanto ne avete una sola.

 

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