Hai visto? Siamo stati beffati tutti e due. Il tuo Sagan: secondo, il mio Gaviria: quinto. Insomma, Luciana, la Sanremo non si riesce mai a indovinare. Forse fa parte della sua bellezza, sicuramente è uno dei molti motivi che fanno di questo copione una delle rappresentazioni ciclistiche più spettacolari del mondo. Però, dove ci eravamo lasciati? A San Giuseppe! Di quale anno? Del 1960…

Di @Gianfranco Volpini – (continua da QUI) I meno giovani ricordano episodi delle prime edizioni della corsa. Giustamente affermano che più che una gara ciclistica, la Milano – Sanremo, era una avventura vera e propria. Lo zio Angelo Scotti mette in risalto quanto sia diverso il ciclismo attuale, con le ammiraglie al seguito dell’assistenza tecnica sanitaria garantita. Una volta, tubolari, camere d’aria , pompa a tracolla, qualcosa da mangiare in saccoccia e pedalare.

Ancora lo zio Angelo, a conferma delle sue considerazioni, racconta un episodio della Sanremo del 1910 quando lui, bambino di 10 anni, assistette alla crisi del francese Cristofé (Eugène Christophe) il quale proprio nel centro di Pozzolo tramazzò a terra sfinito per il freddo e la fame.

Eravamo al tre di aprile, ma era come essere in pieno inverno: freddo, acqua, vento: c’era di tutto, una giornata da lupi, continua lo zio in dialetto molto animatamente  e ancora:  l’hanno preso di peso e l’hanno portato nell’osteria di Cicone. Lo hanno asciugato e riscaldato, gli hanno fatto mangiare un grilletto caldo di busecca (la trippa, ndr), gli hanno dato mezza micca di pane e una resta di salamini, poi lo hanno rimesso in sella, un paio di spinte e via. A Sanremo arrivarono solo 4 corridori e il vincitore fu proprio Cristophe, grazie alla busecca della Nina di Cicone.

Mentre sulla strada si sussegue il passaggio della polizia stradale in motocicletta, degli automezzi accreditati e delle macchine dei giornalisti, un altro capannello di spettatori si avventura nei pronostici che come sempre accade sono quanto mai discordanti.

Anche quest’anno vincerà un estero!

Ma no quest’anno tocca a noi! A sei chilometri dall’arrivo hanno messo la salita del Poggio e i nostri, specie Nencini e Pambianco, troveranno terreno favorevole per fare selezione.

E tanto per cambiare le discussioni si fanno sempre più accese. Si arriva a rivangare vecchie ruggini e vecchi rancori sportivi. Che più di una volta si erano potuti sedare soltanto in caserma.

Bartali!!! Grida una voce quasi strozzata. Sì, è proprio il grande Gino Bartali che su un’automobile bianca passa lentamente salutando e rispondendo al battimani frenetico che gli viene riservato. Così, tra un fatto e l’altro, le due ore di attesa sono volate e il passaggio di radiocorsa: tutti in gruppo! Avverte che l’arrivo dei corridori è imminente.

Tutti si addossano l’uno all’altro e noi arrampicati sui lampioni del Monumento ai Caduti, puntiamo diritto lo sguardo alla curva della salumeria Bovone. L’emozione è tanta e il cuore batte forte, spunta la polizia con la bandierina rossa e le sirene a tutto volume, spunta la macchina della direzione di corsa, spuntano i corridori: lo spettacolo che offre Pozzolo è un’esclusiva assoluta della Milano-Sanremo.

Sui lastroni piazzati in mezzo al lungo acciottolato che attraversa il centro del paese i corridori transitano affiancati a due a due e quasi inconsapevolmente formano una lunghissima e ordinata processione nella quale i colori delle maglie e delle biciclette si fondono col fruscio delle ruote in movimento, creando una scenografia incredibilmente suggestiva.

Baldini! Van Loy! Poblet! Darrigade (in maglia iridata)! Nencini! Le voci si sovrappongono ogni qualvolta viene individuato un concorrente tra i favoriti o i più famosi. Ma è come in un sogno in cui tutto svanisce: gli ultimi due corridori della lunga fila sono ormai transitati e il passaggio delle ammiraglie al seguito, delle ambulanze e della vettura segnalante il fine corsa, avvertono che l’appuntamento è ormai rimandato al prossimo anno.

Si corre a casa per ascoltare dal giornale radio i passaggi sul Turchino dove verosimilmente avverranno i primi attacchi e ci si dà l’arrivederci al pomeriggio al Caffè del Popolo, per vedere in televisione le fasi finali e l’arrivo della corsa. Anche gli altri bar faranno il pienone. E non mancheranno di sicuro i commenti e le discussioni: è il magico copione della Milano-Sanremo che anche quest’anno ci ha riservato un momento bello, bellissimo. Ma a differenza degli altri anni questa volta c’è stato un qualcosa di diverso.

Oggi, dopo molti anni, c’è mancato qualcosa di importanti. C’è mancato qualcuno: da due mesi Fausto riposa nella sua Castellania. Sarà anche un riposo da Campionissimo.  Ma non ci basta e non ci basterà mai. 19 marzo 1960

Crediti Fotografici Mario Didier

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