Siamo andati a vedere in anteprima al teatro Franco Parenti di Milano il Docufilm prodotto da Enervit e in programmazione su Skysport2 che documenta l’impresa olimpica – alla soglia dei 50 anni – compiuta da Alex Zanardi #50xRio

#SkyZanardyDay – L’anteprima è un velodromo in teatro, pieno zeppo di fatica, che gira ed emoziona per 38 minuti almeno, la durata dell’anteprima assoluta di un film con Alex Zanardi, in programmazione da venerdì 11 novembre 2016 su Skysport 2.

L’anteprima è la fatica che gira (metafora che piace a tutti) come un filo conduttore di una serata bella, densa e mai pesante, di valori e di spirito olimpico, messa in scena al Teatro Parenti di Milano dalla regia di Enervit, sponsor appassionato che sa come celebrare gli ori di Alex Zanardi,  testimonial della longevità sportiva e dell’umanità senza tempo.

Il tempo, per la verità, viene fuori un po’ ovunque, nel corso della proiezione e oltre. Scandisce. Diverte. Fa pensare. Respira: con il respiro, a volte tranquillo altre affannato, di un Alex Atleta messo alla prova, eroe dello sport: non solo fisico, soprattutto mentale.  È proprio quel tempo della fatica che ripaga sempre, concetto che tutti ripetono quasi come una cantilena piacevole, come quel ritornello che resta in testa ma non stanca mai. Culla.

Scegli una frase, guarda caso dello sceneggiatore, delle parole dietro il grande schermo che sono quelle di Giorgio Terruzzi autore:

Questo film è pieno di fatica e di quello che essa restituisce. Che è un sale della vita 

È anche il tempo della programmazione, della ricerca tecnica e scientifica. L’Équipe Enervit che scende in campo di nuovo, ad esempio, ti fa sobbalzare sulla poltrona. Non c’è il prof Enrico Arcelli, scomparso troppo presto, e questo ti fa quanto meno effetto. Anche nel film.

Ma c’è la sua delfina,  Elena Casiraghi, che sorride, discreta, mentre è intenta a ripassare i tempi – giro dopo giro – nel velodromo di Montichiari, sede di un lungo allenamento, in sintonia con il personal trainer di Alex Zanardi, Francesco Chiappero. Due giovani di spessore. Di talento. 

Solo questa immagine fa venire i brividi a chi, malato di ciclismo, non riesce ad evitare di tornare indietro un po’ (nel tempo) che ti riconduce a Francesco Moser, concentrato nella sua impresa contro l’ora di Città del Messico. Trent’anni fa.

Ora molte cose sono cambiate, la mediaticità di Alex  Zanardi e dello sport in generale, anche quello olimpico, forse ci ha abituati troppo bene e finisce per appiattire un po’ tutto, ma questa è un’impresa, un’altra grande impresa di Alex Zanardi. Tutto sotto la bandiera della passione viva per quello che si fa. La stessa di sempre. E il team è unito, è un team speciale, che il tempo della fatica sa gratificare.

Alex  o Sandrino o Zanna o Zanardi  – a seconda del momento – se la gode come noi in sala mentre scorrono le immagini. Almeno questa è la sensazione di tutti, prima durante e dopo il film. Forse al campione pesa un po’ vedersi e sentirsi troppo Zanardicentrico sia pure nella serata dedicata a lui, ma Sandrino sa come fare per sorriderci sopra, buttare qua e là battute, commuoversi quanto e quando basta. E poi ringraziare tutti. Tenere sempre la scena.

Alex sa dire grazie al tempo della fatica che restituisce. E al tempo passato insieme al suo staff per costruire l’oro olimpico a cui teneva tanto. Per onorare quella maglia azzurra che lo commosse quando – la prima volta – Mario Valentini gli consegnò la divisa. Ed iniziò un’era. L’era aurea di Zanardi.

Il tempo in questo film bello, che vola via – con una colonna sonora che spacca – è anche quello di un padre che punta sempre l’obiettivo un po’ più avanti, dove la sfida è più difficile, quasi impossibile. Un padre che sa rispettare gli avversari. E fa e rifa le cose viste fare dalle stesse mani di suo padre, per il piacere di seguire l’esempio e trovarsi, poi a spiegarlo anche a suo figlio. Il senso della vita. L’esempio.

zanna-3Il tempo torna ancora, è il motivo e scandisce le prove, gli allenamenti morbosi, la cura maniacale, la strada da domare così vicina al viso, alla vulnerabilità, le curve da limare, il dietro motori con il ct Mario Valentini che non invecchia nemmeno lui, perché lo tengono giovane anche le battute e le barzellette che smorzano la tensione dei suoi azzurri. P A R A L I M P I C I: una parola che assume, soprattutto nella serata anteprima del film #50XRio, un significato del tutto diverso. E non è un gioco di parole.

Qui non si parla di sport per disabili ma di abilità sovrumane, di limiti impossibili. Della fatica boia che ho fatto per arrivare a correre a 43 di media e portarmi a casa quella medaglia. Come dice chiaramente Alex Zanardi, super olimpionico dell’handbike.

Giovanni Bruno, direttore di Sky Sport, fra i vip della prima fila, non è più solo un direttore di testata sportiva quando dice, orgoglioso come un bambino : avete visto? Gli abbiamo dato in mano un canale intero. Un canale intero per Alex Zanardi. Potevamo fare meno? Vi piace lo Zanardi SkyDay? A me, a noi piace un sacco.

Lia Capizzi, conduce poi – restando nel tempo (della scaletta) – un post proiezione che va liscio come quei giri di pista di  Alex quando si allena da solo contro tutti. E viene fuori tutta la sua umanità, che nel ciclismo e nello zanardismo è tipica, quando ricorda un aneddoto personale: ci conduce dritta a Franco Ballerini, il campione di Roubaix, il ct della Nazionale di ciclismo, quella volta in visita con lei al box di Zanardi , ed era un Alex già senza motore, all’inizio della sua sfida ciclistica… 

Milano 08/11/2016 Teatro Franco Parenti,Enervit: 50xRio con Alex Zanardi - il film-documentario- Alex Zanardi alle Paralimpiadi nell’anno del suo cinquantesimo compleanno. Una storia che merita di essere raccontata. Un’impresa straordinaria, da vivere giorno dopo giorno. Con questo spirito Enervit, dopo il documentario sul debutto di Alex all’IronMan di Kona, è tornata a produrre un’altra grande storia di sport, con un protagonista unico nello scenario internazionale.NELLA FOTO : Alex Zanardi con Stefano Baldini Le foto sono libere da diritti per l'uso editoriale, fatto salvo l'obbligo di citazione come segue: Foto di Colombo Giancarlo

Nella foto di Giancarlo Colombo: Alex Zanardi con Stefano Baldini

Brividi. Umanità. C’è tutto in questo film che è un docufilm, prodotto da Enervit e diretto da Francesco Mansutti, produttore esecutivo FilmArt, che acconta il lungo periodo di preparazione affrontato da Alex Zanardi per Rio 2016.

È un viaggio dentro il viaggio che ha portato Alex a correre per l’oro di Rio alla soglia dei 50 anni: impegni, tensioni, fatica, allenamenti, gare. 

Un viaggio che ci ricorda anche che la curiosità è il motore della vita quotidiana, puntualizza bene un altro olimpionico della fatica, Stefano Baldini.

Un film che passa forse troppo presto. Ma a sentire loro, i protagonisti, sembra già tempo di pensare ad altro. A quella occhiata dritta fra il ct e il suo campione. Alla prossima sfida. Che si sente nell’aria e frizza. Contro ogni logica. Contro il tempo. 

 

NON FINISCE QUI – Sei una privilegiata. Sei in sala, hai avuto il prezioso invito e ti accomodi con la soneria spenta del cellulare, fra bella gente pronta ad emozionarsi con te. Riconosci alcuni volti della Ricerca scientifica, alcuni Campioni, qualche politico anche sportivo.

Sulla poltroncina accanto a te c’è quel sorriso, c’è Elena Casiraghi, un dottorato di ricerca in nutrizione sportiva, condotto a fianco del professor  Enrico Arcelli. Elena Casiraghi è oggi la continuazione, una voce attiva dell’Èquipe Enervit. Lei che era lì,  attrice a sua insaputa, partecipe dell’impresa olimpica con lo specialissimo team di Alex. Adesso anche in un film.

Ti viene spontaneo guardare le sue reazioni, mentre tutto scorre sul grande schermo. Finisce la proiezione e le chiedi un pensiero. Lei si prende il giusto tempo e fa di più, te lo scrive il suo pensiero. Eccolo:

zanna-2L’uomo che osservo sta girando in pista. Sono ormai 10 giri. Io segno gli intertempi su un foglio bianco. E siamo alla seconda prova. Quell’uomo poco fa ha smontato la sua hand bike. Da cima ha fondo. E’ uscito dalla pista al termine della prima serie di prova. E’ sceso dalla rampa. Si è tolto il casco da crono. Si è infilato i suoi occhialetti, da ingegnere, quelli per vedere bene da vicino.

Si è fatto passare la sua cassetta degli attrezzi che non è altro che uno zaino rosso che quando lo alza con la forza delle sue braccia fa un rumore metallico, di ferraglia appunto. E così ha smontato pezzo per pezzo. Mentre lo osservavo mi chiedevo se mai sarebbe riuscito a ricostruirlo. Eppure ce l’ha fatta. Ma io dopo tutto lo sapevo. C’era qualcosa che non andava nel meccanismo, negli ingranaggi secondo lui. O forse, non lo ammette, era solo la curiosità.

Quella curiosità che lo porta ad andare sempre oltre. A trasformare le cose. A vedere quello che c’è. E quello che non c’è, non c’è. Sì perché forse quando indossa quegli occhiali, Zanardi è così: è l’uomo, è l’atleta, è il papà che mi ricorda che la vita è piena di opportunità. Si tratta solo di punti di vista. E a volte, per vederci chiaro, è meglio cambiarlo. Come ha fatto lui. Che alla fine voleva solo pedalare…ma è inciampato in un’altra vita.

Sai che c’è?! Io quasi quasi li tengo gli occhiali, ci dice mentre sale la rampa di accesso alla pista. Io e Francesco sorridiamo scuotendo anche un po’ la testa. Imbarazzati divertiti increduli e tanto affascinati da quell’uomo. Perché per lui girare al velodromo con indosso sotto al casco da crono gli occhiali da parole crociate è normale. E in effetti lo è. Se ci pensi. Cosa c’è di anormale nel girare in pista su un hand bike con gli occhiali da ingegnere.

Zanardi nel frattempo è pronto a ripartire per i suoi secondi 50 giri. E nel mentre io lo osservo, attraverso le lenti dei suoi occhialetti.

zannaEcco una delle belle cose che vengono fuori dal film. Dal percorso scientifico e umano accanto ad Alex.

La storia di quando è ripartito per il test con gli occhiali da ingegnere. Per vederci meglio!
Questo del film mi è piaciuto molto. La spontaneità di quella scena che ho vissuto come tante altre con lui. Non pensavo sarebbe finita su schermo! Si sentono sfumare le risate di Francesco e le mie in sottofondo. Ma ora che ci penso, rivedere quella scena mi ha acceso il cuore. E ne ho colto il significato.

Tutto è normale se riesci a vedere quello che c’è e a cogliere con gratitudine le opportunità che la vita ti offre. Come un dono. Perché è un dono. Certe volte siamo troppo miopi. E anche un po’ astigmatici. La mia opportunità è quella di avere l’onore di lavorare accanto a lui per tirar fuori il meglio di me così da tirar fuori il meglio –atletico- di lui attraverso la nutrizione e l’integrazione. E in questo modo lui si rivela a me. Con il suo esempio. Che per me è un dono, è l’opportunità per ricordarmi che la vita è preziosa. C’è tempo solo per viverla. 

A proposito di tempo. Fine dello screenshot. Skysport gli dedica un canale, noi il nostro buon tempo per guardarlo e riguardarlo. Ne vale la pena. Non è mai fatica sprecata con Alex Zanardi in pista.

 

rioQUI IL PROMO
UN DOCUFILM | 50 x Rio
Alex Zanardi, due ori e un argento a Rio 2016, alla soglia dei 50 anni. La storia di un capolavoro. Il film-documentario prodotto da Enervit  in onda in esclusiva sui canali Sky dall’11 novembre 2016

 

 

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