Sono passati trent’anni da quel campionato del mondo in Colorado, un mondiale vinto di forza, di classe, di cattiveria……beh! facile dirlo ora che sappiamo com’è andata, ma i giorni prima della gara eravamo così spavaldi?
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Niente affatto, tutta l’equipe della nazionale e il popolo dei tifosi erano in ansia per quel mondiale che si correva a 2200 metri di altitudine, un fuso orario terrificante, un aria talmente secca da rendere proibitivo persino uno sputo, e poi tanti campioni affamati e inferociti.
Laurent Fignon, Charles Mottet,Sean Kelly, Claude Criquelion e per non farsi mancare nulla, Bernard Hinault e Greg Lemond; questi sono alcuni dei pezzi da novanta presenti quel 6 settembre 1986 alla partenza del Campionato del Mondo in linea a Colorado Springs, 262 chilometri da percorrere, 141 partenti.
La comitiva azzurra partì da Varese il 17 agosto, venti giorni prima della corsa iridata, del resto l’altura metteva una certa soggezione.
Questi i convocati dal commissario tecnico Alfredo Martini: Amadori, Argentin, Baronchelli, Bontempi, Bugno,

Calcaterra (riserva), Colagè, Corti, Leali, Masciarelli, Moser, Pagnin (riserva), Saronni, Visentini.

6 settembre, la partenza è alle 9 in punto. Nei primi giri non succede niente di particolare, poi va in fuga il canadese Stieda, raggiunto poco dopo dal tedesco Matt. Vantaggio massimo per i due 2’10”; i nostri gravitano alcuni al centro del gruppo, altri nelle prime posizioni. Moser, che ha il compito di conferire con me durante la corsa, mi chiama per dirmi che secondo una sua impressione, i migliori del gruppo corrono con molta riserva. Sembra che abbiano paura ad attaccare.
Il campionato del mondo di Colorado Springs venne deciso da un assalto portato da gente di prima qualità, al dodicesimo dei diciassette giri in programma su un tracciato impegnativo ma non troppo, comunque spettacolare. C’è Argentin, in prima fila, ci sono anche Fignon, Mottet, De Rooy, Golz e Da Silva. Allo scoperto con quella gente, Argentin è un po’ solo e allora giustamente il ct Martini si preoccupa. Anche perché si ricorda com’era andata in una delle peggiori giornate della sua storia di ct, tre anni prima ad Altenrhein. Argentin in Svizzera quel giorno era in fuga con Greg Lemond e i migliori del momento, ma si arrese all’improvviso in salita, prima del previsto, andando clamorosamente alla deriva. Martini si preoccupa, affianca i fuggitivi con l’ammiraglia della Nazionale e chiede a Moreno come sta, cosa deve dire agli altri leader azzurri ancora in gruppo. «Vado fortissimo», lo tranquillizza Argentin «non è più come tre anni fa in Svizzera. Gli avversari non mi fanno paura, controllo la situazione con sicurezza, nessun problema.»
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Allora Martini aspetta il gruppo e parla con Moser: «Francesco, bloccate ogni rincorsa, non deve più scappare nessuno. Moreno in fuga sta benissimo e si sente di farcela. Massima fiducia in lui, perché sta andando decisamente forte».

Ora però facciamo un piccolo balzo in avanti ed andiamo all‘ultimo giro, anzi vediamo cosa accadde in quell’ultima tornata direttamente dal racconto di Alfredo Martini.

“Tre uomini in testa: Argentin, Golz e Mottet. A 18″ un altro terzetto: Fignon, Da Silva e Brykt. Intanto il gruppo ha raggiunto quei corridori che prima facevano parte degli undici in fuga ed insegue a 1’30”. Come si può notare il gruppo ha nuovamente perso in confronto ai primi e questo lo si deve molto a tutti gli azzurri che sanno controllare la corsa con grande spirito di squadra e con la grande fiducia che il loro compagno di colori ce l’avrebbe fatta. Intanto i tre di testa iniziano la penultima salita a circa 6 km. dall’arrivo; Argentin conduce con un’andatura consistente tanto che il tedesco Golz si stacca, mentre il francese Mottet resiste alla ruota dell’azzurro senza però mai collaborare, come ha fatto per tutta la durata della fuga, contrariamente a Golz che aveva invece contribuito a tenerla viva.
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Argentin, ancora molto fresco, conduce con bella sicurezza non preoccupandosi più del necessario della passività del francese. Sulla rampa che si trova a circa 1500 metri dall’arrivo (12%) Argentin prova la resistenza del transalpino che sullo scatto dell’azzurro perde una ventina di metri, poi lo aspetta. Argentin dirà dopo che a quel punto non ebbe più dubbi sulle sue maggiori possibilità di vittoria. Ed infatti la volata non ha storia, Moreno, può disporla a suo piacere. Completa il successo dei nostri colori un Saronni davvero bravo, conquistando il terzo posto. Tutti gli altri azzurri – ad eccezione dello sfortunato Roberto Visentini – terminano la corsa dopo aver contribuito alla conquista delle due medaglie. Il dottor Simonetto, medico degli azzurri, nelle sue relazioni giornaliere me lo diceva: “I corridori stanno tutti bene, abbiamo molte possibilità di far buona figura…” E la buona figura – non starebbe a me a dirlo -credo che i nostri azzurri siano riusciti a farla sotto tutti i punti: comportamento, durante il soggiorno (lunghissimo) esemplare, grande volontà per prepararsi al meglio ed un grandissimo spirito di squadra. A loro il mio più sentito ringraziamento che estendo al personale ed a tutte le persone che con grande fiducia ci sono state vicine…” Alfredo Martini

 

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