Si torna a pedalare con Riccardo Barlaam che rimonta in sella, dopo il successo di Tutte le salite del mondo, e questa volta lo fa per raccontarci la salita come sfida con se stessi, come occasione per mettersi alla prova, per riflettere. Per affrontare le proprie paure

#ciclismodaleggere – La salita come momento più alto, come metro per misurare l’uomo, oltre che lo sportivo. La salita come attrazione e abisso, in cui trionfare, o perdersi.

Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia. Così Marco Pantani cercava di spiegare il senso di quello che faceva: la vertigine della salita. Quando il Pirata scattava si fermava l’Italia. I suoi allunghi erano diventati una sorta di rito orgiastico di massa.

Via la bandana, la testa bassa, le mani sul manubrio nella posizione dello sprint, la smorfia di dolore che sembrava un sorriso amaro. Nella salita, da sempre, da quando è nato il ciclismo – in questo molto vicino all’alpinismo – c’è il momento più alto di uno sport che parla con il sudore, i muscoli e il cuore oltreché con le ruote e i pedali.

Una pretesa assurda quella di cercare di conquistare le salite. Sfida al proprio limite e alla fatica che per una strana alchimia, fisica ma anche interiore, si trasforma in ebbrezza e gioia intima soltanto all’arrivo. In alto. Dove l’infinitamente piccolo si trasforma in tutto..

Tutto questo e molto altro, da leggere nel nuovo lavoro di Riccardo Barlaam, in libreria dall’8 settembre 2016 con La vertigine della salita. Un volume Ediciclo.

 

 

 

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