#Rio2016 – Alla corte di Wiggins brilla anche il quartetto azzurro. Doppio record del mondo e titolo olimpico per il team british.  In campo femminile si parla cinese

Le notizie che arrivano dalla pista di Rio sono proprio buone e ci raccontano (attraverso il resoconto di Antonio Ungaro Federciclismo.it) di un sesto posto conquistato dall’Italia che al primo turno stabilisce il nuovo record italiano (3’55″724) e sfiora la finale per il bronzo.

Scrive Ungaro: difficile non raccontare con toni entusiastici un epilogo come quello andato in scena al Velodromo Olimpico di Rio nel secondo giorno del torneo del ciclismo su pista.

Difficile perché resta la convinzione che il quartetto d’inseguimento maschile è andato vicino a un’impresa storica. Filippo Ganna, Simone Consonni, Francesco Lamon, Liam Bertazzo e Michele Scartezzini hanno concluso il loro torneo (acciuffato per il rotto della cuffia neanche una settimana fa per l’esclusione della Russia) al 6° posto, sconfitti nella finale per il 5°-6° dalla Germania.

Resta, però, impressa negli occhi degli appassionati la prova del primo turno (della quale abbiamo raccontato Qui, nella quale, avendo la possibilità di conquistare l’accesso alla finale per il bronzo, gli azzurri hanno abbassato nuovamente il record italiano, portandolo a 3’55”724.

Si tratta del terzo limite migliorato nello spazio di 5 mesi. Ai Mondiali di Londra il primo miglioramento, con lo storico record di 3’57”800 che abbatteva il precedente in carica da 20 anni, con lo sfondamento anche della soglia psicologica dei 4’.

Poi a luglio, in occasione dei campionati europei U23, il quartetto limava ancora il record, scendendo a 3’56”393.

In Brasile fra le stelle olimpiche che parlano inglese stretto c’è stato un nuovo ritocco verso il basso. Un tempo che ha rischiato di portare gli azzurri alla finale per il 3°-4° posto dalla quale, alla fine, restano fuori per solo 7 centesimi.

La Nuova Zelanda, infatti, aiutata anche dal trenino della Gran Bretagna lanciata verso il record del mondo (3’50”570), ha fermato il cronometro in 3’55”654. Un’inezia che probabilmente gli azzurri non avrebbero pagato se non fossero stati costretti a superare la Cina nella fasi finali della propria prova.

 

L’avventura di Rio 2016 per Francesco Lamon, Filippo Ganna, Simone Consonni, Liam Bertazzo e Michele Scartezzini è solo l’inizio di un viaggio che li porterà, siamo certi, a Tokyo, nel 2020… e poi chissà dove.

Bisogna solo lavorare con entusiasmo, incoraggiati dai tanti segnali positivi provenienti da questi giorni di Rio.

Podio inseguimento a squadre. Il torneo dell’Inseguimento è stato dominato dal quartetto della Gran Bretagna di Sir Bradley Wiggins, che ha limato per ben due volte nello spazio di poche ore il limite mondiale, portandolo prima a 3’50”570, poi a 3’50”265.

In finale ha sudato più del previsto per avere ragione dell’Australia, che ha provato a sorprendere i favoriti con i primi 2 chilometri a ritmi proibitivi.

La Gran Bretagna, sicura della sua forza, è rimasta agganciata al trenino per poi passare a condurre nell’ultimo chilometro.

Sul terzo gradino del podio è salita la Danimarca, che nella finale per il 3°-4° posto ha avuto agevolmente ragione della Nuova Zelanda.

Volano le cinesi. Assegnato anche il titolo della Velocità a squadre femminile, che ha visto la riconferma della Cina davanti alla Russia. Per le atlete asiatiche la soddisfazione di segnare anche il nuovo record del mondo in semifinale: 31”928. Sul terzo gradino del podio è salita la Germania, che nella finalina ha superato l’Australia.

Sabato 13 è la volta delle azzurre dell’inseguimento che con il settimo tempo, si sono guadagnate il diritto di proseguire la loro avventura olimpica.

Subito dopo la gara il tecnico Dino Salvoldi si è detto convinto che le azzurre valgono un tempo ancora migliore del record italiano fatto registrare proprio in qualifica (4’25″543). C’è da credere che Guderzo & Co proveranno a dimostrare che ha ragione.

(Fonte Antonio Ungaro crediti Federciclismo.it)

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