Questa è l’intervista ad un personaggio molto amato nell’ambiente del ciclismo d’epoca.

Carissimo lettore se leggendo questo report troverai delle licenze poetiche che potresti confondere con errori di sintassi, è solo perchè non conosci ancora il Mito, abbiamo deciso di lasciare volutamente alcuni passaggi in “Miraldese” ed è venuto decisamente meglio.
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QUANDO INIZIA LA STORIA DI MIRALDO MASSETTI?

Sono nato nato a Badia Tedalda (AR), una località della catena montuosa Alpe della Luna che si trova a cavallo tra Marche, Toscana e Umbria, il 26 aprile del1950.

Venni al mondo in un antico podere che poteva sembrare la “famosa capanna di Nazareth”. La mia nascita è stata improvvisa; mentre mia madre “parava” le pecore ho iniziato a sgambettare e a brontolare che volevo uscire così’, si accosciò alla prima quercia che trovò nei paraggi e mi diede alla luce. Mi raccontò che negli attimi subito dopo la nascita si avvicinò un lupo solitario, la zona in cui vivevamo era colma di boschi e anche di lupi, per fortuna che questo non aveva fame, altrimenti sarei potuto finire come cappuccetto rosso!!

Comunque sono il quarto di sette figli (due morti alla nascita), mio padre era Remo Massetti e mia madre Vittoria Bartolini. Il nonno paterno, Liberale Massetti, ha onorato la conquista del Monte Grappa, sua moglie era Leonilda Gori.

Purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere i nonni di materni.
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DOVE SEI VISSUTO?

Verso l’età di due anni, la mia famiglia si è trasferita verso valle, nel comune di Mercatello sul Metauro(PU). Questa volta la nostra casa era meno vecchia e malridotta ma sempre lontano dal paese, tanto che per raggiungerlo ci si impiegava circa un’ora e mezza a piedi. Siamo stati in questa casa fino al 1957, di quegli anni mi ricordo molto bene la storica “nevicata del ‘56”, che ha superato quella più recente del 2012.

Fu un anno difficile e faticoso, ricordo che la notte in cui nevicò feci un tunnel verso stalla per raggiungere gli agnellini e dargli da mangiare il latte o il fieno e ricordo ancora che per andare a prendere l’acqua per bere durante i pasti, usavamo i tori per tracciarci la strada.
COM’ERA MIRALDO DA BAMBINO?

Embè qui ci vuole un libro per riuscire a dire tutto, mi limito ad elencare solo alcuni particolari quelli che hanno un po’ distorto la mia infanzia.

Diciamo che fino all’anno 1956, direi semplice e normale regole e disciplina ferree…..poi dal 1957 incominciava la vera vita da bambino adulto, perché a 7 anni non è che potevi fare quello che ti pareva, anzi dovevi essere un ragazzo serio sempre agli ordini, del resto la famiglia era numerosa, eravamo in quattordici con il nonno capo famiglia e a quei tempi, e guai a chi fiatava….nonno esemplare e umano, ma se gli si faceva uno sgarbo ahimè,erano dolori…diventava cattivello ed arrivava a punirti con il filo del vinco nelle gambe….nonna umana e mamma uguale, però babbo ogni tanto qualche svergata con la cinghia ti arrivava….povere gambe!
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Insomma, infanzia impegnativa ci sembra di capire.

Anche per l’infanzia non basterebbe qualche riga per descriverla ma mi limito a ricordare alcune tappe salienti.

Primo giorno di scuola: correva il 1 ottobre 1957 (allora la scuola iniziava ad ottobre)io dovevo iniziare a sei anni(i figli di papà anche a 5 anni )e io avrei perso già prima di iniziare 2 anni!

Quel primo giorno, prima che suonasse la campanella ho capito che per me sarebbe stata dura intraprendere quel lungo cammino di studente…..così, prima presi una sberla dai miei genitori perché non volevo andarci a scuola, poi una tiratina d’orecchie dalla maestra perché non avevo fatto il segno della croce, detto la preghierina e anche perché non cantavo l’inno nazionale (che tra l’altro nemmeno conoscevo). Per non parlare poi delle lettere e numeri che ero ignorante e analfabeta….questo tutto il primo giorno di scuola; figuriamoci cosa sarebbe potuto succedere nell’intero anno scolastico!! In quello stesso periodo accade un evento inaspettato, quello che mi avrebbe cambiato la vita: la parziale perdita dell’udito.

L’ignoranza di quei periodi era all’ordine del giorno, quindi anche quando qualcuno si ammalava era usuale utilizzare “i rimedi della nonna”, talvolta erano cure efficaci, come ad esempio le tisane e le pomate fatte con erbe fresche, frutti di bosco e agrumi altre volte però questi “cure naturali” erano frutto di errori di valutazione, se così si possono chiamare, ed è proprio quello che è successo a me.

Avevo preso gli orecchioni così, inconsapevoli del possibile danno, per curarmi decisero di mettermi all’interno dell’orecchio dolorante due gocce di olio di oliva caldo e invece di migliorare la situazione, l’hanno decisamente fatta peggiorare. Da questo episodio vivo e convivo con questo piccolo handicap, ho vissuto periodi duri, impegnativi per non dire tremendi.

CHE LAVORI HAI FATTO NELLA TUA VITA?

A livello lavorativo? Non so se posso collocarmi in una mansione specifica o più un “tutto fare”. Oltre quello citato di contadino e mezzadro, nella mia vita ho fatto anche l’operaio agricolo, lo zappatore ,il seminatore di grano a mano e poi con la seminatrice, poi ancora il trattorista per lavorare la terra ( con il famoso Bubba e Landini), mietitore a mano(falcetta), con la rinomata BSC ed inoltra anche la mietitura con la mietilega ed infine la battitura sull’aia (famosa Suzzara).

Abbandonata la campagna nel 1968, dopo un biennio di studio con tanto di qualifica Metalmeccanico tornitore, fresatore e saldatore), ho subito ottenuto un impiego alla Benelli Armi poi e successivamente a Feltre(BL) nel 1970. Dopo aver rifiutato un ambito posto di lavoro alla Mercedes (in questa occasione ho forse fatto il più grande errore lavorativo) ed aver fatto una comparsa nel Circo come pagliaccio (Moira Orfei mi voleva con sé), optai per andare a lavorare in Svizzera.
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Nel 1968 ho preso la patente A e B per automobile e macchine operatrici, successivamente anche quella del camion e del pulman, quella D ed E per camion e rimorchio e nel 1973 in Svizzera presi anche la patente per automobili e per trasporto pubblico infine, sono riuscito a prendere anche il brevetto per operatore Gruista nei cantieri.

Nel 1973, il giorno del colpo di stato cileno con Pinochet, ho avuto un grave incidente sul lavoro: insieme ad un team di persone stavamo costruendo un ponte, io ero sopra di questo e stavo saldando alcune parti per la costruzione quando improvvisamente ho visto l’inferno, in un attimo tutto crollò e mi ritrovai all’ospedale Neuchatel con il bacino fratturato.

Furono giorni sofferenti ed indimenticabili. In quell’occasione ci fu un episodio buffo e un po’ bizzarro…venne a trovarmi in ospedale la damigella con cui mi stavo frequentando e, al varco della porta della mia strada la vedo sbucare con un mazzo di Cristantemi, non potevo crederci!!

Ringraziandola le ricordai che probabilmente aveva sbagliato posto perché io ero ancora vivo, con qualche acciacco in più, ma vivo; ci manca solo che portasse due lumini, avrei voluto fare il consueto gesto scaramantico ma ero fermo in un letto e non potevo muovermi!

Nel 1974 decisi di tornare definitivamente in Italia, iniziai a lavorare come camionista, a 32 anni decisi di dare addio al celibato…..creando famiglia con tre figli…nel 1990 entrai a far del pubblico impiego…fino all’anno del meritato riposo 2014…
Ho una moglie stupenda, Filomena che mi ha dato tre figli: Vittoria di 32 anni, Remo di 30 e Debora di 24.
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CI RACCONTI QUALI SONO STATE E QUALI SONO LE TUE PASSIONI NELLA VITA, SPORTIVE E NON SOLO?

Anche per lo sport ci sarebbe molto da raccontare.

Non è stato semplice realizzare le mie passioni, prima fra tutte il Calcio. Ho iniziato a giocare con un barattolo di conserva, poi con le pigne ed addirittura qualche volta con le ghiande(anche se in realtà non si poteva giocare con queste perché erano cibo destinato ai maialini) con piccole taniche di plastica, rotoli di stoffa legata a forma di una palla tondi,insomma, ho iniziato a giocare con il primo e vero pallone di cuoio (pesantissimo e cucito a mano, ogni volta che tiravo con la punta del piede mi facevo male) nel 1969. Sognavo e speravo di diventare come il mio grande idolo: Gianni Rivera. Ho poi praticato vari sport, dai biroccini fatti a mano, alle bocce, al tiro con la fionda….lo sci mi piaceva molto ma senza attrezzatura non era possibile(avevo degli sci fatti di legno da mio nonno). Con i tuffi me la cavavo abbastanza bene ed inoltre andavo pazzo per la moto e le auto ma sapevo che sarebbero stati sogni irrealizzabili!

Amante com’ero delle automobili, la mia prima auto non poteva che essere un’Alfa, la 1300 GT Junior! Invece la mia prima moto è stata la mitica MV 350 da passeggio che a quell’epoca guidava un altro mio grande mito, Giacomo Agostini.

Ho avuto anche altre moto tra le quali Benelli, Itom, Morini ed infine la mitica Vespa Piaggio che da qualche hanno ho ristrutturato e custodisco con grande cura nel garage.
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COME E QUANDO SEI ENTRATO NEL MONDO DEL CICLISMO D’EPOCA?

I miei primi passi nel mondo del ciclismo risalgono al 1971 quando decisi di comprare una una Bianchi Sprint. Provai a fare qualche gara amatoriale ma abbandonai subito perché ero stato chiamato a lavorare fuori confine. Quando tornai riuscì a prendere il patentino come arbitro professionista, ebbi una buona carriera che lasciai nel 1998 e da quel momento ripresi nuovamente il mio percorso in bicicletta, questa volta come ciclista a livello agonistico, fino al 2007. Ho iniziato correndo con una Wilier Angry e ho terminato con una Bianchi, ma che fatica era pedalare per tanti chilometri!! Ed improvvisamente, nel 2008, un’emozione da togliere il fiato! Era Ottobre ed in quell’occasione ero a Gaiole, dove si svolgeva la consueta corsa “Eroica”, per una gita fuori casa con mia moglie. Erano circa le 5.30 del mattino ed era ancora buio ma il sorgere del sole era supportato da una vastità di lumi di candela e lampade a carburo, un’atmosfera pazzesca. Non ci potevo credere, mi dicevo: “Ma questi sono pazzi, sto sognando, mica è possibile”. Al sorgere del sole gruppi di persone in sella a bici d’epoca e vestiti da contadini iniziavano a pedalare per chissà quale meta così, mi avvicinai a qualche signore barbuto e gli chiesi senza troppi formalismi: “Ma che cavolo di ciclismo è questo? Siamo già a carnevale?” e qualcuno mi rispose: “Vai in scié!! (francese)” qualcun altro “Va in mona, ostia!” ( Vi assicuro che non si tratta dell’intervistatore)

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All’arrivo dei ciclisti, un po’ sconsolato mi dissi:”No Miraldo, questo ciclismo è totalmente diverso da quello che praticavi, no, no questa roba non fa per te!!”

Quel giorno pero’ non ebbi pace e nella mia mente girovagava sempre la stessa parola: “Ciclismo d’Epoca” così mi vennero alla mente i grandi del passato, Fausto Coppi, Bartali e mi rimase impressa la foto del passaggio di borraccia tra questi due fantastici sportivi; mi accorsi che avevo dimenticato troppo in fretta il mio passato e le emozioni che quel passato portava con sé.

Ci misi ben poco per decidere ed entrai quasi subito a far parte di quel pazzo e stravagante mondo del Ciclismo d’Epoca! In questa decisione ha influito l’insistenza dell’amico e “maestro” Alessio, colui che ha fin da subito creduto in me. ( non potete immaginare l’imbarazzo e pure l’orgoglio nel realizzare codesta intervista, mi limito solo a riportare testualmente il tutto, non me ne voglia il lettore)

COSA TI PIACE DEL MOVIMENTO DEL CICLISMO D’EPOCA?

Cosa mi piace? Praticamente tutto, dal pedalare spensierati e immersi nelle bellezze d’Italia a rivivere le tappe dei pionieri del ciclismo fino a passare del tempo in allegria con nuovi e consolidati amici. Mi piace inoltre discutere e parlare di tecnicismi e prestazioni sulle bici d’epoca (le più importanti Bianchi, Legnano, Bottecchia, Wilier) e moderne e scherzare con gli amici sulle “rivalità” tra i Coppiani e Bartaliani.

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COSA NON TI PIACE DEL MONDO DEL CICLISMO D’EPOCA?

Questa è una domanda che mi mette un po’ in difficoltà…

L’aspetto positivo del ciclismo d’epoca secondo me sta nel condividere passioni simili con un gruppo di persone con le quali nel tempo si diventa più amici che compagni ma d’altro canto, convivere, se così si puo’ dire, con persone diverse per modi di pensare e agire non è affatto facile.

Quando le cose vanno bene tutti sono bravi, disponibili, poi invece, quando si creano dei piccoli screzi, l’invidia, l’ipocrisia e la falsità la fanno da padrone in quel gruppo che poco prima sembrava unito.

Il mio modesto parere è che la prepotenza e l’arroganza di alcune singole persone, aggiunte al loro voltafaccia, sminuiscono il valore del gruppo tutto.

Mi spiace dire queste cose ma credo di essere prima di tutto una persona, e secondo anche un’atleta, umile e sincera; a livello sportivo sono il primo a riconoscere e talvolta scherzare sulla superiorità di un avversario ma a livello umano, non riesco a sopportare colleghi e/o amici che non hanno rispetto degli altri.


QUALI SONO I TUOI PIU’CARI AMICI NEL CICLISMO D’EPOCA, INSOMMA QUELLI CON CUI HAI LEGATO DI PIU’ E PERCHE’

Non per essere furbetto ma posso dire che ho legato rapporti più o meno profondi con quasi tutti colleghi del gruppo, molti dei quali considero amici ed è grazie a tutti loro che sono diventato il più ben voluto del gruppo ed è ovviamente una cosa che mi fa onore. (addirittura?)

E’ giusto ricordare gli Amici veri, quelli che con la loro buona dose di sapienza mi hanno dato coraggio e stima…primo tra tutti Alessio Berti ( Vi posso giurare che non c’è niente di combinato), quello che io chiamo “Il mio Maestro” (oh ragazzi, ripeto, ne sono profondamente onorato, è che il ragazzo dice ste cose nell’intervista che gli faccio io, sembrerebbe tutto combinato ma non lo è,  risulta pure un tantino autocelebrativo”), poi la coppia Vettorato Zauli e le loro consorti; il “Giovanotto”; Luciano Berruti; Gabrio Spapperi, Maurizio Felici; Fabrizio Graziotti; il presidente della Chianina Roberto Apolloni, Alessandro Faggiani, Paolo Cristofori di Lugo, tutta la Sammontana della famiglia Granchi, Giorgio Mastracci.

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MA LEI STA ELENCANDO UNA MOLTITUDINE DI PERSONE,  HA MOLTI AMICI IN QUESTO AMBIENTE?

Si sono molti gli “eroici” che mi hanno dato conforto, gli amici che hanno compreso le mie problematiche fisiche.

All’elenco non possono mancare le “mie Dame”: Serena Granchi, che mi ha colpito per la sua bellezza e il suo fascino da giovane, la Marilisa Miccoli la “monella”.
E poi la dottoressa De Giorgi che mi ha insegnato a scrivere con “vocali e consonanti” e non con il “Miraldese” poi ancora la Lady Michela Piccioni, quella che mi fa un ogni tanto tribolare e la nuova entry, Giada Bollati della Francescana, graziosa e simpatica e tutte le altre donne, anch’esse sportive e simpatiche.

Con Marilisa Miccoli

Con Marilisa Miccoli

 

DOMANDE A RISPOSTA SECCA

Lo sport che ami di più?
Calcio a parità con il ciclismo
Lo sport che non ti piace proprio?
Pallavolo
Auto dei tuoi sogni?
Alfa Romeo GT 2000 Quadrifoglio


Il campione dello sport del passato che ti è rimasto nel cuore?

Il grande Gianni Rivera

Il campione dello sport tuttora in attività che più ti piace?

Cancellara

Attrice o donna famosa del passato o del presente che più ti piace o ti è piaciuta? Insomma la donna dei tuoi sogni?

Sofia Loren e Monica Bellucci…ma quelli dei miei sogni rimane Marilyn Monroe

Dolce o salato?

Dolce

Birra o vino?

Vino

 

Mare o montagna?

Montagna

Dove ti piacerebbe vivere?

Campagna

Vacanza dei sogni?

Australia

Bicicletta che ti piacerebbe possedere?
Bianchi campione del mondo del Fausto Coppi


Con che bicicletta corri alle ciclostoriche?

Bianchi

Il tuo difetto peggiore?

Troppo buono “ questo non è un difetto Miraldo, ne dica un altro per favore”
Cosi la moglie Filomena che stava ascoltando l’intervista mi ha suggerito, che il peggior difetto di Miraldo è:

VUOLE AVERE SEMPRE RAGIONE LUI.

Il tuo pregio migliore?

Altruista

Sogno nel cassetto?
Mi piacerebbe scrivere la mia biografia “

la mia biografia”…un monello pastore nato ad un passo dal cielo che scendeva a valle fino al mare per diventare il Mito…”

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