La prima Nazionale italiana di mtb, convocata per i Mondiali 1990 di Durango (Usa)

La prima Nazionale italiana di mtb, convocata per i Mondiali 1990 di Durango (Usa)

Durango 1990. Una storia recente è già vintage: mentre sta per disputarsi il primo Mondiale mtb in terra africana (in Sudafrica), ventitré anni fa cominciò tutto, grazie ai pionieri del fuoristrada. Durango è un pezzetto di Colorado, nel cuore degli Stati Uniti: la location del Mondiale è a Purgatory, una vallata a Sud Ovest, ai confini con il New Mexico. Una scelta splendida, in un vero e proprio paradiso terrestre, tra i 2.000 e i 3.700 metri di quota, in mezzo al verdo, tra montagne mozzafiato.  La mountainbike stava diventando un vero e proprio fenomeno globale, un’autentica rivoluzione per il ciclismo: negli anni Settanta le primissime gare, ma la mountainbike diventa un vero e proprio movimento sul finire degli anni Ottanta: negli Stati Uniti, ma anche in Europa.

http://www.youtube.com/watch?v=qfx82fVznDQ

Il primo campione del mondo mtb, Ned Overend, prevalse su Thomas Frieschknecht

Il primo campione del mondo mtb, Ned Overend, prevalse su Thomas Frieschknecht

Durango, 23 settembre 1990: l’ambiente era affascinate, ma il clima sembrava più quello di una grande festa paesana, senza solennità o tensioni tipiche di un campionato del mondo. Il primo Mondiale fu un vero e proprio happening, a Durango si radunò un’autentica comunità mtb: con bici ovunque, praticanti di ogni aspetto, sale stampa un po’ artigianali, allestimenti piuttosto precari, tracciature del percorso un tantino approssimativa…

Otto delle dieci medaglie in palio andarano ad americani nati e vissuti in Colorado. La maggior parte di loro era proprio di Durango. Atmosfera un po’ western, insomma e una gara fatta su misura per gli atleti di casa.

Le specialità erano due: il Cross country e il Downhill.  In molti casi gli atleti partecipavano a entrambe le discipline, con la stessa bicicletta: sono passati soltanto 23 anni, ma sembra un secolo, se si pensa che il vincitore della prova di discesa (nella categoria veterani) era un certo Jeff Enos che gareggiò indossando un paio di jeans e ginocchiere da pallavolo.
Il personaggio più famoso dell’epoca era John Tomac un funambolo che parallelamente correva nella Motorola su strada, oggi un autentico mito della mountainbike. A Durango era favorito, il pubblico era tutto per lui, ma fu sfortunatissimo, sia nella gara di fondo, sia nella discesa: forature e noie meccaniche non gli consentirono di ottenere successi.  Si riscattò l’anno successivo quando vinse l’oro nel Cross country e si classificò secondo pure nel Downhill dell’edizione toscana del Ciocco. John Tomac correva in sella a una Yeti con il manubrio da corsa e i manettini cambio da ciclocross: «Per non perdere la posizione da strada», diceva ai giornalisti.
Il mondiale andò a Ned Overend, un corridore esperto che venne fuori alla distanza dopo due ore di gara, e per le donne trionfò July Furtado con una superiorità netta su tutte le avversarie.
In discesa brillò l’eccentrico Greg Herbold con una front suspended rigidissima e disk drive come ruota posteriore, che non era altro che un disco di kevlar che rendeva la parte posteriore della bici molto  più morbida ed ammortizzante.
E gli italiani? La Nazionale azzurra era presente con un bel gruppo di pionieri, anche se un paio furono lasciati a casa per problemi di doping (Alessandro Paganessi e Fabio Alberi). La squadra era formata da una quindicina di atleti, la maggior parte proveniva del ciclismo su strada, ma non mancava qualche pioniere della mtb vera e propria: la prima nazionale mtb era formata da Matteo Toscan, Paolo Rosola, Paola Pezzo, Claudio Caporali, Valentino Fois, Claudio Vandelli,

La prima grande stella della mtb, il mito John Tomac

La prima grande stella della mtb, il mito John Tomac

Riccardo Debertolis, Adelino Piccinotti, Sergio Fantin, Oscar Lazzaroni, Nicola Mennucci, Giovanna Bonazzi,  Maria Giulia Canello, Mario Noris e Patrizia Spadaccini.
I risultati degli azzurri furono abbastanza deludenti, ma i nostri fecero comunque un’esperienza preziosa per le successive edizioni del Mondiale.  Il capitano era Mario Noris, che arrivò settimo nella gara Senior. Tra gli Junior, il primo azzurro fu Valentino Fois che, poi passò professionista su strada, al fianco di Marco Pantani e anch’egli è scomparso prematuramente.

Tra le donne, Giovanna Bonazzi arrivò ottava cavalcando una Princycles artigianale. Una prima esperienza la sua che fu preziosa per l’anno successivo, quando vinse l’oro nella discesa (ripetendosi nel 1993).  Al via c’erano anche corridori che ancora gareggiano, come un giovanissimo Riccardo Debertolis. Di quel gruppo, la grande fama la conquistò poi, soprattutto, Paola Pezzo: la veronese, però, a Durango fece una gara da dimenticare: la stella non era ancora nata.

Greg Herbold, primo iridato nella discesa (Downhill)

Greg Herbold, primo iridato nella discesa (Downhill)

Jeff Enos, iridato in jeans

Jeff Enos, iridato in jeans

Il primo degli azzurri al Mondiale, Mario Noris, fu ottavo

Il primo degli azzurri al Mondiale, Mario Noris, fu ottavo

Un italiana eletta miss simpatia, a Durango: Giovanna Bonazzi, futura campionessa del mondo Downhill

Un italiana eletta miss simpatia, a Durango: Giovanna Bonazzi, futura campionessa del mondo Downhill

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.