Di Carlo Delfino.

Il Muro di Sormano non è un “muro”. Un muro divide: c’è il Muro di Berlino, forse il più famoso; la Muraglia cinese (il più lungo); il Muro tra Palestina e Israele; il Muro tra Messico e Stati Uniti; i Muri di Ceuta, di Cipro…..

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Il più fresco di fabbrica è il Muro spinato tra Serbia e Ungheria. I muri scompongono, separano. Il Muro di Sormano, non è un “muro”perché non ha mai creato divisioni, semmai ha unito dai tempi di Massignan generazioni di giovani e non, con la passione della bicicletta e con la voglia di sfidare la forza di gravità. Dai tempi di Massignan il ciclismo è cambiato ma questo campione che ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria di chi ama lo sport del pedale è sempre lo stesso: fisico asciutto, la stessa “gambasecca”, lo sguardo a prima vista burbero ma che nasconde una modestia e una simpatia viscerale. Da adesso il Muro di Sormano non sarà più avvolto nell’epica misteriosa e fumogena dei “sentito dire”, dei “ho letto che”, ma dopo La Ghisallo, il Muro e la sua storia per noi non ha più segreti. Imerio ci ha raccontato tutto, ci ha commosso, ci ha fatto ridere, ci ha sorpreso con la sua schiettezza e la sua prodigiosa memoria. Con lui, come una pagana e ciclistica “via Crucis”, abbiamo scalato il Muro con solo tre stazioni, come tre sono state le storiche edizioni del Giro di Lombardia a cui abbiamo guardato.

Su questa mulattiera assurta a tempio del ciclismo Imerio staccava gli avversari, Imerio spianava le pendenze irridendo i migliori stradisti del mondo e scrivendo la storia del coraggio. Pedala Imerio!!! Pedala con noi. Non importa se poi non hai vinto la corsa… A volte anche chi perde è trionfatore nel nostro cuore.
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Il giorno dopo con partenza dal Vigorelli tirato a lucido come uno stradivari, abbiamo ideato una “strada nuova” per far conoscere il Magreglio agli appassionati: non salire a 30 all’ora come fanno già in tanti… bensì faticare a passo d’uomo con biciclette storiche, pesantissime, a volte ultracentenarie, per riscoprire la storia del nostro sport e i suoi valori più nobili.

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E Magreglio vuol dire anche Ghisallo e il suo Museo, che non è soltanto immobile raccoglitore di polvere e di cimeli ciclistici, statici e intoccabili, ma si apre al territorio alle scuole, alle Società e alla società, promuovendo patrocini, incontri, filmati, presentazioni e promozioni di libri, ricerche su campioni e gregari, serate con corridori di un tempo e “moderni. Purtroppo in Italia, contrariamente a quanto succede in Francia o nelle Fiandre, manca una cultura storica del nostro sport e si vede..
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Chiaramente e giustamente, gran parte della nostra società è proiettata verso il futuro. Le nostre origini, le origini del nostro sport non interessano a nessuno perché nessuno, o pochi, “diffondono il verbo”. In queste condizioni i Musei del ciclismo che si arroccano entro le proprie mura, sono purtroppo, destinati a morire e a chiudere. Ben vengano le ciclo storiche come La Ghisallo che applicano la nozione epica del ciclismo (vedi anche il bellissimo spettacolino serale all’interno del Museo). Chi pedala in queste manifestazioni non pensa solo ad un fatto atletico agonistico ma è pronto soprattutto ad un ampliamento della propria cultura e, perchè no, ad una divulgazione di essa a quanti assistono e chiedono, curiosi, il perché di una simile presenza. Se poi all’immagine si sovrappone anche una certa “sostanza atletica”, questo è un valore aggiunto, ma non pregnante. Lo stesso valore aggiunto che ha adesso la comunità di Sormano nell’avere tra i suoi cittadini anche Imerio Massignan, cittadino onorario, eroe del Muro.

 

 

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