Ora il Re del Muro è nudo. E di Sormano. Nudo con i suoi ricordi, con le sue pedalate verticali, con le sue tre maglie a pois di miglior scalatore al Tour, con il Giro di Lombardia nelle gambe – secche anche oggi – che lo hanno reso celebre, proprio lui, Imerio Massignan da Valmarana in provincia di Vicenza.

Ora Imerio Massignan è per sempre in salita su quel muro, perché nel 1961 fu l’unico a non mettere giù piede su quella sparata diabolica, cattiva quasi demenziale, su quel Muro appunto. Il Muro di Sormano.

Ora il re è più che mai il Re di Sormano, Imerio Massignan che oggi riceve, con una serie di sindaci delle valli che si inerpicano sulle montagne comasche, la sua cittadinanza onoraria. A Sormano.

Il Comune si riunisce in Giunta. Quasi tutti presenti: assessori e sindaci dei comuni limitrofi, maggioranze e opposizioni, tricolori al petto e sorrisi compiaciuti. C’è persino una poesia da dedicare e recitare come una preghiera. E il primo cittadino di Sormano, che di nome fa Sormani (per essere proprio del posto giusto), introduce una lunga menzione e descrizione del riconoscimento, tutto a corredo della nomination per Massignan, alla vigilia della ciclostorica LaGhisallo.

Parte come una ola qua e là una serie di applasui spontanei . C’è tanta gente. Del posto e non. Venuta qui su per salutare il cerbiatto che negli anni sessanta e settanta faceva dannare tutti quando la strada si impennava e lui la aggrediva anche solo con una gamba: Con una gamba si fa per dire – ti racconta tenero e nella sua semplicità intatta da sempre – perché ce ne volevano due e bene allenate per fare il Muro che andava preso davanti. Anche perché non potevi pensare di fermarti fino alla morte“.

Fino alla fine della sparata di quasi 2 km, ancora oggi una salita sacra, resa ancora più mitica da Massignan ma anche e soprattutto da quel geniale Vincenzo Torriani regista delle corse de La Gazzetta dello Sport, il quale decise – e aveva tutti contro – di inserirla nel percorso del Giro di Lombardia.

Un Lombardia che dovrebbe arrivare ancora al Ghisallo, ti dice un signore molto deciso che quando Massignan passava senza metter giù piede era bambino – Un Lombardia che ha perso tutto con il cambiamento del percorso. Cose da matti. Come se la Roubaix non arrivasse più a Roubaix….O la Sanremo finisse a Sestri Levante!

Ah i soldi! All’epoca di Massignan era la fame… Arrivare e morire. In cima. Senza mettere giù il piede o la gamba. Massignan, detto #gambasecca, ne aveva, ne ha, persino una più corta dell’altra: E’ vero – ti dice Imero con i suoi occhietti un po’ tristi un po’ furbi di ottantunenne in forma –    ho la gamba destra più corta di 1 cm e mezzo ed è per questo che Campagnolo mi fece su misura una pedivella ad hoc.

Annuisce accanto a lui l’olimpionico del ’60, Marino Vigna, un amico fraterno di Fiorenzo Magni al quale continua a dare cambi per promuovere il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo. Ed è qui, puntuale anche lui, a fare gli onori a Massignan, mentre le strette di mano si susseguono nel piccolo quieto comune di Sormano. Dice Marino Vigna: Uno di noi, l’Imerio, un tipo tosto… Non era conosciuto nel gruppo solo come #gambasecca, noi per la verità, lo chiamavamo anche #triaoss, perché mangiava tutto. Anche le ossa.

nibali

Bisognava mangiare e divorare tutto a quei tempi. Per sopravvivere a quel ciclismo cannibalesco, bello, affamato, forte e di grandi personalità. Sia pure semplici come l’Imerio Massignan… – dice sorridendo e neanche troppo commosso il nostro scalatore rivolgendosi al Sindaco di Sormano e a tutti i convenuti – non sono stato un Campionissimo come Coppi, ma ho vinto molto anche io. E se il Muro è famoso nel mondo lo deve a me. Questo è vero… .

Sormani si alza gli stringe la mano e gli regala ufficialmente la chiave che apre il Paese: E’ una chiave simbolica caro Imerio, è la testimonianza dell’affetto che noi nutriamo per te e grazie per le tue imprese. Allora Massignan riprende la parola e racconta: Pensate che mi avevano anni orsono invitato per regalarmi un fazzoletto di terra di Sormano. Stavo per venire a prendermelo quando ho dovuto rinunciare per andare con una ragazza… Ma ho fatto bene, che è lo stesso… e speriamo adesso di rivederci fra 10 anni ancora così.

Sorride e ringrazia. Poi inaugura la mostra fotografica – da Massignan a Nibali – e se ne va a pranzo con tanti amici. Per ritornare con la pancia piena – tipicamente da triaoss – ma questa volta a piedi – sulla salita che gli / ci ha dato tanto e benedire un’altra volta quel luogo.

Così la vigilia della ciclostorica LaGhisallo è davvero speciale. Con l’umanità di una salita che è tutta in quella #gambasecca più corta e molto vera. Che resterà per sempre una delle due gambe di un omino di ferro che non voleva mettere mai giù il piede quando la salita si impennava sotto la sua bicicletta. Così si mangia il ciclismo. Su a cospetto della Madonna del Ghisallo.

 

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