Lo avevi lasciato con una bella stretta di mano qualche anno fa, dopo un’intervista  a tu per tu per un canale tematico sul ciclismo. Che era un ragazzo di poco più di vent’anni, tanto talento, che si percepisce a pelle, con una personalità che non si dà limiti e si capisce subito che vuole arrivare lontano. Con umiltà, certo, ma con tanta determinazione. Con le idee chiare e tanta curiosità: quella che serve per mettersi in viaggio per esplorare il mondo. Delle corse, dello sport agonistico, quello di alto livello. Quello professionistico. E quello altissimo. Olimpico

Elia Viviani, classe 1989, qualche anno, dopo lo trovi disponibile per una nuova intervista (davanti alla telecamera di Bike Channel SKY 214). E trovi un uomo, in azzurro, che conserva lo stesso sorriso ma sfoggia anche una consapevolezza diversa, certamente maturo, asciutto nelle sue gambe, cariche di aspettative. Lo trovi, soprattutto, che è un uomo gentile e un campione su strada e su pista, dove ha vinto 5 titoli europei assoluti (corsa a punti 2012, corsa a punti e americana 2013, omnium 2014 e 2015), 2 medaglie d’argento ai Mondiali, nello scratch di Apeldoorn 2011 e nell’Americana di Saint Quentin en Yvelines 2015, dove ha conquistato anche 1 bronzo nell’Omnium. Ed è a quota 13 per quanto riguarda i titoli italiani. Se hai contato bene… Ma forse, mentre cerchi e scrivi, sei già in difetto di qualche successo.

viviani 6Lo trovi che è pronto. Pronto per la sua seconda volta ai Giochi Olimpici, che ormai sono alle porte. E si vede. Si sente. Nelle sue parole, proferite con bello stile e con garbo. Sincere ma misurate. Come se un verbo di troppo possa finire per rovinare tutto. Piuttosto che completare un quadro, un disegno, un piano. Azzurro. Il piano. La maglia azzurra è qualcosa di speciale – ti dice guardandoti negli occhi –  Vestire i colori dell’Italia è un orgoglio che non è facile da spiegare. Un progetto che sono fiero di costruire anno dopo anno, in pista e su strada. Va coltivato. Stagione dopo stagione. Va alimentato. Perché ti restituisce moltissimo. Io sono felice di poterlo attuare questo piano, ogni anno, e sono felice di avere alle spalle una Federazione che crede in me e mi mette nelle migliori condizioni, così come un grande team, il mio team Sky, che è al fianco su questa stessa strada.

O su questa pista. Che è un nuovo viaggio. Un biglietto per Rio. Che è la seconda volta in una Olimpiade: Sarà molto diverso da Londra, – dice Elia Viviani – almeno, questo è quello che mi aspetto. Mi aspetto una Olimpiade più italiana, forse più calda. Forse. Un’edizione che si aggiusta e parte tutto a posto solo all’ultimo momento, quasi per magia, anche se poi il calore olimpico, a dire il vero, si sentiva anche in Inghilterra, dove peraltro tutto era organizzato così bene. Già prima di partire.

Lui guarda sempre la parte bella della medaglia. Che non è necessariamente il rovescio. Piuttosto è il prossimo obiettivo: Il sesto posto di Londra mi serve. Mi è già servito a capire. Ora ho fatto e sto facendo tutte le cose giuste per l’obiettivo che mi attende, non so precisamente dove mi porteranno queste gambe, so che voglio puntare al massimo. In alto. E so che l’esperienza fa parte del programma di lavoro, fino a qui svolto come si deve. Te lo dice alla vigilia della sua partenza per Hyeres, seconda tappa della Coppa di Francia Pista Fenioux (la notizia QUI sul sito della Federciclismo – credito foto). Ultimi test. Rifiniture in nazionale. Te lo dice con gli occhi pieni di nuove cose scoperte visitando, lentamente e con attenzione, una mostra dedicata alla storia della bicicletta, ad Alessandria, dove arriva accompagnato da Marco Villa, il suo tecnico nazionale, il nostro cittì della pista, un altro tipo in maglia Italia: poche parole e molti fatti.

(da sin) con Massimo Rava, Marco Villa, Massimo Subbrero

(da sin) con Massimo Rava, Marco Villa, Massimo Subbrero

Con loro c’è un seguito affiatato. Uno staff di suiveurs messo insieme forse all’ultimo momento, quando è arrivata la notizia della visita alessandrina, un gruppetto orgoglioso di questo passaggio olimpico che calca le strade bike friendly del Basso Piemonte. C’è Massimo Rava, uno di noi, uno del ciclismo d’ogni giorno – un uomo Bianchi con il suo negozio di bici ad Alessandria che si chiama Mania Bike e il nome è già una promessa – e con Massimo Subbrero, che è direttore sportivo di un gruppo Under 23 (il team Overall Tre Colli).

Al Palazzo del Monferrato allessandrino Elia Viviani arriva con la sua maglia dell’Italia cucita sul petto. Arriva e si lascia andare ad un salto nel passato della pista, proprio alle origini della bicicletta e di tutto, forse anche per capirne il suo presente e sorridere ottimista al suo futuro. Dice l’azzurro: Mi ha colpito la storia, mi hanno colpito alcune bici, alcune componenti e soprattutto quelle ruote in legno. Non credevo. Pensare poi ad un velodromo di fine ottocento con le curve paraboliche, quelle sì, ma il fondo in terra battuta… emoziona e fa capire il perché di tante cose. Anche delle strade bianche che appassionano tanto oggi.

Il pistard della Nazionale, il velocista professionista del Team Sky, per tutti Elia Viviani, saluta così la storia. E lancia il suo appuntamento a Rio: Seguitemi, darò il massimo, – ti dice congedandosi in modo elegante – ho una grande responsabilità, anche quella del single (agonistico), unico azzurro al via, poiché purtroppo il quartetto ha mancato di pochissimo di far parte della comitiva. Sarò solo fra le donne azzurre della pista. Il gruppo è bello e siamo sereni.viviani rava

Il resto si vedrà. Sarà di certo una nuova ma anche antica emozione. La bicicletta è proprio un lungo viaggio, come racconta bene la mostra a Lei dedicata, allestita a Palazzo del Monferrato con il contributo di un bel team compreso il Comune di Alessandria. Una mostra che chiuderà i battenti domenica 10 luglio 2016 con una grande festa, voluta soprattutto dalla Camera di Commercio di Alessandria ma non solo. Una festa che apre a uno cento viaggi.

Fra questi ce ne è uno molto speciale che fa sognare un po’ tutti e ci porterà in Brasile. Sulle ruote – questa volta non più di legno – di un azzurro che ha un nome avventuroso – Elia – e un cognome italiano – Viviani: un azzurro della pista che ha già una bella collezione di trofei, mondiali, europei, ma non si vuole più fermare. Di certo non a quel sesto posto di Londra. Perché  la vita è bella, il suo film preferito, e la sua è già una bella vita sempre in viaggio. In sella ad una bicicletta che fa volare. E adesso lo chiama l’Olimpo. Dove dimorano gli dei…

 

 

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