salumeria“Anca ‘mo in terra”. Salumeria produzione propria, terrore dei vegani, distribuisce fette di bresaola per celebrare le ultime nate, appena stagionate. Con la tivù nel retrobottega, che fa capolino dietro una tenda. Quello che insacca è un ciclista padano, mai diventato campione. Dall’altra parte del banco, casalinghe di provincia che di Giro d’Italia non ci capiscono nulla e nemmeno s’interrogano più di tanto: a casa, i mariti parlano al massimo di Milan o di Valentino Rossi. Il ciclismo sembra roba antica, “che fa diventar troppo grossi i polpacci e poi si fanno un gran male, quando cadono”. Sempre in terra, ma poi si rialzano: tema del dibattito, “’’ste biciclette che son troppo leggere, non stanno in strada”. Dibattito impossibile da animare tra il culatello e una mortadella, però se ne sono accorti anche lì. I ciclisti cadono. Spesso. Ok, va bene, l’enfasi su questo sport, le fatiche da eroi, i dolori sovrumani che i ciclisti sono abituati a sopportare. Tuttavia, per terra ci finiscono davvero a ogni soffio di vento. Facendo rotta verso Nord, Daniel Oss in fuga, troppo lontano per vedere Benevento, il traguardo: eppure, a un certo punto, come in sella a un cavallo imbizzarrito, eccolo finire fuori strada, incapace di tenere la bici dentro la corsa.

Stessa scena a 16 km dal traguardo, a fondo gruppo, quando, per evitare un collega finito a terra, Bobridge e Timmer  finiscono nel fosso, incapaci di governare le proprie specialissime, pur avendo tutta la carreggiata libera (a fondo gruppo) per scartare l’atleta (Zilioli) caduto davanti a loro.

"Le biciclette non si fanno un tanto all'etto, come il prosciutto" cit. Ernesto Colnago

“Le biciclette non si fanno un tanto all’etto, come il prosciutto” cit. Ernesto Colnago

Gran finale, sulle pietre antiche di Benevento, ed eccone un altro: Taaramae prende l’ultima curva in seconda posizione, curva normale, ma ops, la bici vola via come fosse una scena da MotoGp. Anche a questo Giro d’Italia, come in quasi tutte le altre gare si ripropone la questione: i ciclisti cadono come birilli, perché? E allora, ecco scatenarsi le due fazioni: quelli che sostengono che vent’anni fa erano più bravi ad andare in bici e quelli che invece difendono a oltranza chi produce telai in carbonio da 700 grammi, ci mette sotto due ruote rigidissime e pretende che il tutto resti in strada a settanta all’ora.

“Anca ‘mo in terra”, finiscono giù come i salami. Cambia il ciclismo: le splendide volate di Moser, Saronni e De Vlaeminck non ci sono più. Oggi ci si lancia in uno sprint in modo diverso: bici diverse, velocità diverse, tecnica diversa. Ha vinto Greipel, spettacolare pure lui. E i birilli che cadono? Il salumiere di provincia, la domenica e potendo, saprebbe guidare un’auto di Formula Uno così come ha guidato il suo furgone tutta la settimana? La risposta è lì: non è colpa di nessuno, nemmeno delle aziende assetate di progresso o di business, alla faccia dei retrogradi. Semplicemente, sono cambiate anche le biciclette: sono più sofisticate, tecnologiche e difficili da guidare. Un errore, anche piccolo, una fatalità, e si sbaglia, si finisce fuori strada. Cari salumieri, dunque, fate attenzione: magari potreste permettervi la Formula Uno del ciclismo, ma senza saperla guidare, è come minimo ridicolo, se non superfluo.

Ah, dall’altra parte della strada, di fronte alla salumeria, c’è un elettrauto: «Gli avrà prestato la moto».  «Chi?» «Tra tedeschi van d’accordo, anche questo andava col motore» Evvia con l’altro tormentone ciclopolemico… Ah, a Benevento ha vinto Greipel, ma in provincia si parla d’altro.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.