Ulissi brinda con i compagni di squadra, a cena

Ulissi brinda con i compagni di squadra, a cena

Ulissi e la sua odissea, finita sulla riva di un mare pazzesco, meraviglioso. Alici fritte col pane, a far l’”arraganata”: la servono nelle trattorie, mentre il sole tramonta. Ulissi è già una visione, un lampo che ha illuminato un pezzo di Calabria, un approdo che sulle cronache mondane ci è finito qualche volta per via degli investimenti dei Marzotto o degli Agnelli. Il ciclismo a Praia a Mare potrebbe sembrare un eccesso esotico, come un circo che mostra cose mai viste, passa e va. La salita del Fortino, però, riporta anche la Calabria di mare dentro a una passione italica che, a maggio, è tutta per il Giro. Tutti ciclisti, anche in Calabria, con lo scatto di Ulissi che il mare lo ha amato un po’ più a Nord, dalla Costa degli Etruschi.

Ha vinto Ulissi, sembrava Cunego, quello di dodici anni fa. “Ma Cunego, c’è ancora?” Domanda da barbiere, di uno che il ciclismo lo segue distrattamente, tra un taglio di basetta e uno schiaffo di brillantina. Certo, c’è ancora, si accontenta di traguardi minori, di maglie che una volta erano verdi e ora sono azzurre, come quella degli scalatori. Ma ai nostalgici fa quasi tenerezza.

Ulissi è tornato al successo, la tivù ricomincia a parlare di lui, la provincia torna a familiarizzare con la parlata toscana. Era finito ai margini, il suo talento, perché un paio d’anni fa, aveva esagerato con l’antiasmatico. Oggi, davanti al mare azzurro di Calabria, può respirare a pieni polmoni.  A noi, che il Giro lo guardiamo dai cortili di provincia può sembrare una piccola gioia. I soloni del ciclismo, quello che la sanno lunga, magari avranno da ridire, perché Ulissi ancora non ha vinto un Mondiale o una Liegi o un qualsiasi altro traguardo monumento. Ulissi, invece, avrà certamente gioito come fosse la prima volta, perché il suo ritorno in alto, al top del ciclismo, è qualcosa di grande.

Michele Cooppolillo, uno dei pochi ciclisti calabresi: gregario e attaccante generoso, negli anni Novanta

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Lo spettacolo del mare e del cielo, lo spettacolo di Ulissi, sulla strada che risale verso nord, dal piede della penisola: «T’è vist che strade, che rotonde, che asfalto? Par che sia Los Angeles… Tutti soldi nostri, spesi là» borbottano cornacchie nordiste, sopra il Po. C’è anche un Sud che, per il Giro, sembra la California, evidentemente. E sarebbe perfetto per chi ama la bici: eppure, il Sud e, in particolare la Calabria, nel ciclismo e nel cicloturismo ci credono molto poco. Risorsa potenziale che sfrutta risorse naturali eccezionali. Perfette.

Giuseppe Canale, Pino Faraca, Michele Coppolillo, Sergio Laganà, la Calabria che pedala ha prodotto pochi nomi tra i professionisti, il resto è fatto di poche chiacchiere.  E domani è già Campania.

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