Telkì Kittel! Ha vinto che’l pareva ‘na moto. Stava per venir fuori dalla televisione. Idrio detto il Grillo cerca di capire che il Giro d’Italia non è in Italia e gli italiani non vincono quasi mai. E’ quanto basta per sommare confusione a confusione, tra i compari del circolo che una volta era operaio e oggi è dei vecchietti. Giro d’Italia olandese, seconda tappa con vittoria tedesca e già questo ha smosso antichi rancori negli ultimi partigiani o figli di partigiani. Kittel pareva proprio una moto: detto al circolo ci sta, scritto su un giornale rischi una querela, confidato nella carovana del Giro d’Italia scatenerebbe l’inferno dei commissari della giuria e dell’Uci, in cerca delle bici truccate.

Il cielo sopra le braccia di Kittel è Rosa!

Il cielo sopra le braccia di Kittel è Rosa!

Nei vecchi locali di un circolo di provincia, la volata senza storia di Marcel Kittel ha rievocato un’altra storia, quella del Sandrone il comunista… “El pareva ‘na moto. O forse gh’ aveva il Mosquito”. Sandrone ragazzone guastafeste, pigliaschiaffi fin dalla scuola, figlio di un deportato, di cui non si seppe più nulla: aveva fatto una sola concessione al capitalismo, o forse no, perché lusso di certo non era. Il Garelli Mosquito era un pezzo di motore, un aggiunta sotto i pedali di una finta bici. Sandrone l’aveva conquistato a spostare casse di frutta, giù al mercato. Saltando i pasti, in nome di un piccolo sogno. Sandrone amava la velocità e odiava il catechismo. Era sulla lista nera dei democristiani e del prevosto, era ormai destinato all’inferno, secondo le poche donne nubili in cerca di marito e che, per questo suo anticlericalismo, erano costrette a depennarlo dalla lista dei buoni partiti.

 

tartine-all-aringaKittel pareva ‘na moto. Sandrone lo era. Come quella volta che, di sabato santo, andò di nascosto a ungere il corpo di nostro Signore “cunt i sarach”, un mazzo di pesci essiccati, cibo dei poveri, ovvero di quasi tutti i provinciali del Dopoguerra. I sarach, lasciati a essiccare nelle cambuse, erano la magra consolazione degli italiani di pianura, che il pesce lo vedevano di rado. Sandrone si volle prender beffe del curato che dopo la via Crucis del venerdì santo aveva raccomandato, vivamente consigliato ai suoi fedeli, pena i rischi dell’inferno, di non dimenticare, per il sabato santo, il sacro rito del bacio del crocifisso, deposto davanti all’altare della parrocchia. Sandrone e i suoi pesci anticiparono, non si sa come, l’evento. E, all’ingresso delle prime betoniche con la veletta, il legno del Cristo morto era già unto che pareva davvero morto. Andò a godersi lo spettacolo, fuori, sul sagrato: lo spettacolo delle donnette che poco dopo uscivano dalla chiesa,  con una smorfia e le labbra storte. “Gesù cum’el spuza!”. Qualcuna ipotizzava presagi o strani segnali dal cielo, la perpetua per allontanare il maligno aggiungeva qualche litania in più al rosario. Sandrone, invece, se la rideva: “Sa di morto, ma poi risorge”.

crocifissoIl curato non ci mise molto a scoprire il misfatto e a risalire al colpevole. Corse fuori dalla chiesa e aizzò contro il giovane uno stuolo di democristiani e chierici, il sacrista e un paio di confratelli del Santissimo Sacramento. Sandrone, però, aveva il Mosquito… e via di corsa, verso la campagna. Tutto il gruppo in bicicletta, col fiatone, a trattener le parolacce, perché non sia mai che si potesse cedere troppo all’ira in Quaresima. E, lui, Sandrone, tre biciclette più avanti, a pedalar col motore del suo Mosquito. Una volata senza storia: soltanto qualche gatto riuscì ad aver consolazione, poiché nella fuga, i sarach finirono in un fosso.

Telkì Kittel! Al circolo non si serve l’happy hour, c’è ancora qualche spuma nera mischiata col rosso. Sigarette fumate contro i divieti e colpi di tosse di vecchi polmoni davanti a una televisione che mostra un ciclismo dell’altro mondo. Una volata senza storia: Kittel, però, sembrava proprio quel Sandrone. Basta poco per far riaffiorare sorrisi dalla memoria di gente semplice. Anche questo è il Giro.

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