sprintPianura lombarda, dove non c’è più l’osteria, servono il kebab. E allora li ritrovi al centro anziani, a giocare a briscola con la televisione accesa: niente vino, solo spuma nera corretta al marsala. Diretta tivù da Cassano d’Adda. «Lassa perd , non è il caso di prender la corriera per andar già al traguardo, il Giro d’Italia si vede bene in televisione».

Cassano d’Adda, a metà strada tra la Brianza, la Bassa e la Bergamasca. «E che festa per il Gianni. Sì Gianni, il Motta». Come ai vecchi tempi, quando andavano tutti a vederlo passare, altro che televisione.

«E’ scattato Pozzato!»

«Se l’è, festa? E’ scattato Pozzato?»

«Sì, bello Pozzato. Bello come il Motta»

«Il Motta era n’altra pasta»

Motta con Ernesto Colnago in trionfo al Giro 1966

Motta con Ernesto Colnago in trionfo al Giro 1966

«Quando si correva d’allievi, il Motta era bello e pulito. Arrivava a correre con l’ammiraglia Faema».

«E tu?»

«Direttamente in bicicletta, tranne che a Muggiò, cunt al me pà. In Lambretta e la bici in spalla».

«Mai battuto il Motta?»

«Quando arrivavo io al traguardo, lui era già in macchina, quella della Faema, l’avevan già premiato».

«Vince Pozzato?»

«No, vardel là. Pozzato, troppo bello»

«Il Motta bisogna invitarlo qui qualche giorno. Per un bel risotto e una festa»

Motta Gianni, bello anche oggi, come sempre. Meno ricci, stesso sorriso. Gradisce il risotto, ma pedala sempre. Elegante, come Pozzato.

«Non ha vinto Pozzato?»

riso-giallo«No, troppo bello, non è neanche sporco, neanche sudato»

Primo Kluge. «Chi l’è?»

«Tedesco»

«In volata, solo tedeschi, in montagna, gli olandesi. La vincium minga, la guera»

Primo Kluge, ma di nome fa Roger, di professione pistard. «Alto e furbo. Bello anche lui»

«E Nizzolo?»

«Secondo»

«Quasi come Pozzato. Si fosse chiamato Nizzolen, magari al vinceva»

spumaPianura lombarda, odori di campi concimati, di fieno appena tagliato e di fabbriche. Kebab con cipolle all’angolo vista ferramenta, odore di soffritto che viene dalle case popolari. Nelle case degli anziani, hanno messo sul fuoco la pentola del risotto. Per cena. «In onore di Gianni Motta».

Il Giro a Cassano d’Adda, come il ciclismo di una volta. Poi ha vinto Kluge, un fulmine tedesco, e chi c’era l’ha visto per una frazione di secondo, come tutti gli altri, da Nizzolo in giù. E’ il fascino della volata, tutto vento e sensazioni, da dietro le transenne. Qualcuno ci è andato e lo racconterà davanti alla briscola e al due di picche del giorno dopo. «Ma in televisione si vede meglio».  Si vede meglio anche Pozzato.  Spuma nera, con retrogusto di Giro d’Italia: è così che le giornate si riempiono di qualcosa di antico. Quando c’è il Giro, si sta bene al centro anziani, sembra Natale.

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