ENEL IN GIRO – Voci, umanità, energie dalla Corsa Rosa. MATTEO TRENTIN VINCE LA TAPPA 18 DEL GIRO D’ITALIA, STEVEN KRUIJSWIJK SEMPRE IN MAGLIA ROSA. Podio tutto italiano nella tappa più lunga del Giro

#Giro2016 – Più che un Brut due Trentodoc. Da stappare nella tappa più lunga del Giro numero 99. E tutti noi a sgolarci per un successo di Moreno Moser (bentornato!) che sulla carta si adattava eccome a questo finale e lo ha dimostrato in pieno. Solo che a rovinare la festa di noi come molti altri Moseriani fedeli al cognome garanzia di vini buoni, a prescindere, arriva quel Trentin.

La festa ad ogni buon conto c’è ugualmente e lo capisci da un raggiante Remo Mosna – fotografo di casa Trentino e non solo – che ti accoglie con un sorriso raggiante al termine della tappa, in sala stampa. Eccolo il Mosna FeliceFelice, Luciana, sono felice perché primo e secondo sono due trentini Doc. Non si discute! E se ne va il Remo che torna bambino con tutte le sue macchine fotografiche e obiettivi appesi da sempre al collo.

Primo e secondo e non si scappa più, avviene nell’ennesima tappa caratterizzata da fughe e tensione a tutta: Matteo Trentin e Moreno Moser portano felicità sul podio di Pinerolo – tappa classicissima come una corsa in linea (infinita) – due corridori Made in Trentino che fanno bene al morale italiano.

volatona

Un morale che diventa altissimo, perché il podio è completato dal solito Brambillino, ancora una volta perfetto nel gioco di squadra Etixx Quick Step, a discapito di Moreno che ha perso perché due contro uno e per di più così in forma e in un finale del genere sono forse un po’ troppi anche per il ritrovato Moreno Moser.

Un due tre ed ecco accontentati quelli che si lamentano perché dicono che gran ciclismo e grande Italia non si più! A Pinerolo, infatti, vince  il corridore italiano Matteo Trentin (Etixx – Quick-Step) che si aggiudica la diciottesima tappa da Muggiò a Pinerolo di 240 km. Al secondo e terzo posto Moreno Moser (Cannondale Pro Cycling Team) e Gianluca Brambilla (Etixx – Quick-Step).

Dicevamo del Brut ( e del Trentodoc). Quando Brut se ne esce dalla fugona di giornata e passa  solitario e convinto per la prima volta davanti al Museo della Cavalleria di Pinerolo – un gioiello per chi ha palati fini di storia di equitazione e di Italia – proprio lì dove  è disegnato il circuito finale, nella bella e antica Pinerolo, c’è tutto il tempo di una visita al reggimento a cavallo per rinfrescare un po’ il piacere della conoscenza del passato.

E a proposito di agonismo, qui si respira in pieno ed è grazie all’aria della scuola militare di equitazione, quella dallo stile perfetto e caprilliano, quella che ha forgiato ori olimpici e dato l’impostazione della Scuola Mondiale, prima italiana, poi il resto avanza… Mica paglia!

Entri al Museo, tre piani immensi di cimeli ben catalogati e custoditi con un uomo gentile, al foglio firma, professionale e appassionato alla causa, è lui, il signor Dario, che ti guida con discrezione ad una visita che porta indietro nel tempo. Non sono un tifoso di ciclismo, ti dice, ma spero che vinca un italiano e soprattutto sono contento del passaggio del Giro qui che anima un po’ la città e anche il nostro Museo. Sono tempi duri e speriamo che non chiuda come tante altre realtà simili… La cultura e la storia non tirano più. Il Giro pare proprio di sì.

cavalleria

Fuori come dentro è battaglia. Intanto. È la carica dei corridori che suonano l’andatura… L’atmosfera è particolare e tutto sembra ovattato nel passato di sfide a cavallo mentre là su viale Giovanni Giolitti, fuori, c’è il rumore della attesa dei clacson, delle sirene, delle moto staffetta.

Musica e voci della gente in festa nel vicino Villaggio Rosa. All’arrivo c’è un’onda di strascico sonoro e martellante della carovana pubblicitaria. Un po’ brusca la realtà del presente che pesta forte più che fare musica di zoccoli e ferri. E se ti emozionano carrozze di fine 800 e divise di cavalieri d’armi e d’amori beh c’è poco da fare…

Ti chiudi dentro al Museo  che è dunque proprio ai 250 finali del rettifilo che porta all’arrivo. E pensi a un reggimento che lì, in quelle sale, viveva e si allenava forte ops si addestrava – erano gli allievi – e subito il parallelo fra cavalli e uomini in carne ed ossa o di carbonio ci sta.

campana

Anche oggi la fuga è andata e il finale come al suono di una campana antica scatena la bagarre del gruppo e dei fuggitivi come una carica di cavalleria fra 800 e inizio secolo. Passano in tromba tutti i resistenti del Giro d’Italia 2016, sono  161 reduci dopo l’ennesimo ritiro di tappa di un Giro che sfianca.

Fra quelli che restano e cavalcano la fatica di medie alte e primo caldo  c’è anche Vincenzo Nibali che sembra più sereno e per niente interessato a chiudere in anticipo la corsa rosa … Dite e scrivete quel che volete, tanto la gente lo ama lo stesso anche se Lo Squalo sembra più un pesce d’acqua dolce, ma è ugualmente bello nella sua corazza tricolore e ha il suo carisma intatto. Anche se non ha mantenuto promesse e aspettative: intanto c’è e quando passa nel gruppetto che conta per la classifica – Valverde e  Kruijswijk e Chaves compagnia bella – c’è un brivido che buca le transenne di plastica sciolte dal sole.

rosa

A Pinerolo, fresco come una Rosa, nel dopo-tappa c’è invece Steven, il leader del Giro, che se la gode con rispetto e in conferenza stampa appoggia la sua Bianchi specialissima leggera come un cavallo alato che è ammirata da tutti nella sala conferenza dove se ne è appena andato via nientepopodimeno che Felice Gimondi, un mito che emoziona anche quando ti stringe la mano. A proposito di Bianchi….

Il “suo” Steven che corre con un cavallo celeste è sereno e sorridente, per niente provato dalla tensione della corsa e a chi gli chiede se è consapevole di avere rovinato la festa agli italiani risponde, con il garbo del più forte, che lui sta onorando il Grande Giro e lo correrà fino alla fine cercando di divertire la gente. Lui dice che No, non ha mai provato a scalare il Colle dell’Agnello, ma non vede l’ora. E che sente l’affetto anche degli italiani.

Aggiunge sulla tappa che verrà, l’olandesino volante, che domani in montagna non vede l’ora di andarci perché ha lavorato bene per affrontare quel tipo di salite lunghe e in altitudine e in quella situazione lui si sente bene come ha dimostrato sulle Dolomiti.

ostacolo

Pinerolo per Steven – che ormai molti chiamano Nesquic (vero Lorenzo Franzetti?) – è una carrozza di sogni proiettata oltre le montagne del Piemonte. E il suo cavaliere è pronto. A dare battaglia fino alla fine del mondo. Che è rosa e non conosce rivali. La Bianchi è sellata per la montagna. E domani Cima Coppi sarà un ostacolo come tanti altri… Ma attenzione perché la cavalleria italiana con Vincenzo Nibali ha un campione tricolore che non può arrendersi così. E al galoppo ci va da tempo. Sperare in un suo attacco non costa nulla. Ed è perfettamente in linea.

RISULTATO FINALE
1 – Matteo Trentin (Etixx – Quick-Step) – 240 km in 5h25’34”, media 44,230 km/h
2 – Moreno Moser (Cannondale Pro Cycling Team) s.t.
3 – Gianluca Brambilla (Etixx – Quick-Step) s.t.

MAGLIE

Maglia Rosa, leader della classifica generale, sponsorizzata da Enel – Steven Kruijswijk (Team Lotto NL – Jumbo)
Maglia Rossa, leader della classifica a punti, sponsorizzata da Algida – Giacomo Nizzolo (Trek – Segafredo)
Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna, sponsorizzata da Banca Mediolanum – Damiano Cunego (Nippo – Vini Fantini)
Maglia Bianca, leader della Classifica dei Giovani, sponsorizzata da Eurospin – Bob Jungels (Etixx – Quick-Step)

CLASSIFICA GENERALE
1 – Steven Kruijswijk (Team Lotto NL – Jumbo)
2 – Esteban Chaves (Orica Greenedge) a 3’00”
3 – Alejandro Valverde (Movistar Team) a 3’23”
4 – Vincenzo Nibali (Astana Pro Team) a 4’43”
5 – Ilnur Zakarin (Team Katusha) a 4’50”

A proposito di fughe, se ti va, ascolta qui #haivolutolabicicletta, la rubrica di RadioGold che ti propone anche una fuga d’altri tempi con il Commissario Saligari AUDIO

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