Moreno non amava il vino, era l’unico dei Moser a detestarlo. Perché lo sentiva quasi come un “piacere imposto” dalla tradizione di una famiglia legata alla terra e alla vite. Poi, un giorno, decise che era giunto il momento di cambiare idea e assaggiò un bicchiere di Traminer. L’aveva scelto lui, quando i tempi erano maturi.

fattoria degli animaliMoreno Moser, nel ciclismo, ci è arrivato per passione e per tradizione di famiglia. Al primo anno da professionista l’avevano tutti “bollato” come il talento numero uno del nostro sport. Un fardello imposto da un movimento orfano, o quasi, di grandi campioni che fossero anche personaggi dal grande spessore umano. Moser, con quel cognome troppo pesante, doveva per forza far bene su quella bici. Un percorso imposto, anche quello. Tanto che l’anno dopo Moser si fermò, o quasi, con gli stessi che l’avevano definito un talento, a considerarlo un brocco.  Risalire in testa in gruppo non è stato facile, ma è stata una scelta soprattutto di Moreno, tutto è partito dalla sua testa, come e quando ha voluto: come quella volta col vino.

Prima tappa del Giro d’Italia, per scacciare definitivamente gli incubi, incubi come i quadri di Bosch, tentazioni cupe spazzate via. In una giornata di sole anche in Olanda. Il mio pensiero di oggi va a Moreno Moser, un ciclista onesto che una settimana fa citava George Orwell per replicare alle accuse lanciate da un noto programma televisivo, che ha sputato veleno su tutto il ciclismo. Non bastano nove chilometri e ottocento metri per farsi dare di nuovo del “talento” da chi non ci credeva più, ma col suo sesto posto, il Moser che non beveva vino ha vinto la sua tappa. Ha pedalato un po’ più in là, verso la testa del gruppo. Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per rasserenare se stesso.  Pedala e sorridi, Moreno, non ti curar di chi ti ha celebrato facilmente per poi cambiar partito, al primo cambio di vento…

Le tentazioni di Sant'Antonio, di Hieronymus-Bosch pittore olandese

Le tentazioni di Sant’Antonio, di Hieronymus-Bosch pittore olandese

“Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”. (La fattoria degli animali, di George Orwell)

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