Non tramonterà mai la fiaba della bicicletta. Non tramonta no. E l’Olanda la colma di amore, quello vero. Quello che il ciclismo vuole, per essere più forte. Oltre i limiti. Scattare dal chilometro zero con una fuga che potrebbe anche non essere bidone, perché alla fine il gruppo (con quel vento complice dei 4 di testa) potrebbe farne le spese se aspetta ancora un po’

#Giro2016La fiaba invece non tramonta. E regala a Kittel un bis di volata e tappa e un bis di maglie. Rose rosse per te… Ieri sembrava che gli bastasse quella rossa. Del più veloce. Oggi gongolava come un bambino in quella rosa del primo della classe.

Kittel che aggiunge parole semplici sul traguardo: Ho vestito la gialla al Tour, adesso la rosa. Sono felice! Vincere in Italia? Non è che non voglio. Non ci sono ancora riuscito… E sembra già un’altra promessa.

Insaziabile Marcel che vuole diventare Marcello a tutti i costi. E vola via con tutto il gruppo e tante speranze per raggiungere al più presto l’Italia. Qualcuno, tradizionalisti estremi con scarse visioni, dice che il Giro d’Italia partirà da Catanzaro. Dall’Italia appunto. Noi, siamo orgogliosi di questo tuffo nella panna montata (e rosa) dei Paesi Bassi che sono altissimi per la passione che hanno messo in scena, un amore appunto, quasi fiabesco, che ha fatto volare due fughe piene di storie.

Un’Olanda che ha regalato eroi in patria, dalla medaglia  Tom Dumoulin a Maarten Tjallingii , così fiero della sua maglia da GPM da sembrare daltonico: come se a vestir la rosa fosse lui. Un’Olanda gratificata da una terza tappa con la fuga da lontano che quando passa sui traguardi volanti che assegnano punti e maglie sembra di essere sul Pordoi o sul Peyresourde. Tanta è la gente. Le solite ali di folla in maglietta rosa, senza invasioni di campo, solo amore per il ciclismo.

Come si fa a non essere affascinati da tutto questo? Il ciclismo non è solo quello degli eroi di classifica. Né la maglia nera che non c’è più – così sta in pace col suo primato Malabrocca – ma c’è sempre una classifica generale che parte dal numero 1 – oggi Marcel Kittel da Arnstadt – e finisce con l’ultimo della lista.

In mezzo, ci sono tutti gli altri. Aspiranti al Trono di Torino o meno. Altri che lottano per una maglia. O per il premio del più combattivo come il nostro Giacomo Berlato, generoso e pronto a dare soddisfazione al suo paese e alla sua squadra. Tutti, anche i virtuali leader in fuga, hanno fatto la stessa fatica se non di più. Anche lo sfortunato francese Jean-Christophe Péraud che ha raggiunto il traguardo sull’ambulanza, col sangue che copriva il suo viso. Adieu Girò…

Il ciclismo e i grandi giri sono così. Sono di tutti. Sono della gente che aspetta la corsa per emozionarsi qualche attimo mentre sfrecciano e fai fatica anche a riconoscerli in gruppo. Per questo ci sono i circuiti finali. Sono quelli che aiutano la gente ad aspettare ancora più a lungo. Ad affezionarsi giro dopo giro alla propria maglia. Da riconoscere e applaudire fino alla fine. Lo spettacolo diventa unico. Non sarà come in pista ma poco ci manca. Anche per chi si trovasse lì per caso…

Il ciclismo è numeri. Numeri uno ma non solo. Quello di oggi è il numero di Kittel e del suo treno Etixx Quick Step, un numero messo in campo in modo perfetto, anche sul traguardo di Arnhem. E Greipel dove è? Tutti si chiedono. Come se fosse facile esserci e provare a vincere. Arrivare lì, a 800 metri dal traguardo Enel, sulla scia giusta di compagni che sono un treno che se si volatizza in un secondo quando il varco è aperto e la Statua Kittel vola.

Potente e impenetrabile il velocista tedesco ribadisce che è il più forte in storie come questa. Un indomabile che si erge sul podio fra due velocisti tricolori, mica poco, perché sono proprio due: secondo Elia Viviani e terzo Davide Nizzolo. Ci sono pure loro fra i migliori velocisti del mondo. Proprio così. Un piccolo grande fatto: qui per tre quarti il podio è pieno di azzurro. Poco ci manca…

Non c’è sport più legato alle emozioni – scrive Pier Bergonzi nell’enciclopedia de La Grande Storia del Giro d’Italia – Non c’è sport meno inquadrabile in una cifra, un record, una statistica. Il ciclismo, semmai è coraggio e fantasia. È sorpresa, stupore, incanto…

È quel sorriso convinto ma in fondo incredulo di Marcel Kittel Indomabile su questi primi traguardi in rosa e così in forma da fare pensare che potrebbe davvero puntare alla classifica generale. A crono, nell’avvio del Giro, è stato quinto, martedì nel Sud Italia ci sarà di sicuro ancora pane per i suoi denti veloci, ma anche quella crono in Chianti. Poi più avanti la fiaba salirà. Staremo a vedere.

Kittel Kaiser Kittel. Con la K pure lui, ma era Dimitri Konichev (russo non tedesco!), ne vinse quattro al Giro e tutte in Italia: 1993 Terme Luigiane e Asiago, 1997 Castrovillari, 2000 Vasto! Allora Marcello, vuoi anche tu un poker rosa-Italia? Prova a imitarlo e sarai davvero Marcello Imperatore di Sprint al Giro. Basterà arrivare in fondo alla Corsa Rosa. Le occasioni ci sono…

L’Italia saprà ricompensarti. Perché l’amore al Giro è lanciato. E non è certo finita qui. Il Trittico d’Olanda era solo un aperitivo molto lungo, un bianco fruttato con note di rose e di mulini a vento. Per pedalare in cima all’Olimpo ci vuole altro nettare di Giro. Più carico di gradazione. Un vino che sale. Complesso. Prepara la borraccia, Marcello. Che da martedì si pedala in Italia!

 

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