ENEL IN GIRO – Voci, umanità, energie dalla Corsa Rosa. Ci sono immagini e frasi che rimangono dentro. Dopo un Giro d’Italia così. Il secondo di Vincenzo Nibali. Dopo un’ultima settimana così, divorata con forza e carattere, dopo un evento, la Corsa Rosa, che ha disegnato, tappa dopo tappa sin dall’Olanda emozioni perfette

Ci sono sentimenti. Da lasciare decantare. Scolpiti. Intatti. Ci sono foto e lettere. Pagine di giornale. Voci di troppo. Negli occhi e nel cuore della gente. Che ama il ciclismo, lo ama davvero, anche questo, che è bellissimo e non tutti se ne sono accorti.

Peggio per chi non ci vede bene. Per chi cerca solo la brutta notizia. E a furia di vedere nero non vede i colori e le facce provate dei corridori, messi ai ferri corti dalla corsa più dura del mondo. Puoi ben dirlo, del Giro d’Italia. Né riescono a inquadrarlo tutto il sorriso esplosivo del Brambillino nelle sue imprese (anche di squadra).

O quello elegante di Steven Kruijswijk che si ghiaccia nella discesa del Colle dell’Agnello. O quello esplosivo e spirituale di Esteban Chaves che sfiora il Paradiso (ma può attendere e arriverà). O quello beffardo della zampata spagnola di Aleandro Valverde che ha sottovalutato, forse, la sua prima volta alla Corsa Rosa. Oppure, infine, il sorriso che piange, si libera di tutto e di tutti i cattivi pensieri e bacia la maglia rosa: quello di Vincenzo Nibali ancora re del suo Giro.

podio

Ci sono parole. Belle. Vere. Sincere. E gesti. E colori. Accesi, carichi, a volte fluo, quelli del tempo che è. Che deve essere diverso dagli altri. Forse ancora più bello. Colori ed energie, anche di Enel, certo, che si gongola – a ragione – della sua energia, quella ufficiale,  del Giro. Un bellissimo Giro che galoppa verso il secolo e sa come fare per mantenere intatto fascino e sfumature vintage, ma è pur sempre proiettato nel dopo.

Ci sono soprattutto colori: di montagne – dolomitiche  e alpine – e di muri di ghiaccio e di neve, di nubi che fanno paura. C’è il verde acceso. E il caldo impossibile di maggio. E la roccia. Alpina. Ai confini con la Francia, al limite delle forze. Su La Bonnette come sul Colle della Lombarda – penultima tappa ! – dove scattare e andare a prenderselo quel Giro che aspetta e con lui tutti i tifosi, gli squali veri, chilometro dopo chilometro, lungo la corsa.

Nuova progressione di Vincenzo Nibali, irrompe la voce di Stefano Bertolotti sullo striscione dell’arrivo. Ti buca, ti scuote. Ti porta in vetta. Ed è qualcosa difficile da descrivere perché al suo grido si scatena il boato che come una ola infinita sale e scende accompagnata da qualche campanaccio alpino sugli ultimi tornanti dell’ultima tappa epica di questo giro.

Chaves sembra non reagire questa volta. Ribadisce Stefano dal podio.  Sono le 17 e 10 sul colle della Lombarda e la gente è lì dappertutto senza respiro. Fino al Santuario.

56 secondi sulla Lombarda, canta nel microfono lo speaker ufficiale che non è più lo Stefano che conosci da tempo ed è sempre più del mestiere. La sua voce è quella di una star, è il tuo mito, il cantante del cuore, ti ci aggrappi perché hai deciso di godertelo lì sui tornanti lo spettacolo di questo Girone dell’Inferno.

fan

Esplode la curva, che si duplica e triplica. Le curve del giro sono infinite come le ruote e la fatica. E la gente lo sa. Aspetta fino all’ultimo passaggio. Ma quando l’aria è tagliata da Vincenzo Nibali che arrampica fino al Santuario con passo deciso, anche il tifoso del club dello SQUALO DELLO STRETTO   smette di pregare in silenzio appoggiato alla bandiera e alla transenna.

Nibali passa. E tutti contano. Passa e tutti aspettano. Il treno dei pretendenti: eccolo, con Chaves legato ad un filo trasparente che si tiene fra i denti Scarponi. Lo placca. Lo attanaglia. Lo guarda come se dovesse mangiarlo. Se scatti sei preda. Pare gli dica. Lassù deve arrivarne uno solo: ed è Vincenzo. Così è se ti pare, dice il gregario di lusso.

Ci vuole fegato per essere di questi tempi un Colibrì Rosa – El Colibrì, come Esteban Chaves, capace di volare alto e poi inchinarsi al più forte e onorare pure lui la sfida. Con l’umiltà e il coraggio di chi sa bene che perdere quando si è a un passo dal successo è vincere qualcosa che va oltre. È l’esperienza. È il rispetto. È la costruzione della Forza che ci vorrà per la prossima volta per essere davvero il re.

Ci vogliono i colori pastello per disegnare bene come ha fatto Mauro Vegni, un Giro che è terribile ma anche umanissimo. E piace. Alla gente. Che sfianca per le medie e gli attacchi. Che non risparmia: le fughe e i fuggitivi. Che vuole un podio: di grandi campioni. Nibali, Chaves, Valverde. Ecco fatto. E basta con quella menata nauseante del Giro senza grandi protagonisti. Ma smettila tu di guardare il ciclismo solo in televisione o dalla sala stampa, per di più con la pancia piena.

Cerca una poltrona alternativa, che sia ben scomoda, quasi impossibile se ti viene da mangiare un panino. Anzi, di più, arrampicati per 15 km dal bivio dove ti fermano tutti quelli che non sono stampa e organizzazione. Cammina per 4 ore senza un goccio di acqua per arrivare su dove la festa è comunque più alta.

Troverai che il Giro è qualcosa di magico. Di diverso. Di unico. Come il gruppetto di amici in ferie dall’Oltrepò Pavese: c’è Giuseppe detto Uippo, c’è l’altro Giuseppe con Renzo. E Claudio, che correva da giovane ed era un bel grimpeur ma si risparmiava troppo, adesso, però, quella grinta messa da parte sta tornando utile per seguire il suo Giro in salita. Tornante dopo tornante. È questo che vedrai se farai come loro. Un Giro bellissimo.

Ti godrai come loro lo spettacolo puro. E vero. Quello che spetta a chi si inerpica su un pendio acquoso e zuppo della sacra acqua di Sant’Anna di Vinadio e qui annusa l’aria. Aguzza la vista. Apre le orecchie e respira la fatica e il bruciore che c’è nelle gambe dopo tutti quei chilometri a menare. Come loro arriverai nel cuore di questi corridori subito e senza fare fatica a capirne davvero il senso.

Ad arrivare su, fino alla fine del mondo, e ribaltare tutto, più volte, per fare l’impresa. Che non deve per forza essere compiuta da uno che somiglia di profilo a Coppi o a  Bartali, a Gimondi o a Merckx, a Moser o a Saronni, nemmeno a Pantani, per essere una grande impresa.

nibali bacia la maglia

Deve essere l’ultima.  Autentica corsa. Ha bisogno di forza, di idee, di errori e di mosse azzeccate, di traiettorie perfette e di rischi di rompersi il collo. Di coraggio. Come quello che sta nelle lacrime e negli scatti che non ti aspetti se non ci credi, di Vincenzo Nibali.

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Se vorrai potrai vedere anche tu i colori della Montagna dove la Grande Corsa a tappe si esalta più che in volata, perché più dura e lunga, a volte infinita.  Vedrai anche i  colori  pastello come quelli della carovana del Giro. Delle ammiraglie al seguito della corsa. Delle sacche di rifornimenti e maglie asciutte stese dietro al palco dello show per tutti i corridori del Giro. Dal primo all’ultimo.

Vedrai più acceso il rosa della maglia di leader e tutti gli altri colori del Giro e sentirai la poesia di quel celeste della maglia del grande team Astana che fascia il busto di un campione tricolore che arriva dalla Sicilia. E ha già detto tante cose a chi voleva sentirle. In tre lingue: spagnolo, francese, italiano.

Vedrai anche l’oro come luccica nella sua collezione speciale da Squalo. Un oro che riluce quando Vincenzo bacia finalmente quel trofeo. Senza fine. Una coppa che si arrampica pure lei e serpenteggia nel suo cuore. Un trofeo che è sempre stato suo, in fondo in fondo. Ma ha dovuto lottare e forzare la mano del favorito che non arrivava per esserne il vero padrone.

C’è il clamore costruito e studiato. E c’è quello che è istinto e reazione.  Il suo è fatto apposta per i cuori semplici, per quella gente che si accontenta  di quel passaggio di pochi minuti davanti ai propri occhi e alle mani da battere. Sia che vinca sia che perda.

tour

È un tipo di clamore, del successo pieno, che tocca fino in fondo la sensibilità di un tifoso sfiancato da questo Giro come il suo eroe. Lo trovi a Torino che è esausto.  No, non sono andato a Risoul, ti confida Matteo di Grugliasco, avevo paura non ce la facesse, sono sincero, non volevo vederlo soffrire dove lo avevo visto dominare. Ho qui la maglia gialla di quel suo Tour, da allora lo seguo passo dopo passo, tappa dopo tappa e adesso vado al traguardo. So già che sarà impossibile. Lo aspetterò per ore. Non so se ci riuscirò a conquistare un suo autografo ma non importa, oggi Nibali vince il secondo Giro e tutta questa fatica è valsa la pena.
La fiducia è una cosa seria.   

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