Ognuno gli amici se li sceglie come gli pare. Soprattutto quando c’è da parlare di sport. BarSport. Appunto. E siccome oggi la tappa riposa. Come riposa ed è sacrosanto la Maglia Rosa di Brambilla, congelata nell’armadio del Grande Giro in Toscana… Siccome si riposa, insomma, non è detto che non si possa sorridere o ridere. Al Giro. Come al Bar Sport. Come sul web. Come fra amici. Quelli che ti scegli perché ti piacciono e ti fanno stare bene. Sempre

#Giro2016 –  Dalla mia personale carovana di amici speciali che anche se non ci si vede mai. Ci si capisce sempre. O quasi. E si ride, senza troppe balle o cose complicate  R A G I O N A M E N T I che non portano a nulla. Ma che in fondo hanno molto da raccontare. Di questo mondo fatto di emozioni, di sport, di passione. Fra bici e cavalli. E donne. E uomini! Naturalmente.

Insomma, beccatevi queste righe del mio BarSport preferito (www.barsport.net) . E fatevi due risate  con me: in fondo con il grande Magro non ci si annoia mai. Lo sanno bene quelli di Eurosport. Magro, che non è una consolazione, nè proprio proprio in linea (come una corsa!): diffidare dal nome, qualche volta. Magro che quando correva lo ere… magro. E astuto. Furbo. Un toscanaccio veloce. Ma è un Riccardo Magrini grande più che mai. Un amico fra gli amici del BarSport. Eccolo.

Riccardo “Il Magro” Magrini e il ciclismo per caso e per amore – Ha vinto al Giro e al Tour -e in Francia “erano anni”, come direbbero quelli di Marrakesh Express, che un italiano non passava per primo il traguardo- e in bici si è tolto delle gran belle soddisfazioni, anzi, come ripete lui, da buon toscanaccio, “Di godute me ne son fatte di molte”; anche dopo, da direttore sportivo, ha guidato Cipollini alla Domina e seguito un certo Pantani (forse il più vero tra i pochi amici veri di Marco), ma l’apice della popolarità Riccardo Magrini da Montecatini, in arte “Il Magro”, lo sta raggiungendo in tv, nella “Casa del Ciclismo” dove, prima con Andrea Berton e poi con Salvo Aiello (autentiche enciclopedie dello sport), ha letteralmente inventato un nuovo stile di telecronaca, sempre precisa e ritmata, a tratti ironica e scanzonata, divertita e divertente, ogni volta social e vincente…

Il Magro, la bici, l’ha incontrata per caso. A casa a regalargli il “Lui” -che era il motorino che avrebbe voluto più di ogni altra cosa- non ci pensavano proprio. E ovviamente neppure il Vespino o qualsiasi cosa avesse un motore…

“Allora la bici da corsa”, chiese. Un ripiego, più che un rilancio, fatto sta che la richiesta andò a segno. E per Natale e/o per il sedicesimo compleanno (Riccardo è nato a Santo Stefano) –era il 1970– la bicicletta arrivò…

La prima uscita, con il cugino Lauro, soprannominato il “Canardo”: 60 km, senza preparazione, d’istinto, alla grande; tanto che il cugino andò di corsa dal babbo del giovane Magro, il Beppe, a riferire e rompere: “Zio, Riccardo la va come un treno, così, senza allenamento poi. Deve fare il ciclista”…

Primo, al Beppe del ciclismo gli importava una sega (a lui gli garbava di molto il biliardo), secondo c’era lo studio di mezzo, la scuola alberghiera, terzo sai che ne ne poteva capire, il Canardo…

magro 3

E invece no. Nel senso di sì. Colpa, ma soprattutto merito, dello zio di Riccardo, il Claudio, che convinse del tutto il Beppe anche se un po’ meno il Magro, che il ciclista l’avrebbe anche fatto al volo, ma a patto di lasciare la scuola, libri, stanze e fornelli…

Sullo studio il Beppe non volle sentire ragioni -e mamma nemmeno- almeno in un primo tempo. Tanto che Riccardo andò effettivamente a pedalare per il gruppo sportivo Moschini (“Maglia stupenda -ricorda- bianca a scacchi neri; e poi ci pagavano in bistecche, perché il patron aveva una macelleria”) ma di lasciare l’Alberghiera no, anzi, come direbbe lui “Sì, ma ‘un ti credere”…

A gestire il tutto era il “Pinze”. Ogni tanto andava anche a incalzare il Beppe e soprattutto lo faceva fare a zio Claudio: “il ragazzo non può allenarsi come si deve se deve andare a scuola”. Giusto, pensava il Magro. Però niente, nothing, nada de nada. Che lasciasse il ciclismo, piuttosto…

Cosa che stava per succedere pure, tra l’altro, proprio durante le vacanze scolastiche e la colonia estiva: c’è un motorino, il nostro non può che salirci sopra naturalmente e, naturalmente, ci cade e si spacca tutto. Morale: 120 giorni di gesso, abbastanza per fermare Merckx o Gimondi, figuriamoci per non fare incazzare il Beppe…

Invece sì, nel senso di no: stavolta Riccardo poteva lasciare la scuola e dedicarsi in toto alla bicicletta.

Da dilettante vince la Coppa Ciuffenna e il Trofeo Matteotti, poi nel 77 passa professionista, con i buoni uffici di Alberto Pagni, prima alla Fiorella-Mocassini poi alla Inoxpram e quindi alla Magniflex, ma il grande balzo, in termini di successi personali, arriva alla Metauro Mobili-Pinarello, squadra con cui nell’82 vince il Giro della Provincia di Reggio Calabria e l’anno dopo conquista la Terracina-Montefiascone al Giro e addirittura la mitica Nantes-Ile d’Oleron (video sotto) al Tour, dove l’ultimo italiano a imporsi era stato Serge Persani che come dice il nome stesso, di nascita almeno, italiano non era neppure,..

In realtà, quella tappa, Magrini manco l’avrebbe dovuta correre. Era andato in crisi a cronometro, il giorno prima, per ripetuti attacchi di fame (per chi non l’avesse capito, al Magro, che poi tanto magro non è, mangiare gli garba di molto mangiare) e aveva deciso di ritirarsi e tornare a casa. La sera scorpacciata a tavola e via di cioccolato anche la notte, che però ha portato consiglio e soprattutto il ds a pregarlo di dare ancora un giorno una mano in gruppo: “Ok, però primo se non ce la fo mi fermo -rispose- e secondo se all’ultimo km sono lì ci provo da per me, che magari vinco”…

Ipse dixit. E così fu. Tanto come ripeteva lui prima di conoscere il re di donne, cavalli e canzoni, “di donne, cavalli e corridori ‘un ci ha mai capito nulla nessuno”…

A proposito di gruppo, Magrini, in gruppo, era il classico “se non ci fosse bisognerebbe inventarlo”. Per compagni e avversari. Grande calore umano, ma soprattutto goliardia e cazzeggio, indispensabili per il morale e per battere la fatica, la solitudine, la lontananza da casa (che è come il vento), il vento, la pioggia, il freddo che dà dritto ai piedi e il caldo che arriva al cuore una sega, fa solo sudare le sette camicie a quelli sotto la maglia…

Istrionico, inimitabile nelle imitazioni (specialmente in quella dell’indimenticabile Adriano De Zan, nel video con Paolini che fa Cassani vedi Barsport.net), e nel cantare (quando fa il verso all’altro Adriano, l’adorato Celentano, oppure ad Armstrong, non Lance il ciclista ma il musicista), il Magro, decisamente pesante come atleta e specialmente da ex, ha sempre posseduto il dono della leggerezza. Anche adesso che da radio e tv inventa neologismi e colora espressioni già colorite: la “catena incatricchiata” (che è diventato un premio molto sentito e vissuto dalle parti di Albenga), la “miciola”, “Il Veglione del Tritello” (che, altri video, è già trasmissione sul web, in radio, alla tele e anche spettacolo itinerante), lo “Chateu Magrin” (un castello della Loira che si è autodedicato) e “Ciccino d’Avane“…

Una volta riuscì a fermare il Giro davanti a casa sua, per protesta e scommessa, armato di panini, chitarra e amicizia, per dare l’idea.

Compagnone fino a far presto a furia di fare tardi, se ce n’è l’occasione, il Magro un bel giorno decise di darsi all’ippica e alla due ruote del sulky, il sediolo del trotto…

L’esordio, tutto da raccontare: “Era il settembre 1996 -ricorda- prime giornate del mese e ultime in notturna per l’ippodromo del Sesana. Franco Ligas e altri avevano organizzato una sfida tra personaggi, per lo più toscani. Non mi avevano invitato e allora chiamai Ligas, così, per fargli credere che fossi offeso; in realtà un po’ offeso lo ero davvero, ma a dirla tutta, anche se all’ippodromo ci ero cresciuto tifando Nello Bellei, di come si guidasse un cavallo in corsa non ne avevo la benché minima nè fottutissima idea”…

Ligas incassa e rilancia: “Magro, non sapevo che te tu ti garbasse. Dai vieni, ti metto prima riserva tanto vedrai che qualcuno se la fa sotto e alla fine corri tu. Tanto te tu ti sei capace no?”

“Oh che dici, certo che sì”, risponde il Magro…

Va alla corse da riserva ma presto passa titolare: quello che se la fa sotto era alla guida di Pastir Mon e lui lo sostituisce: “Tanto te tu sei capace, vero”, chiede il proprietario, “Oh che dirai, certo che sì”, risponde.

magro 2Arriva l’allenatore, il “Torchio”, un omone stile orco delle favole, gli vede parlare e prende il Magro da parte: “oh che ti ha detto quel grullo del proprietario? Di non partire scommetto! Stammi a sentire -gli fa- te tu ci hai il 6, io alla cavalla non le fo il calmante, le mettiamo un brigliolino leggero leggero e via, prima fai una bella falsa -che il Magro manco sapeva come si facesse, la falsa- e poi dietro la macchina la fai partire a tutta”…

“Ma veramente -abbozza il Magro- io una falsa”… “Te tu hai ragione te -gli fa il Torchio- di false è meglio se ne fai due”…

Morale: “Non vi dico dove sentivo le palle e il cuore -racconta il Magro- e cosa ho provato quando mi ha preso la mano e il via, comunque meno male che avevo il 6 e ce la facemmo tutta fuori di tutti, io e Pastir. Vinse per la cronaca quella guastafeste della Petra (Magoni ndr) che ancora dopo vent’anni il più delle volte mi batte, io in scuderia scesi dal sulky privo di sensi e mi ripresi con il Torchio che mi diceva “hai visto come parte, certo, siamo rimasti di fuori e quindi hai fatto bene a non insistere ma comunque si vede bene che te tu sei capace di molto, a guidare i cavalli”…

Dopo la prima esperienza per rivedere in sulky il pur sportivissimo Magrini (scia, gioca a pallone e per ragioni di “famiglia allargata” è anche un grande esperto di pattinaggio), ci vorranno anni, solidarietà e beneficenza e la passione delle Stelle, quel circuito di folli follemente innamorati dei cavalli che si sostiusce, dopo averne imparata l’arte attraverso scuola e praticantato, ai driver professionisti.

E’ il 2009 quando il Magro ci riprova, a Follonica, anche qui senza successo in pista ma con enorme divertimento e in sicurezza. Tanto che l’anno dopo partecipa addirittura al Campionato, riesce a qualificarsi per il rotto della cuffia alla finalissima e a sorpresa, soprattutto sua (“In realtà il Foà me lo aveva detto e quando mi dice lui una cosa delle corse poi si avvera”) alla guida del simpaticissimo Foreman Cr, allenato dai fratelli Quarneti.

“Che goduta, ragazzi”, il commento a caldo.

La primavera 2011 parte male, non solo dal punto di vista ippico, con un infarto. Che non riesce a toglierli un grammo di attaccamento alla vita nè la passione per il ciclismo e le corse, nè quella per le corse dei cavalli, in cui torna nel 2012, dove in finale guida però male e non riesce a ripetersi.

Il 2013 è quello del ciclone Jessica Pompa, vince sempre tutto lei e a lui non resta che ammettere la magia della campionessa e, dopo qualche scazzo di troppo riconoscerne in telecronaca la capacità soprannaturale di far volare i cavalli, giusto una settimana prima che la stessa Jessica battesse anche il campione italiano dei professionisti in un race off da brividi e fuoco.

Niente finale nel 2014 e costretto a saltare per la Vuelta anche quella dello scorso anno, il 2016 sembrerebbe proprio essere cominciato nel migliore dei modi: un successo dietro l’altro con Eurosport e l’amico-collega Salvo Aiello, con il quale al Giro vanno facendo a fettine l’audience -ma soprattutto il gradimento- della Rai e, a pochi giorni dall’inizio della Corsa Rosa, il trionfo in sulky, con la non facile Sahra Mask, nella prima tappa del Campionato delle Stelle 2016, davanti al suo pubblico, nell’ippodromo della sua città e del debutto con Pastir Mon.

“Foà me l’aveva detto che avrei vinto io. Peggio per lui, perché l’ho battuto”, dice spalancando un sorriso a 64 denti.

In fondo, a parte il Foà che in donne, cavalli e canzoni non sbaglia mai, con il Magro, hanno avuto ragione un po’ tutti. Per fortuna anche il “Canardo” e alla fine perfino il Torchio, perché gliel’aveva detto “Si vede che te tu sei capace”…

 Grazie per questa e altre cose bellissime agli amici di Barsport.net

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