Eins, zwei, drei… pasta e fagioli. Camerata Greipel va di corsa, troppo di corsa. A Bibione la lingua madre è il tedesco, da sempre. Tempo brutto, ma domani torna il sole, anzi anticipo d’estate: e si spolverano i banconi delle gelaterie, si piantano gli ombrelloni, si ripassa la lingua “Wilkommen Andre”, ma lui saluta “Aufwiedersehen Italien”. Bibione colonia tedesca o quasi, pronta all’invasione di uomini in sandali e calzini, con un Greipel testimonial perfetto: ma il vincitore è già al Brennero con la valigia, senza vergogna, come quelli che sporcano le spiagge del Veneto e poi, tornando a casa, se la prendono con “Italiani sporcaccionen””.

Il vincitore, razza ariana in bicicletta, è in fuga verso il nulla, come già aveva fatto Kittel, suo connazionale che, dopo aver ostentato la superiorità, si è messo fuori corsa. Tornatevene alle vostre birre e alle vostre Kartoffeln. Italiani sfaticati? No no, le montagne fatevele voi.  Si riempiono le telecronache, i blog, gli ultimi giornali di carta con le belle favole del ciclismo del cuore: e poi c’è il ciclismo dei tanti calcoli, dei watt, delle ammiraglie che dovrebbero dare o meno gli ordini ad attaccare, del bilancino delle energie, di quelli che, contando i soldoni, decidono di lasciare il Giro col bottino, con la testa già al prossimo incasso, magari al Tour.

volata greipelDa una parte, c’è il Giro dei Brambilla e dei Ciccone, pasta e fagioli onesta e generosa, dall’altra quello dei Kittel e dei Greipel, come un sushi fighetto e misurato, che guarda al calcolo delle calorie e non all’emozione. Sì, ma lo faceva anche Cipollini: volate a ripetizione in pianura e poi fuga verso la Versilia, non appena le corse a tappe arrivavano all’ombra delle montagne.  Insomma, gliel’abbiamo insegnato noi, a questi nuovi tedeschi, che assomigliano pochissimo, per esempio, al vecchio Zabel che non si risparmiava mai.

Volate senza storia, imbarazzanti per superiorità loro, o inferiorità degli altri: non ne vedremo più così, in questo Giro, giunto a metà strada. Anche il ciclismo è a metà strada tra nuove storie e vecchie abitudini, con facce giovani a dare spettacolo e vecchie cariatidi a concedere selfie: metti, per esempio, Pozzato che si allena a fare la star televisiva, pensando al domani più che al presente, che lo vede quasi a un giro d’onore più che a una sfida per vincere. I suoi corregionali non sono mica così rilassati. Triveneto è generoso e appassionato, siamo nella provincia che lavora sodo e che si è presa un po’ di tempo per scendere in strada e salutare il Giro. Visite parenti, tante, perché da queste parti sono in tanti, in carovana, ad avere casa e amori. Visite parenti per tutti, anche per Ronny Baron, il meccanico della Lampre, o per l’albanese Zhupa.  Gioia vera, senza calcoli, la passione qui non sta a controllare le calorie spese, la volata è già lanciata con belgi e tedeschi in prima fila. Uomini d’acciaio, che quasi spaccano i pedali, vittoria netta, scontata, senza palpiti. Bravo Greipel, ma ora lasciaci a godere l’altro ciclismo, quello che non si risparmia e che riporta vecchi e bambini a emozionarsi non per uno sport, ma per uomini che danno ancora valore a chi applaude per loro, anziché rimanere chiusi in casa o in fabbrica a farsi gli affari propri. Il ciclismo vivrà in eterno non grazie ai corridori, ma grazie a chi spenderà un po’ del proprio tempo per applaudire uomini veri, in bicicletta: Greipel, ricordatelo.

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