Ci beviamo un caffè con Ivan Basso? Perché no. E lo beviamo virtualmente, anche qui su questo magazine on line. Per stare in tema, ce lo beviamo dunque con Ivan che troviamo rilassato, sorridente, disponibile. Virtualmente si intende. E soprattutto grazie alla sua App tutta da scoprire. Iniziamo…

Da dove comincia l’intervista virtuale? All’Upcycle Café di Milano, mai luogo fu più azzeccato. Per capire con il campione delle due ruote, fra passato e presente digitale, quale mondo è quello dei professionisti e non solo, un mondo che pedala ma vuole anche altro. E si diverte. Come Ivan Basso.

Cycling_Coffee_4C’è un mondo che è tipico di quelli che vanno in bici, sì, i quali, pedalando, facendo girare le gambe come hanno fatto da sempre tutti – campioni e non, eroici e turisti per caso – hanno un occhio speciale puntato sulla tecnologia, anzi, sul digitale.

Un modo di essere pedalatori di un Gruppo anche un po’ social come invita poi a fare lui –un ex Pro che si sente ancora nel Gruppetto – un Ivan Basso che racconta con entusiasmo della sua novità digitale incontrando tanti amici al bike bar di Milano, dove presenta la sua nuova App, la App di Ivan Cycling Coffee!

Fra giornalismo classico e modernità, comunque, questa è un’intervista come al solito. Domanda e risposta. Dite quello che volete ma poi, il ciclismo, trascina non per la tecnica o per la tecnologia ma per la poesia, la fatica, l’epicità, eccetera eccetera…

Cycling_Coffee_3Eppure è un ciclismo sempre più social e sempre più digitale. Perché secondo Ivan Basso?
Penso che il ciclismo abbia subìto semplicemente delle trasformazioni rispetto al passato, beneficiando però più di altri sport della tecnologia applicata, come per esempio le innovazioni che arrivano dai dispositivi wearable (vedi: cardio frequenzimetri), oppure le ricerche che si realizzano sui prodotti e sull’abbigliamento e gli studi fatti sull’aerodinamica della corsa. Insomma sono a favore di quella tecnologia che si pone a servizio della salute e dello sport e che perché no riesca a migliorare anche le prestazioni del ciclista.

La vita di un professionista è sempre più dura, forse le strade sono meglio di quando Girardengo… ma le ore in bici sono sempre di più e i trasferimenti (in aereo!) sono la routine. Possiamo dire che la comunicazione digitale aiuta il corridore professionista sempre di qua e di là con l’obbligo di essere sempre al meglio?
Sì, come dicevo, la tecnologia può rendere le cose molto più semplici e migliorare la nostra vita, individuando a pieno bisogni e desideri. Proprio grazie alla rete e ai social network sono sempre in contatto con i miei fan e ho recepito le loro necessità di appassionati di ciclismo. Per questo ho deciso di ideare un’app per chi ogni mattina esce da casa in bici, e vuole essere informato in maniera rapida ed efficace (nel tempo di un caffè!), su notizie di attualità, ciclismo e meteo, il tutto ottimizzato su un’unica piattaforma e fruibile. Così è nata “Cycling Coffee”, l’applicazione per Apple iOS destinata a iPhone e iPad e disponibile su App Store.

Quale è il suo rapporto con la tecnologia?
Sono sempre stato curioso, e mi piace molto sperimentare. In questa app ad esempio utilizzerò un linguaggio che secondo me ha un impatto molto diverso, e per certi aspetti molto più forte degli altri: il linguaggio video. Riprenderò come si affronta qualsiasi tipo di imprevisto andando in bici, o come migliorarsi, o come essere da supporto dando consigli pratici a tutti quelli che sono contagiati dalla passione per la bici. Insomma, con la tecnologia sono a mio agio e ne è una prova concreta la voglia che ho di mettermi in gioco in questa bella esperienza.

Cycling_Coffee_6Il professionismo ha anche professionalizzato l’immagine di squadre e campioni. Tutti  sono sempre più curati da veri staff preparati in comunicazione. Si corre il rischio, forse, di perdere spontaneità o no? Forse la gente a volte non si fida della tecnologia che c’è in mezzo fra il campione e il tifoso. Cosa pensa?
Per quanto mi riguarda io sono supportato da un’agenzia di comunicazione che mi segue molto e bene, ma tutto quello che facciamo ha un mio coinvolgimento diretto, non solo a livello operativo ma anche creativo. E anche sui social network non ci sono mai state altre persone che parlano per me. Sono io che pubblico le mie foto su Instagram e cinguetto su Twitter. E anche l’idea della app e tutti i contenuti all’interno che andrò a sviluppare è mia, ovviamente supportata e raffinata dalla mia agenzia.

Insisto, perché capita, molti pensano: questo tweet non l’ha scritto lui… Forse per contrappasso il mondo digitale anziché avvicinarci ci sta allontanando, rendendo noi fan e suiveur più scettici?
Come dicevo prima sui social network e, più in generale su tutte le attività che mi riguardano, ci metto la faccia. Penso infine che anche gli scettici sanno riconoscere l’autenticità delle cose e delle persone.

Come è cambiata la community del ciclismo in questi 20 anni?
Alla base  ovviamente c’è sempre la passione che unisce, ovviamente sono cambiate le modalità con cui le persone entrano in contatto e condividono idee e scambiano opinioni, perché prima c’erano i Fan Club e le corse che passavano per i Paesi dell’Italia. Queste erano l’occasione speciale per incontrarsi e tifare il proprio l’idolo, mentre ora con i social network tutti possono seguire tutti anche fuori dall’Italia e soprattutto entrare in contatto con tifosi di tutto il mondo.

Aneddoto: quella volta che … la tecnologia ti lascia a piedi. Mai successo?
Sì, ovvio, ed è stato una volta per colpa mia…Non  ho caricato uno strumento per misurare la performance. Caricare gli strumenti di lavoro è  un dovere.

Ha pubblicato un saggio, autobiografico, molto romantico. Si sente più scrittore o più digital addicted? E cosa le ha dato quell’esperienza davanti ai fogli, ai suoi sentimenti da condividere?Scrivere un libro autobiografico, con l’aiuto del giornalista Francesco Caielli, è stata senza dubbio un’esperienza unica perché mi ha permesso di raccontare particolari della mia vita molto intimi e nel fare questo ho trovato una nuova forza, soprattutto perché secondo me sono emersi la mia sincerità e la passione per il mio lavoro. E poi il libro ha generato emozioni ed energie positive, non solo in me ma credo anche nella gente che lo ha letto.

Ultima, non posso non farla, adesso che guarda il gruppo con l’esperienza e gli occhi dell’ex pro ma che era in sella fino a pochi giorni fa, come si sente? Cosa le manca di più – se qualcosa manca – di quella vita?
Devo dire sinceramente che in questo momento non mi manca nulla, perché sono ancora nel gruppo e a contatto con la mia squadra, anche se in vesti diverse. Mi sento bene e sto vivendo questo momento della mia vita con energie rinnovate. Ora ho anche più tempo a disposizione, per questo posso dedicarmi con spirito nuovo ad attività e a nuove esperienze in ambito professionale.

PS se ti abbiamo incuriosito, scarica qui Cycling Coffe sull’App Store così ti berrai un caffè con Ivan Basso ogni volta che… Facile.

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