I dualismi nel mondo del ciclismo hanno sempre affascinato il popolo di tifosi ma li hanno anche divisi, raggruppati, li hanno fatti discutere, innamorare, schierare gli uni verso gli altri, alla fine poi tutti si sono appassionati, anche coloro che del ciclismo non ne hanno mai fatto una ragione di vita.
Giovanni Gerbi e Carlo Galetti negli anni venti misero in piedi una sfida memorabile attravesso la Pianura Padana solo per definire e dimostrare a tutti chi dei due fosse il più forte….beh! per dirla tutta c’eranno anche mille Lire dell’epoca in palio.
Poi arrivarono Coppi e Bartali che divisero l’italia scomodando addirittura la politica e la religione, e venne la volta di Anquetil e Poulidor poi di Gimondi e Merckx…..insomma il ciclismo da quando esiste si nutre e si nutrirà dei dualismi,perchè le scaramucce,le rivalità tra ciclisti hanno da sempre rappresentato il condimento delle corse, hanno aggiunto il gusto del piccante,

i dualismi hanno dato, danno e daranno alle competizione una sfumatura per certi versi romanzesca a quella che altrimenti si chiamerebbe soltanto “fredda cronaca”
Il giro del 1983 si preannunciava alquanto anonimo, insipido e senza rivalità…eravamo in pieno periodo Saronni/Moser ma il trentino in quella stagione non vinse quasi nulla, sembrava avviato al tramonto e Bernard Hinault decise di non parteciparvi proprio.
Quello però che si annunciava come un Giro scialbo, si dimostrò invece uno dei più divertenti ed appassionanti della storia, le battaglie sulla strada e le diatribe dopocorsa, riempirono le pagine dei giornali, ma andiamo con ordine.

Brescia 12 maggio, sciopero dei metalmeccanici, prologo annullato

Brescia 12 maggio, sciopero dei metalmeccanici, prologo annullato

Brescia, dodici maggio,la prima frazione doveva essere un cronoprologo, ma alla diretta televisiva il buon De Zan impazzisce…..sciopero dei metalmeccanici….tappa annullata.
Il giorno successivo la Bianchi Piaggio vince la cronometro a squadre e Tommy Prim veste la maglia rosa.

13 maggio la cronometro a squadre vinta dalla Bianchi Piaggio, a tirare il gruppo Tommy Prim prima maglia rosa di quel Giro

13 maggio la cronometro a squadre vinta dalla Bianchi Piaggio, a tirare il gruppo Tommy Prim prima maglia rosa di quel Giro

La prima parte della corsa fu a favore delle ruote veloci, e così si alternarono sul podio dapprima Bontempi e poi Paolo Rosola ma già all’inizio giro cominciarono i “veleni”…….Saronni vince la quarta tappa con una volata contestatissima in quel di Todi rispondendo con una mossa illecita ad una scorrettezza di Argentin che vincerà poi a Salerno, Beppe però alla fine di quella settimana indosserà la maglia e nessuno riuscirà più a sfilargliela……anche se qualcuno giocherà sporco.
Saronni quel giro lo stava correndo in maglia iridata, aveva fatto suo anche l’ultimo Lombardia e la Milano Sanremo a quel giro sembrava non avere rivali, ma come si dice, il pericolo si nasconde li,proprio dove non te lo aspetti.
La tredicesima tappa era uno crono individuale, e la vinse appunto Saronni. Roberto Visentini lo accusa di essere partito prima che scattasse il cronometro, il corridore della Inoxpram incolpa pure gli organizzatori e i cronometristi di essere in combutta con colui che vincerà poi il Giro…..ed ecco la rivalità che l’Italia non si aspettava, il dualismo che aumentò di brutto il grado di attenzione su quel sessantaseiesimo Giro D’Italia,…..e pensare che all’inizio sembrava tutto così scialbo.
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Saronni verso le ultime tappe era decisamente stanco, aveva vinto tanto , era esausto e in salita si difese con fatica dagli attacchi di Visentini, ma ormai il gioco sembrava fatto, mancava solo una cronometro di quaranta chilometri da Gorizia a Udine, quasi una passerella.
Alla vigilia di quell’ultima crono accadde però un fatto increscioso, uno scandalo;
Un industriale bergamasco, uno degli sponsor della Inoxpram, quello che forniva le ruote alla squadra di Visentini, si presentò all’albergo della Del Tongo e tentò di corrompere due camerieri in cambio di denaro affinchè svuotassero l’intera boccetta di un famoso quanto potente lassativo liquido, insapore, inodore ed incolore nelle bevande di Saronni….la somma pattuita fu di due milioni di lire.
I due inservienti avvertirono un poliziotto loro amico che travestitosi da cameriere,partecipò al proseguo della trattativa chiedendo un altro milione.
Quando il costruttore andò a versare la caparra, trovò il poliziotto che lo arrestò ammanettandolo seduta stante per la gioia dei paparazzi che erano già piazzati per l’occasione in quell’albergo di Gorizia.

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Quella medicina avrebbe sicuramente impedito a Saronni di partecipare alla crono dell’indomani, anzi sarebbe stato addirittura necessario il ricovero in ospedale.
In molti poi penseranno che quel fascinoroso impresario fosse stato soltanto l’esecutore del malsano gesto, e che in realtà si fosse preso tutte le colpe di quello che sarebbe stato un misterioso complotto che naturalmente non venne mai scoperto.

La crono di Gorizia si svolse poi regolarmente e il direttore sportivo di Visentini coprì con il nastro adesivo i loghi che rappresentavano la ditta dell’avvelenatore, la vergogna era troppo grande.
Per la cronaca quella cronometro la vinse Roberto Visentini ma Saronni riuscendo a limitare i danni vinse quel Giro dei Veleni.
Sono passati molti anni da quel misfatto e ancora oggi come allora si sussurra che la manovra fosse stata orchestrata da tempo ben prima di sapere chi quel giorno avrebbe vestito la maglia rosa……roba da film!

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