Riflessioni dalle giornate studio sulla mobilità ciclistica in Olanda

Più biciclette che abitanti, un territorio pressoché piatto, trasporto pubblico con standard qualitativi decisamente elevati e una cultura e abitudine a muoversi in bici universalmente diffusa. Questa è l’Olanda, dal fronte bici.

Pochi giorni in giro tra Amsterdam, Delft, Njimega, L’Aia sono bastati per vedere ed ascoltare ciò che in modo strutturato da qualche decennio, Governo ed enti locali olandesi hanno messo in campo per rendere il proprio paese e le proprie città bike friendly.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, la bicicletta è la parola più attrattiva dopo Amsterdam, il 53% della popolazione si muove abitualmente in bicicletta, i trasporti pubblici sono gratuiti per i giovani,  ma nonostante questo loro si muovono in bici. La bicicletta è diventata un traino economico. Qui ci sono incubatori d’imprese bike oriented con produttori di bici muscolari, a pedalata assistita, cargo bike, bike messangers, che rispondono a richieste di un mercato internazionale.

Il nostro Giro d’Italia tra qualche mese, partirà da qui e passerà tra l’altro per la città di Nimega, (un po’ più grande di una nostra municipalità), dove un anno fa è partito il Tour de France e tra due anni verrà ospitato il congresso mondiale Velo City, dedicato agli scenari planetari del mondo bici.

I percorsi ciclabili, che abbiamo provato, ti permettono di pedalare senza mai fermarti, tra sistemi di precedenze e rotatorie, il ciclista ha sempre la priorità, tanto che qui si è nella fase delle super strade ciclabili.

È evidente che potrei continuare ancora a lungo, ma è fin troppo chiaro che parliamo di una nazione con una visione di sviluppo molto chiara, che ha specifiche voci in bilancio per la mobilità ciclistica che ogni anno impegna per realizzare sia progetti infrastrutturali complessi ed ingenti, vedi il ponte ciclabile sul fiume Waal (proseguimento del Reno) nella città di Nimega, che parcheggi custoditi e gratuiti per biciclette, fino a cose molto più semplici come gli scivoli per trasportare le bici sulle scale.

foto ponte

A questo punto qualcuno potrebbe incominciare a pensare, perché l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi ha deciso di organizzare ed ospitare una delegazione della città di Napoli? Quanto autocompiacimento ha mosso questa decisione fino ad arrivare a far scrivere l’Ambasciatore Joep Wijnands direttamente al Sindaco di Napoli per invitare suoi esperti a formarsi sui temi della mobilità ciclistica?

Ed invece nulla di tutto ciò. Questa visita in Olanda, infatti, si concretizza sei mesi dopo la prima visita di esperti olandesi a Napoli, durante la quale hanno intensamente monitorato il territorio non solo nelle sue prime opere infrastrutturali, ma soprattutto negli elementi di cambiamento decisivi ovvero le tante realtà associative, forze imprenditoriali, politiche e sociali che sono la conditio sine qua non  che permette un reale cambiamento in chiave sostenibile e ciclabile della mobilità cittadina.

L’importanza e la forza del capitale umano e sociale partenopeo i nostri amici olandesi le hanno capite.  Potremmo dire che Tim Cook non è stato il primo. A maggior ragione la capacità propositiva e culturale e la propensione al cambiamento l’Olanda sa bene quanto sia importante.

Ma ritorniamo a noi. E’ chiaro che l’Olanda non ci voleva ne farci avvilire, ne chiudere la partita con surreali paragoni. Che senso avrebbe avuto? Infatti c’è una cosa molto importante che ancora non ci siamo detti. Molti pensano che gli olandesi abbiano la bicicletta nel dna. Non è cosi. Il boom economico post seconda guerra mondiale, anche qui, aveva imposto, come in Italia, lo status symbol dell’auto e stava trasformando le città per accogliere sempre più automobili, si allargavano le carreggiate, si costruivano parcheggi. Tutto questo fino a quando è arrivata la doppia batosta da un lato la crisi petrolifera, dall’altro l’aumento delle morti di bambini per incidenti stradali.

Un forte movimento popolare ha cominciato a chiedere un’inversione di rotta, la politica senza farne una questione di bandiera si è adeguata a questa domanda ed è partita una nuova storia per l’Olanda, quella che noi conosciamo.

foto sottopassogruppo ponte

L’Olanda ha visto lontano stringendo un rapporto istituzionale e culturale con la nostra città. A detta loro, in vent’anni, con una strategia chiara, condivisione di obiettivi si può arrivare ad immaginare una città dove per distanze da percorrere nel raggio dei 7.5 km ci si muova prevalentemente in bici, mentre per distanze fino ai 15 km si possa utilizzare l’intermodalità ovvero la bici combinata con metro/funicolari (in questo modo si risolve anche il problema di collegare la città bassa alla collina). Ovviamente tutto questo passa per un indispensabile potenziamento del trasporto pubblico locale (per capirci l’opposto dei recenti dati dello studio di Legambiente sulla mobilità campana).

Chiaramente non si può prescindere da un nuovo paradigma culturale, questo già ci era chiaro, ma si è rafforzato quando durante i nostri giri sulle ciclabili olandesi siamo passati fuori una scuola e abbiamo visto che i ragazzi al suono della campanella correvano al parcheggio biciclette…

Queste sono le cose a cui guardare per immaginare una storia nuova. Se poteva sembrare impossibile che Apple decidesse di aprire il suo primo centro di formazione d’Europa a Napoli, non può sorprenderci che l’Olanda abbia deciso di aiutarci a capire come riempire le nostre strade di bici. Napoli ha un potenziale di cambiamento incredibile.

Ora però tocca a noi continuare a pedalare.

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