Antibes è la spiaggia del triathlon. Quello d’inverno. Che chiude e apre la stagione da immaginare, quello di Saint Sylvestre, caduto quest’anno a Santa Lucia ma non è certo  il triathlon più lungo che ci sia. Tutt’altro. È piuttosto uno sprint. Sulla spiaggia bianca. Di Antibes. Al Capo. Con una prima fase per le giovani leve: piccoli gruppi di bambine e bambini che senza schiamazzi e con sorrisi veri si cimentano nella multidisciplina. A loro tocca un duathlon che promette un futuro da TRIatleti, per ora vale la pena di accontentarsi di corsa-bici-corsa. Poi verrà il tempo del nuoto. Anche d’inverno. Cosi è a loro che tocca l’onore di animare con agonismo sano la zona cambio dei più… grandi. Dei triathleti in carne e muta, che sfidano il mare ed è solo o persino il 13 di dicembre!

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Mentre la spiaggia si  anima di uomini in nero che paiono pinguini il triathlon sprint (25ma edizione) di Antibes si accende in una domenica da incorniciare. Di fine anno. Per molti francesi e qualche italiano sarà l’ultima sfida  del 2015. Per tanti è un modo per dare senso agli allenamenti che continuano ed hanno un nome e un cognome: lo sprint di Saint Sylvestre. Poi, saranno più gradite e sopportate le feste attorno  e sotto l’Albero di Natale: anche quelle in tavola, per poi ricominciare presto con la triade di allenamenti di routine. La vita del triathleta, insomma. Impegnativa quanto basta per incastrare nuoto, corsa e bici durante le settimane lavorative.

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Si mette il numero.  Rigorosamente con tre spillette appuntate prima di entrare al vaglio del giudice di gara in zona cambio e depositare gli attrezzi del mestiere e qualche pensiero sulla gara. Vanno tutti sereni verso quel luogo magico. Bici da appendere alla rastrelliera, muta da infilare senza il problema del caldo… Piedi nudi che accarezzano la sabbia bianca e fine senza lasciar tracce perché l’umidità, anche in Costa Azzurra, c’è e si deve palesare. Siamo a dicembre e che diamine! Scarpette da ciclismo già attaccate ai pedali. Scarpe da running con le stringhe finte o senza (e le calze? no che se le indossi bagnate con quel freddino….). Eccoli presto tutti neri: infilati al caldo della muta. Assaggiare l’acqua per questi triathleti sembra l’ultimo dei problemi. Lo specchio è cosi bello e trasparente, un olio, al punto che anche gli accompagnatori per qualche istante si dimenticano che siamo al 13 dicembre e sembrano pronti al dolce naufragare in questo mare. Invece no. Quel privilegio è per pochi per intimi, saranno poco più di duecento. È per pinguini travestiti da traiathleti, i quali, nelle tute nere scaldano i muscoli e pensano alle (pur brevi) distanze che li separano dall’arco (del trionfo!). Quello naturalmente già posto sul traguardo.

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Non c’è sfarzo tutto attorno. Non c’è cagnara. Ma un drone che gira a fare riprese e varie mini telecamere appese ad uomini appassionati dell’organizzazione che riprendono particolari ed emozioni: la fase del numero da scriver col pennarello su polpacci e braccia, il riscaldamento, la partenza… quelli tipici ed esclusivi della multidisciplina. Come sempre uno spettacolo che è proprio bello da gustare dal vivo. Ma staremo a vedere poi anche il reportage!

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Antibes è il succo d’arancia del triathlon, potrebbe essere l’essenza della multidisciplina: che sfida col sorriso le tre misure da inanellare senza pensarci troppo, riflettendo ciascuno sui propri mezzi e limiti. Una disciplina alla volta. La cosa difficile è spiegare la questione ai muscoli. E abituarli. Qui c’è il fattore stagione a fare la differenza: senza riflettere sulla temperatura dell’acqua – che è comunque segnalata a 15 gradi e pare forse il minore del problemi – tutti si scaldano per affrontare i canonici 750 metri di nuoto collettivo, la frazione in bici lungo un circuito (due giri per km 20 totali), su e giù attorno al promontorio di Antibes e poi la corsa a piedi di 5 “cappa”: non tutta piatta ma anche qui salire e tornare per spingere sui muscoli dell’endurance sino al traguardo. Un’ora e poco più di gara da compiere fra sorrisi e pochi gesti di esasperazione tipica della mutlidisciplina da forzati, anche troppo di moda di questi tempi che vedono spesso alle gare personaggi esaltati «da imprese a tutti i costi eccezionali».

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In gara c’è un tandem con un triathleta non vedente a spingere in seconda fila che cattura subito la scena e i favori del pubblico, molta gente, assiepato lungo il circuito sotto qualche pino marittimo, a fare un tifo allegro. Lo speaker non esagera mai con i commenti, tiene il conto della gara di testa ma poi indugia fra musica buona e battute per fare un po’ tutti felici. È così anche quando passa sotto il traguardo Alessandro Vaghini dello Stafforà Triathlòn. Rigorosamente con gli accenti in fondo alla parole, parole che sono musica leggera come quel mare che muove lento e un po’ con la puzza sotto il naso, sul bagnasciuga della Cote d’Azur. Passa dunque Vaghinì ed è solo uno dei sette italiani in gara al triathlon sprint di Antibes che è vicino al Belpaese ma è assolutamente già terra di Francia. I noblesse oblige d’Oltralpe vinceranno tutti i premi tranne uno:  quello che si va ad assicurare con falcate eleganti e decise – in ottima giornata agonistica – il signor Rossi di Voghera. Enrico Rossi, professione architetto, indossa i colori orange di una piccola squadra amatoriale che gareggia in giro per l’Italia e dintorni… promuovendo una valle appuntata all’incrocio di due regioni, Lombardia e Piemonte:  Valle Staffora. Lì, dove fra amici si pedala in disordinate file, qualche volta di nuota in corsia assieme toccandosi anche i piedi e dove più che altro si cercano d’inverno ripetute collinari da stanare sopra la nebbia, anche da soli… gli Staffel si divertono poi insieme nei weekend  dedicati ad attaccare il numero. Che nella multidisiciplina è già di per sé una bella prova. Anche di coraggio.

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Va da sé che Staffel Rossi questa volta si prende la sua soddisfazione. Il  bon courage è ripagato. Un’ora e 09 di triathlon in Francia, primo di categoria, 24mo assoluto. La coppa è una vela da esibire sul podio con il mare mediterraneo sullo sfondo insieme agli amici della squadra. Su tutti c’è Sparpaman, il presidente trascinatore che sente questo appuntamento come una promessa di sangue da rinnovare ogni anno. Di devozione allo sport, al triathlon, alla squadra. Lui sa che queste impronte invernali scritte sulla spiaggia ghiaccia al 13 di dicembre spariranno con il caldo e la cagnara estiva. E non va bene. Per lasciar tracce di sport ci vuole costanza, anno dopo anno. on importa poi all’anagrafe quanti se ne contano, anzi serve esperienza! Così c’è la scusa per ripresentarsi anche nel 2016 tutti lì, al via della Tonnara Invernale di Antibes. Che è bella e bianca quasi come Natale.

 

Una risposta

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