Con la vendemmia torna l’Eroica, asciutta o bagnata, che fa parlare, scrivere, commuovere, celebrare, ricordare. L’Eroica è come il Natale, non fa diventare tutti più buoni, ma è una tradizione ormai che trasforma tutti in poeti del ciclismo: merito di quello che è. L’Eroica. Emozioni sincere, genuine, che aumentano l’autostima di chi c’era e fanno venire voglia di esserci a chi non c’era.

151004_151217_9854_GPR6Una moda? Per qualcuno. Uno stile? Per molti. Un’esperienza indimenticabile? Per tutti. «Non è cinema», avverte il Brocci, ovvero l’inventore di questa creatura ciclistica. C’è la bicicletta. Sempre. Fatica col sorriso. Sempre. Ed è per questo che sembra di vivere, per un giorno, in un mondo come lo si vorrebbe.

Il piacere della fatica? Non è una banalità. E’ possibile dimostrarlo a se stessi: e ognuno ha la propria Eroica da correre. Perché c’è una sfida per ogni cuore che pedala: ognuno ha il proprio limite e la propria impresa, piccola o grande. Ci sono seimila Eroiche che ne formano una sola, per una splendida giornata. Splendida anche se piove o tira vento.

A Gaiole in Chianti la vendemmia ha portato con sé i soliti profumi e i colori dell’autunno. Con bici e lingue da tutto il mondo. Bici senza tempo che attraversano le vigne e i casolari che odorano di mosto. Sempre bella, l’Eroica. Sempre diversa. Unica.

C’è il business, ora, che cresce: la questione fa discutere i romantici del “ciclismo, pane, amore e fantasia”. Una splendida invenzione, che regala emozioni e serenità, la si vorrebbe sempre così bella: e affiancarle parole come “business” o “lucro”, anche se legittime, mette paura.

L’Eroica, oggi, è un marchio sui quali hanno investito anche imprenditori. Questo 2015 è il primo anno della nuova gestione, quella che fa storcere il naso ai nostalgici. A Gaiole non è cambiato nulla, nello spirito come nei sorrisi delle tante persone radunate per una meravigliosa domenica d’ottobre. Non è cambiato nulla, ma fare l’Eroica è un’esperienza anche costosa (se si considerano i 65 euro minimi di iscrizione, più certificati medici, più trasferta, più benzina, più pernottamenti non esattamente economici, più spese extra che non possono mancare). Ne vale la pena? Il seimila volti felici incrociati a Gaiole, in questo 2015, dimostrano di sì. Anche se magari, qualche malcapitato s’imbatte in caffè pagati tre euro l’uno o in deodoranti pagati 11 euro nei negozi della zona.

Poi c’è il business, certo, quello che gli imprenditori dell’Eroica, legittimamente, perseguono: e lo si vede chiaramente, dove puntano per il futuro. Basta aprire il sito ufficiale dell’Eroica. Esportazione di un modello, di una festa meravigliosa, di una filosofia: in varie occasioni, sia a Gaiole, sia nelle comunicazioni ufficiali, si ribadisce il concetto. “Il piacere della fatica” va innestato: in Inghilterra, in California, in Sudafrica, in Spagna e forse in Olanda e in Uruguay.

Esiste una formula esportabile dell’Eroica? Metteteci del vintage, bici d’epoca, costumi perfetti dentro a un bel posto, salite e discese, paesaggi da sogno, gente felice che pedala. Le tante Eroiche, nella comunicazione web e in conferenza stampa, vengono presentate sullo stesso piano. Assisteremo a un boom “globale” di pedalatori vintage, nel nome del “piacere della fatica”? Sulla carta, in particolare quella in California e quella in Gran Bretagna, hanno grandissime potenzialità, spazi interessanti e un ambiente “fertile”, per riprodurre l’Eroica. O qualcosa di simile.

Questa non è una riflessione “morale” su chi sta cercando di far business con un’idea di ciclismo: tuttavia, è un tentativo di dare una risposta a una domanda che non è affatto banale. Quante Eroiche ci sono? Una o cinque o sei? C’è L’Eroica e poi ci sono le altre, le imitazioni, le riproduzioni anche felici. Affinché sia sempre così, non dipende dal Brocci o da mister Meneghelli: no, non dipende nemmeno dagli Eroici. Secondo me, L’Eroica sarà sempre L’Eroica e non una delle tante, se il territorio ci crederà di più: ci sono cose che non si possono riprodurre, a cominciare dal ciclismo dentro a un contesto unico. Che vivi solo lì, nel Chianti, sulle strade bianche, dentro a profumi e storia, terra e uomini, un pezzo d’Italia che non è riproducibile se non lì dove si trova. Crederci vuol dire cominciare dalle piccole cose: dal fare rete veramente, attorno a questi organizzatori, persone meravigliose, tutte “made in Gaiole”, dal Brocci al Marinangeli, dalla Rita al Furio, dalla Monica e a tutti gli altri. Alberghi, ristoranti, strutture turistiche di ogni tipo, un territorio e chi lo amministra si trovano in mano un “tesoro” e, da forestiero, mi danno sempre l’impressione che vivano di rendita: dimostrare di crederci, magari, vuol dire cominciare dagli hotel e i mille agriturismi che diventino davvero a misura di ciclista. Che vuol dire, in concreto, anche garantire una prima colazione all’alba, o servizi adeguati a chi viaggia in bicicletta. Servizi che servono a mantenere un primato, un primato di unicità dell’Eroica e della Toscana, considerando il ciclista una risorsa preziosa e non un “pollo” da spennare così come succede con molti turisti americani o britannici.

Di Eroica ce n’è una sola: questa è la mia risposta. Il gusto dell’impresa ha un sapore inimitabile se assaggiato qui, la prima domenica di ottobre, dentro un paesaggio che è un’opera d’arte, con i mille sorrisi, la cortesia e l’orgoglio di mostrare un pezzo d’Italia. Un evento unico, con un calore umano che solo in Italia e solo qui ti regala una domenica speciale: dove persino gli addetti stampa sono di un’umanità unica. Ospitalità italiana: gente per bene e passione. Roba che non si esporta.

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