La ricetta degli azzurri? Frutta secca, cibi con basso carico glicemico, materie prime rigorosamente made in Italy ed un integratore innovativo – si chiama Carboflow e lo ha inventato la Enervit – a base di flavanoli, un integratore che… potrebbe fare la differenza.  Spiegano gli esperti dell’Equipe Enervit: «Si tratta di un prodotto innovativo da assumere prima dello sport, meglio ancora a colazione. Un prodotto che si basa su una miscela esclusiva di particolari carboidrati, arricchita con i preziosi flavanoli del cacao, molecole naturalmente presenti nel cacao che aiutano a mantenere l’elasticità dei vasi sanguigni, contribuendo al flusso sanguigno fisiologico, che veicola ossigeno ai muscoli e al cervello».

Nella borraccia degli azzurri, dunque, c’è un po’ di nuova scienza dell’Equipe Enervit, storico brand che supporta le nazionali di ciclismo come fornitore tecnico e che, proprio insieme con il Team di Cassani, ha messo a punto questo prodotto innovativo, testandolo durante i ritiri a inizio stagione e migliorandolo grazie al loro contributo.

Iader Fabbri consulente nutrizionale per la FCI con il campione Fabio Aru in maglia azzurra

Iader Fabbri consulente nutrizionale per la FCI con il campione Fabio Aru in maglia azzurra

Per conquistare la maglia iridata, dunque, ci vogliono – oltre a gambe, cuore e un pizzico di fortuna – frutta secca, cibi made in Italy ed un integratore speciale: sono le linee-guida della dieta mondiale dichiarata e confezionata dal faentino Iader Fabbri, il consulente tecnico nutrizionale della Nazionale Italiana di Ciclismo impegnata  a Richmond per la conquista della maglia iridata. Prima della partenza per gli States, l’esperto Fabbri ha rilasciato questa intervista rispondendo ad alcune domande per farci capire cosa mangeranno i nostri corridori durante la rassegna in Virginia.

 

Dottor Fabbri, lei che è alla sua seconda esperienza mondiale con la Nazionale di ciclismo, rispetto ad un anno fa,  ci può dire cosa è cambiato sul piano della cultura dell’alimentazione in seno alla Federazione italiana? Direi che è cambiato tanto e, per fortuna, in meglio. Certo, c’è ancora molto da fare perché si può sempre migliorare ma sicuramente stiamo andando verso la direzione giusta. Rispetto ad un anno fa, l’ambiente della Federazione come tutto il ciclismo italiano, è diventato molto più sensibile e ricettivo sul tema dell’alimentazione applicata allo sport. L’intero movimento, anche sulla scorta delle esperienze positive introdotte in particolare dai team anglosassoni, ha ormai compreso l’importanza dell’aspetto nutrizionale per il miglioramento della performance. In questo senso va dato atto al commissario tecnico Davide Cassani e all’equipe medica della Federazione di essere stati, ancora una volta, veri precursori.

Perché è così difficile far attecchire la cultura del mangiar sano? In questi ultimi anni sono stati fatti progressi significativi. Il mio lavoro con la Federazione è molto importante perché incide in maniera positiva sull’attività agonistica degli atleti azzurri ma anche per i riflessi preziosi che può avere sull’attività giovanile, un ambito che dev’essere considerato prioritario. La cultura di un’alimentazione corretta, infatti, non è solo importante per gli atleti, ma anche e soprattutto per i giovani di questa generazione, sui quali incombe la minaccia di un’epidemia dilagante come l’obesità.

Qual è nel ritiro azzurro il suo rapporto con gli atleti? In Nazionale ci sono corridori che già assisto come consulente tecnico durante l’intera stagione. Con loro è semplice lavorare perché hanno già assimilato gran parte delle mie idee e del mio metodo e dunque, in virtù di un rapporto fiduciario, le resistenze sono minime e la sintonia è pressoché totale.

E con quelli che vede, per la prima volta o solo in ritiro? Qui il discorso è più complesso, perché questi corridori ragionano ovviamente in base agli schemi che hanno assimilato dai team per i quali corrono tutto l’anno che, a volte, possono anche divergere dal mio credo e dalle mie metodologie. A loro, in perfetta sintonia con l’equipe medica, offro soprattutto un servizio di supporto per cercare di non snaturare radicalmente le loro abitudini alimentari. Allo stesso tempo, però, cerchiamo di creare i presupposti per una cultura dell’alimentazione legata alle performance, motivando le eventuali scelte e discutendone sempre assieme.

Sul piano alimentare come si gestisce un atleta ad una settimana dai Mondiali? Nella cosidetta fase di scarico è importante soprattutto non acquisire peso né liquidi in eccesso. Agli azzurri abbiamo dato cibi ricchi di proteine nobili di alta qualità con carboidrati a medio-basso carico glicemico.

Lei si dichiara un sostenitore della frutta secca oleosa, perché? In base alle mie ricerche è un alimento prezioso per gli atleti perché contiene acidi grassi essenziali e poli-insaturi. La frutta secca è saziante, ricca di fibre, fornisce un apporto energetico importante ma, soprattutto, non aumenta la glicemia e neppure l’insulinemia.

Il fuso orario (sei ore di differenza da Richmond all’Italia) può essere un problema? È un fattore che abbiamo preso in considerazione. Anche sul piano nutrizionale, il metabolismo degli atleti deve abituarsi gradualmente al nuovo fuso, per questo, già dal periodo di preparazione in Italia, abbiamo modificato gli orari dei pasti, posticipandoli con gradualità.

L’approvvigionamento energetico in gara viene calibrato anche in base alle caratteristiche del tracciato? Il percorso è una variabile importante, così come lo saranno le condizioni climatiche che possono cambiare, anche sensibilmente, le esigenze nutrizionali degli atleti in gara. Abbiamo pianificato tutte i possibili scenari e, dunque, da questo punto di vista, non ci faremo trovare impreparati.

Qualche novità che utilizzerete negli States? Un integratore alimentare a base di cacao e ricco di flavonoli. Si tratta di un prodotto testato scientificamente (frutto della Ricerca di Enervit, ndr) che, applicato allo sport, ha dato eccellenti riscontri perché migliora la fluidità sanguigna e garantisce così, nel massimo sforzo, un risparmio di ossigeno.

Cosa mangeranno i nostri azzurri a Richmond? Pietanze di grande qualità, visto che abbiamo portato molte materie prime direttamente dall’Italia. Il menù del mondiale sarà nell’impostazione base uguale per tutti anche se, di concerto con il nostro chef, ho cercato di variare il più possibile l’offerta di piatti per intercettare i gusti di ogni atleta. È chiaro poi che ciascun corridore ha delle esigenze più specifiche che andremo ad assecondare ma sempre nel rigoroso rispetto di un regime nutrizionale ottimale.

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