Il destino gioca spesso degli strani scherzi …Il fiorentino Luigi Pontecchi , 16 anni, alla sua prima corsa vinta da junior in pista all’Ardenza (Livorno), fu premiato con un revolver; quel dono fu senza dubbio profetico, infatti il ciclista si sarebbe distinto nella sua futura attività, non solo per il talento ma anche per il carattere rissoso, impetuoso e guascone.
Il mondo delle corse di fine secolo 800’, ancora quasi unicamente limitato al ciclismo su pista, richiamava molti appassionati ed anche scommettitori per cui l’interesse spesso non era solo agonistico e sportivo , ma anche dettato dall’intento di guadagnare soldi puntando sul vincente…si capisce così che spesso non solo il comportamento dei ciclisti era border-line, se non peggio e spesso in gara scoppiavano delle risse fra gli atleti che poi con facilità si estendevano agli spettatori, ai giudici ed a chiunque passasse lì intorno.
pontecchi e tripletta
Pontecchi si muoveva bene in questo ambiente, impavido ed attaccabrighe, spavaldamente rivoluzionario e nazionalista come quando, vinta una corsa a Trieste ,beffò le autorità austriache sfilandosi dopo il traguardo l’abituale maglia bianca con un teschio stampato e mostrando orgoglioso a tutti gli astanti una fiammante maglia tricolore, la stessa maglia che aveva indossato a Parigi all’ indomani dell’ omicidio del Presidente francese da parte dell’ anarchico italiano Caserio ( cosa che gli era costata bordate di fischi e di insulti).
A Monaco di Baviera durante una stessa riunione picchiò il francese Ruinart ed il tedesco Rudl, anche qui spavaldamente insensibile ai fischi ed alle proteste del pubblico.
A Berlino, dopo aver preso a pugni un impiegato del velodromo, la sera prima della gara,in buona compagnia dopo una cena evidentemente innaffiata da abbondante buon vino, prese a schiaffi un commissario di polizia che con malgarbo lo rimproverava di fare troppo chiasso. Naturalmente in questo caso non disputò la gara, perché denunciato ed incarcerato.
Fra una rissa e l’altra però non si dimenticò della sua notevoli capacità ciclistiche, ed al Titolo Italiano da Dilettante, successivamente aggiunse il campionato Italiano professionisti (1886) e tanti altri prestigiosi successi in gare sia in Italia che all’estero. In Germania a Colonia nel 1885 era anche favorito nella vittoria del Campionato Mondiale, ma si ritirò da mazziniano convinto, per solidarietà ai ciclisti Francesi che rimproveravano agli organizzatori tedeschi di aver fissato la data proprio nella ricorrenza della battaglia di Sedan, in cui i Francesi avevano subito una dura sconfitta.
Ammalatosi ad un occhio, per poter continuare a gareggiare, si impose sul medico per farselo asportare e sostituirlo con uno di vetro.

LUIGI PONTECCHI 2
La sua morte rispecchiò il suo modo di vivere; avendo aderito nel frattempo al movimento fascista ebbe la stravagante idea di andare a mitragliare con un aereo i rivoltosi delle Leghe Rosse di Empoli che stavano portando avanti un duro sciopero, ma l’aereo dell’amico Vasco Magrini (che aveva aderito pensando solo di fare volantinaggio), si incendiò e fu costretto ad un brusco atterraggio. Luigi Pontecchi ,morì, così come era vissuto, in modo sicuramente discutibile, ma tutto meno che banale.

L'aereo dell’amico Vasco Magrini

L’aereo dell’amico Vasco Magrini

Gabrio Spapperi

 

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