Hai voluto la … padella?  Non è un refuso di testo. È della padella e non del padellone che stiamo parlando. Della padella che usano bene o male anche i ciclisti e le cicliste. Senza distinzione di genere. Quelli che hanno voluto la bicicletta, insomma. E siccome di food si parla ovunque e ovunque ci capita di mangiare, perché non cucinare qualcosa anche qui?

Scatto fisso in cucina. Si può fare! Scatto fisso e non fritto (che sarebbe un po’ pesante). Eccoci con una segnalazione culturale gastronomica (per il suffisso “eno” vedi qualche riga più avanti). Un po’ di dritte e buon gusto per chi pedala, volente o nolente, anche in cucina. È uscito non molti mesi fa e fa parte della collana la biblioteca del ciclista di Ediciclo, un libro molto carino che si intitola Dalla padella alla bici. E chi l’ha detto che bicicletta e buona tavola non possano andare d’accordo? Per dare una risposta degna si sono cimentati con testi molto ben scritti e brillanti intuizioni culinarie il nostro amico (un vero praticante di scattofisso) Roberto Peia e la brava chef Francesca Baccani. I due si sono messi in tandem per domare gli appetiti del cicloamatore e del cicloturista, ma anche per soddisfare il palato del ciclista chic e del ciclomovimentista (che parolona mah), sfornando per tutti noi comuni mortali un delizioso: biciricettario.

È fatto di piatti e cibi pensati per chi pedala, in città o per scampagnate fuori porta; menu creativi che si ispirano a leggende della bicicletta e a classici traguardi come Il risotto Milano-Sanremo, quello che avrà mangiato John Degenkolb per festeggiare con i carboidrati giusti dopo la volatona da grande “principe”, sul traguardo di via Roma. O come il taboulé Tourmalet, il quale si vocifera sia il preferito di Alberto Contador. O forse di Froome valà… Alla torta Stelvio che evoca vecchi miti come l’indimenticabile Fausto Coppi, come i  mitici campioni serviti dalla  ribollita alla Ginettaccio, dal brasato del Cannibale, ai passatelli del Pirata.

Per tutti i gusti: c’è anche una bicicletta alla milanese o un “vélo-vent” alla provenzale. Ricette semplici e scattanti, condite da storie di ciclismo leggendario, da racconti quotidiani che nascono tra i tavoloni e dietro le quinte dell’Upcycle Milano, il Bike Café  dove si impegna quotidianamente Francesca Baccani. Il tutto è condito da delizia e fantasiose tavole a colori di Laura Fanelli: una mano meravigliosa. Che ha gusto.

Fra le 50 ricette “per fughe golose” ne abbiamo scelta una dedicata al nostro grande mito vivente, Francesco Moser, insignito da Gazzetta del prestigioso trofeo del Giro d’Italia che lo ha inserito nella Hall of Fame (fame!). Francesco Moser che è “un uomo senza fronzoli, diretto e pragmatico, che ha saputo passare con estrema naturalezza dalla campagna alla bici per poi tornare alla campagna”, come lo descrive alla perfezione l’autore Peia. E Roberto cicloscrittore ci azzecca in pieno. “Trentino di Palù di Giovo, in val di Cembra, Francesco Moser, classe 1951, è il ciclista italiano che vanta il maggior numero di vittorie, (273), e il terzo al mondo, dopo Eddie Merckx (426) e Rik Van Looy (379): tra i suoi successi più importanti, il campionato mondiale del 1977 a San Cristóbal in Venezuela – altre due volte Moser ha sfiorato la maglia iridata, giungendo secondo: nel 1976 e nel 1978 – un Giro d’Italia (1984), tre Parigi-Roubaix, due Giri di Lombardia e una Milano-Sanremo”.

3 moser

Oggi “Il Checco” ha passato il timone di famiglia ai suoi figli che dirigono una prospera azienda agricola produttrice di vini, alimentata da fonti di energia sostenibile e con un’impronta antica ma moderna. Proprio come i successi de “lo sceriffo” che si diverte soprattutto sul trattore fra le vigne. Che è di certo un bell’esempio per Francesca, Carlo e adesso Ignazio, il giovane campione, che ha lasciato la BMC per dedicarsi pure lui ai vini.

Tutti sulle orme di Moserissimo. I tre fratelli insieme al cugino Matteo, enologo della cantina, producono vini e spumanti in un territorio vocato per eccellenza al ciclismo come al vino. Il territorio del Trentino. La loro età media è di 30 anni, il loro stile giovane e innovativo con grande attenzione alla tecnologia, ma con le radici ben piantate nella tradizione e nella terra in cui sono nati: la val di Cembra.

Fra bici e vini e … canederli, arriva il consiglio e arriva la ricetta tratta da questo bellissimo “Dalla padella alla bici” (Ediciclo, pag 236, 18 euro). I canederli sono un piatto tipicamente trentino, perfetti per dare nuova vita al pane giunto a fine corsa… è la suggestione. Da accompagnare con un buon rosso Moser, un bicchiere di Teroldego annata 2014 presentato di recente al Vinitaly2015. Uno dei magnifici sei delle Cantine Moser dove veste ancora la maglia di leader indiscusso lo Spumante Trentodoc 51,151 che ricorda quel magnifico record dell’ora di 30 anni fa! Cin cin. E pedalare ops cucinare.

 

La ricetta tratta da Dalla padella alla bici:

 

I canederli sono gnocchi rotondi a base di pane raffermo che si cuociono nel brodo. Come spesso succede in cucina, le ricette per prepararli sono molteplici, ma io vi propongo quella più classica. I canederli trentini, che diventano Knödel in Alto Adige, non sono difficili da preparare, ma è importante seguire alcuni consigli in modo che non si disfino in fase di cottura né restino troppo duri.

Tagliate il pane a dadini minuti e fate lo stesso con lo speck. Tritate finemente una mezza cipolla e soffriggetela nel burro finché non diventa trasparente. Aggiungete lo speck e mescolate in un recipiente insieme al pane. Bagnate con il latte caldo. Sbattete le uova con il prezzemolo e l’erba cipollina quindi versate sul pane, lasciando riposare 15 minuti. Salate e pepate senza esagerare. Mescolate bene l’impasto che dovrà risultare bene amalgamato. Fate riposare altri 10 minuti. Se necessario, unite un cucchiaio di farina, non di più, per dare consistenza.

A questo punto, con le mani formate delle palle grosse come un palmo, compattandole senza schiacciarle troppo. Dovranno risultare solide ma non dure. Qui entra in gioco l’esperienza. Ricordate che se i canederli risultano troppo molli, si spaccheranno mentre cuociono, ma se sono troppo duri sarà una pena mangiarli.

Preparate su un piatto le vostre belle pallotte, scaldate un ottimo brodo di carne in una pentola larga, facendolo soltanto sobbollire, e con l’aiuto di un cucchiaio immergetevi i canederli che lascerete cuocere a fuoco medio basso per circa 15 minuti.

Raccogliete a uno a uno i canederli con un mestolo, adagiateli delicatamente in 4 piatti fondi e aggiungete un buon mestolo del brodo di cottura. Spolverizzate con qualche filo di erba cipollina appena tritata. Se vi piace, provate a mettere nell’impasto un pizzico di noce moscata.

 

Ingredienti

250 g pane bianco raffermo
1/4 l latte
150 g speck
20 g burro
2 uova
1/2 cipolla tritata
1 cucchiaio erba cipollina
fresca tritata
2 cucchiai prezzemolo
tritato
noce moscata
sale, pepe
30 g farina bianca
brodo di carne

 

Il Teroldego di Moser

uve: Teroldego
zona: Valle dell’Adige
terreno: sabbioso
vinificazione: acciaio
gradazione alcolica: 13 %

 

 

 

 

 

 

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