Ecco come veniva introdotto lo speciale con gallery dedicato da Wired on line in occasione del trentesimo anniversario del Record dell’Ora di Città del Messico stabilito nel 1984 da Francesco Moser:

Più di mille gare disputate, più di duecento vinte. Oltre 200mila chilometri percorsi in sella. Quella di Francesco Moser, ciclista italiano classe 1951, è stata una di quelle carriere da fare invidia a mezzo mondo: un Giro d’Italia, tre Parigi-Roubaix, due Giri di Lombardia e una Milano-Sanremo, oltre un campionato del mondo su strada e uno su pista.

Ma l’impresa più grande di Moser, chiamato sceriffo per la sua capacità di gestire il team durante le gare, fu la conquista del record dell’ora a Città del Messico, avvenuta esattamente trent’anni fa, il 23 gennaio 1984. In 60 minuti Moser percorse 51,151 chilometri, strappando il primato stabilito dal leggendario Eddy Merckx nel 1972 e rimasto inviolato per ben 12 anni.

Un risultato dovuto certamente all’eccellenza agonistica di Moser, ma anche all’intensa preparazione al quale il ciclista si sottopose, aiutato dal pool di esperti e scienziati messo in piedi da Enervit, azienda italiana di integratori sportivi che da poco ha compiuto sessant’anni di attività. La squadra a disposizione del campione era composta da quaranta specialisti fra medici, tecnici, dietologi e ricercatori provenienti da ben quattro università italiane. Tra questi il biochimico Francesco Conconi, inventore di un test capace di misurare la velocità “critica”, ovvero il punto nel quale l’atleta inizia effettivamente ad affaticarsi.

Per non parlare della tecnologia: per la prima volta i dati sull’allenamento, l’alimentazione, la respirazione, le pulsazioni cardiache e le condizioni fisiche di un atleta furono inseriti in un computer in grado di analizzarli ed elaborarli. La macchina prescelta per questo obiettivo fu la M20, prodotta dalla leggendaria Olivetti. Nel computer furono inseriti anche i dati relativi alle prove fatte da Moser a Città del Messico, in modo da individuare il giorno perfetto per tentare di superare i 49,4 chilometri di Merckx.

Ma l’asso nella manica di Moser fu la famosa “ruota lenticolare”, inventata appositamente per il ciclista italiano dal professor Antonio Dal Monte, che per la sua forma “a lente” si ispirò ai radar presenti su certi aerei, puntando proprio sull’aerodinamicità di quelle linee.

A conclusione dei test, la data prescelta fu quella del 23 gennaio 1984, tra le 12 e le 14. Il resto, è proprio il caso di dirlo, è storia.

Tutte le foto della Gallery appartengono al prezioso Archivio Fotografico Enervit che organizzò per Moser il famoso record dell’ora a Città del Messico con l’Equipe Enervit di Paolo Sorbini e con il prof. Enrico Arcelli insieme ad un giovane emergente prof. Aldo Sassi.

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