Foto di Luca Bettini

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Foto di Luca Bettini – Commento di Lorenzo Franzetti

Bandiere sarde tante, bandiere basche una: ecco Mikel Landa, la rivelazione del Giro d’Italia 2015. Eccolo il campioncino, all’attacco sul colle delle Finestre: sta tentando, per l’ennesima volta, di andare a vincere il Giro. E per l’ennesima volta, verrà fermato dalla sua ammiraglia.

Il tema centrale di un Giro d’Italia avvincente e frizzante è proprio questo: Alberto Contador senza squadra (o meglio, non all’altezza) e con una spalla fuori posto poteva perdere il Giro contro un’Astana forte e compatta. E l’unico dell’Astana che è stato capace di mandare fuori giri il re Contador è stato il giovane Landa. Landa che non era il capitano, che doveva lavorare per Fabio Aru, il sardo e idolo delle folle italiche. Un Fabio Aru che certamente vincerà il Giro in futuro, ma che questo non l’avrebbe mai vinto. Un Fabio Aru generoso, capace di commuoversi per la vittoria del suo gregario Tiralongo. Un Fabio Aru che, probabilmente, avrebbe lasciato al suo compagno Landa, l’onore della vittoria al Giro.

Mikel Landa, un basco nel deserto delle montagne, mentre il compagno Fabio Aru si è ritrovato circondato dall’Italia intera: Landa, in scadenza di contratto, e Aru, il giovane talento da tenersi stretto. Le logiche tecnice e tattiche lasciano perplessi, pensando a questo Giro pedalato con il cuore da tutti i partecipanti. Cuore e ragione non vanno d’accordo: anche per questo, al traguardo, Mikel Landa aveva le lacrime agli occhi. Non di gioia.

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