Foto di Giovanni Auletta/Bettini

Un olandese straordinario (Kruiswijk), uno spagnolo padrone del Giro (Contador) e un altro spagnolo talentuoso (Landa): era la tappa più attesa, ma nel tratto più difficile del Mortirolo mancava l’italiano. Anzi no, c’era: Marco Pantani, là in fondo, appeso a uno tra i peggiori monumenti (dal punto di vista estetico e non nelle intenzioni) d’Italia. I protagonisti della tappa più attesa sono stati quattro: un campione affermato, un talento emergente, una piacevole sorpresa e… un mito. Un mito spesso scomodato a sproposito, tirato in ballo anche quando è fuori luogo, come fanno spesso gran parte dei colleghi giornalisti, sempre alla ricerca del consenso facile, dell’applauso o del “mi piace” sui social.  Un monumento bruttino,  ma è un giudizio soggettivo, per un mito più vivo che mai: e accanto al mito, ci sono quelli che parlano e sparlano. Come certi soloni che s’avventurano a far paragoni senza senso tra una leggenda vissuta troppo poco (Il Pirata) e un fuoriclasse che sta per vincere la sua nona grande corsa a tappe (Contador). Tra Contador e Pantani, nella foto, c’è davvero troppo poca gente, per tentare qualsiasi pargone che abbia un senso. Ma il palcoscenico tivù o l’homepage di Facebook alimenta troppi pruriti per chi ama parlare a vanvera. (Lorenzo Franzetti)

Foto di Giovanni Auletta

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