– Permette un selfie?

– Un se… che?

– Un selfie! Così poi lo twitto e magari faccio il record dei “like”.

– Sì ma lei è con o senza pass? Perché senza pass non si vede nulla.

self2Anche noi, appassionati di ciclismo, ci siamo bevuti il cervello da tempo, ben prima che succedesse l’assurdo incidente di Castiglione della Pescaia, dove la cretina manìa della foto ricordo ha rischiato di ammazzare un corridore, Daniele Colli, e quasi certamente ha deciso il Giro di Contador, il favorito della vigilia.

Il Giro e le emozioni che trasmette: ne ho scritto pochi giorni fa, raccontando fotogrammi di un’Italia che sta scomparendo, che vive di sentimenti senza tempo, a bordo strada, seduta lì “in cima a un paracarro”, citando ora un noto cantautore. L’Italia del Giro, che sa di pane e salame, forse non c’è più, accantonata da un’altra Italia, quella del selfie.

 

Picture-14_2966938bSiamo tutti fotografi da social, tutti reporter: sugli eventi arriviamo ben prima dell’annoiato e noioso giornalista, orma: ma senza il senso del limite, si diventa tutti “esibizionisti dell’io c’ero”, così stupidi dal sacrificare le emozioni vere per cercare il consenso virtuale. Il Giro passa e va, ma in molti siamo lì a giocare con lo smartphone, e le emozioni non le viviamo più: c’interessa solo condividere qualcosa e ottenere un “mi piace” su Facebook, che è ben più sbiadito dalla sensazione forte di vivere un evento. L’occasione, purtroppo sciagurata, oggi ci fa parlare di Giro d’Italia, ma questo succede un po’ ovunque, nella vita quotidiana. Con quel telefonino in mano, siamo diventati tutti imbecilli. E in un branco d’imbecilli c’è sempre quello che esagera e combina un guaio, anche grave.

Nel ciclismo, come pochissimi altri sport al mondo, le emozioni uniche arrivano dal contatto diretto con le emozioni, dal poterle vivere in strada, accanto ai protagonisti, assieme a loro. La stupida esasperazione del selfie, ora, rischia di togliere proprio quell’autenticità che solo il ciclismo poteva regalare e ha regalato fin da quando è nato questo sport. Trasformiamolo in uno sport da televisione o in uno show da guardare dietro a un vetro e tutto sbiadirà. Anche per colpa nostra, o di qualcuno di noi.

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