Il regolamento parla chiaro: non si possono ricevere aiuti da corridori che non siano del proprio team. Nello sport in cui, nella sua storia, si è arrivati a iniettarsi sangue di bue o insulina estratta da cadaveri, passare una ruota a un avversario oggi è un’infrazione che somiglia a un reato penale, ovvero in grado di compromettere in modo definitivo o quasi il risultato di una corsa a tappe.

Foto Rcs sport

Foto Rcs sport

Due ragazzi venuti dall’altra parte del mondo, un’unica passione, la bicicletta: la storia di Richie Porte e Simon Clarke comincia da molto lontano. A Melbourne o a Lounceston, il destino di giovani ciclisti è fatto spesso di strade, gioie e dolori che si condividono, quando si prende un aereo e si varca la frontiera, con una valigia in una mano e una bicicletta nell’altra. La storia di Richie e Daniel è fatta di condivisione: di paure e di emozioni, di ansie e di incertezze. A migliaia di chilometri di distanza da casa, si finisce per diventare fratelli o quasi: è il destino di molti ciclisti australiani. L’amicizia aiuta, aiuta a non sentirsi troppo soli quando non vinci mai, per esempio, e ti chiedi spesso se hai fatto bene a prendere quel dannato aereo per lasciare il tuo paese e la tua famiglia. L’amicizia vive di gesti spontanei, che non stanno a guardare protocolli e regolamenti: Richie Porte e Simon Clarke erano e sono amici. Una foratura ha incrociato nuovamente i loro destini: un banale incidente, una stupida circostanza, davvero rognosa per chi vuol vincere un Giro d’Italia, ma una coincidenza fa ritrovare i due amici sulla stessa strada nello stesso momento. In barba al regolamento, l’amicizia può decidere le corse ciclistiche: nel ciclismo in cui s’indaga sui motorini nascosti nei telai, aiutare un amico dopo una foratura può costare un Giro d’Italia. Richie Porte Simon Clarke hanno compromesso un risultato sportivo, ma la loro amicizia, quella ha vinto, facendo il giro del mondo sul web, mostrando a tutti di cose è fatto il ciclismo.

 

Coppi-e-Bartali-borracciaSolo nel ciclismo una borraccia è simbolo di solidarietà

Solo nel ciclismo. Solo nel ciclismo capita di scambiarsi una borraccia, durante un Tour de France, e diventare un simbolo di lealtà e di solidarietà. Quel Coppi e quel Bartali, con di mezzo una borraccia, rappresentano un pezzo d’Italia, insegnano a considerare l’avversario non più un nemico, ma un amico che fa la tua stessa fatica.

Solo nel ciclismo capitava che gli avversari venissero picchiati e gettati a terra, nei fossi, bastonati dal pubblico, come negli anni dei pionieri, quando si pedalava su strade più selvagge di una giungla. Oggi, spesso quando un avversario fora, lo si aspetta in nome di un fair play, che in italiano si potrebbe dire “correttezza morale” che non sempre si applica, mentre il regolamento sì. La legge della strada e dei corridori segue logiche spesso diverse da quelle scritte nei regolamenti: e molte volte i regolamenti si sono adattati, per quieto vivere, alle regole non scritte dei corridori. E va così da sempre, che piaccia o no, come quando due avversari come Contador e Schleck, affrontarono una salita al Tour e si presentarono al traguardo da amiconi, stringendosi la mano anziché attaccarsi.

Foto di Luca Bettini

Alla Roubaix, oggi, nessuno nega un soccorso a corridori avversari e la giuria lo consente. Foto di Luca Bettini

Sul pavé di una Roubaix, per esempio, nessun meccanico negherebbe un aiuto a un corridore avversario, in emergenza, ed è cosa accettata dai giudici di gara. In altre corse e in altre situazioni, invece, gli aiuti si pagano con moneta sonante: le trattative tra corridori in fuga, avversari che diventano alleati, si consumano a suon di cifre scandite dalle dita sul manubrio o con giochi di sguardi in corsa o tra le ammiraglie. Si son venduti Mondiali, Giri delle Fiandre, tappe in Italia e in Francia, in barba ai regolamenti, ma nel rispetto delle leggi non scritte: e anche questo è il ciclismo.

Riempie ancora oggi il cuore, l’immagine del giovane Fabio Aru che si commuove per la vittoria del gregario Paolo Tiralongo, amico e fratello maggiore, oltre che compagno di squadra. Con meno lacrime, ma con uguale tenerezza, accadde la stessa cosa pochi anni fa, nel 2011, quando Tiralongo ottenne un regalo dalla maglia rosa Contador (sul traguardo di Macugnaga), suo ex compagno di squadra l’anno prima.

"Eccesso" di solidarietà, nel ciclismo, il fair play e l'amore reciproco non regnano sempre in gruppo

“Eccesso” di solidarietà, nel ciclismo, il fair play e l’amore reciproco non regnano sempre in gruppo

Lance Armstrong forava, il gruppo si fermava…

Solo nel ciclismo esistevano giudici, giornalisti e organizzatori moseriani o saronniani, negli anni Ottanta, che favorivano o trainavano o ignoravano i regolamenti per amore di Cecco o di Beppe. Solo nel ciclismo se forava Lance Armstrong tutti l’aspettavano, mentre se capitava a Jan Ulrich si attaccava. Solo nel ciclismo, un fiammingo vinse una Gand-Wevelgem trainato dalle moto degli organizzatori. E sempre, solo nel ciclismo, un capitano, Bartali, fece ritirare del Tour l’intera nazionale (alla faccia della sua proverbiale generosità), negando la più grande vittoria a Fiorenzo Magni (era il 1950). Oggi esistono giudici che se fora Aru lasciano che le ammiraglie concedano un po’ di tregua a chi deve rientrare, mentre se fora porte impongono il “barrage”, ovvero il blocco delle auto in corsa: sembra un dettaglio tecnico, ma è soltanto una considerazione di quanto sia beffarda e spesso casuale la solerzia nell’applicare i regolamenti, in questo sport.

TYP-403031-3903378-chicchi01gE che dire di Cavendish nel 2011, o di chissà quanti altri velocisti degli ultimi vent’anni, spinti, trainati, caricati in auto, aiutati per rimanere in tempo massimo: Cavendish al traino lo si vedeva dall’elicottero, ma le telecamere tivù si guardarono bene dal riprenderlo. Oggi, invece, c’è Twitter, che non aiuta gli ingenui: ed è così, di fronte a una prova schiacciante, che il giudice non ha potuto non vedere Porte e Clarke.

Solo nel ciclismo, infine, un corridore ipertecnologico come Richie Porte, che vive da robot, dorme in un motorhome sterilizzato, mangia come un astronauta, programma ogni watt da spendere sui pedali, non ha un caro vecchio gregario, al suo fianco, pronto ad aiutarlo, come facevano i Milano, i Corrieri, i Masciarelli, i Perini, i Tiralongo. Richie Porte, l’uomo della Tasmania, non ha più gregari, ma solo buoni amici. E il regolamento lo vieta.

2 Responses

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