PistaciclabileArriva il Giro, che la festa cominci. Sanremo vestita a festa, la Liguria è un viavai di pensionati col bastone e nonni col nipote nel passeggino: sfilano i vacanzieri della primavera o i francesi con le borse della spesa. E poi ci sono i corridori, quelli che arrivano quasi “fuori stagione”: di solito, a Sanremo il ciclismo è un brivido sul finire dell’inverno, un’emozione fulminea dopo lunga attesa, su via Roma, teatro del gran finale della Classicissima.

Il Giro, invece, è qualcosa di insolito: carosello rumoroso che suona e canta, con le ragazze che di ciclismo sanno ben poco, ma in carovana pubblicitaria ci stanno bene. Suoni che arrivano fin sui tavoli da gioco, alle orecchie di finti miliardari drogati di roulette. A Sanremo, le onde sembrano più dolci nell’attesa di una partenza che, questa volta, non è di marinai, ma di uomini su bici in carbonio.

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La vecchia ferrovia, oggi, è una pista ciclabile

Parte il Giro, a Sanremo, come una dolce canzone italiana, con un ritornello che si ripete tre volte, ovvero tre settimane: le prime note, tuttavia, sono in Liguria. Parte il Giro e lo fa da una pista ciclabile: la prima tappa, cronometro a squadre, sabato 9 maggio sarà su quella che era la linea ferroviaria e che oggi è diventato un fiore all’occhiello italiano della mobilità sostenibile, una bella realtà regalata ai cicloturisti, altro fatto insolito in questo Paese.

Contador, Uran, Porte, Aru, Basso, Cunego e poi tutti gli altri, non come cicloturisti, ma in gara con il vento, senza nemmeno il tempo di volgere lo sguardo in fondo al mare. Saranno lanciati come i vecchi treni, quei ciclisti, ma finalmente porteranno un messaggio: in questo assurdo Bel Paese, siamo capaci di dividerci su tutto. E così, capita anche che un ciclista che si depili non riesca a dialogare con il cicloecologista alternativo. La bicicletta è la più straordinaria delle rivoluzioni, potrebbe cambiare l’Italia e gli italiani, o almeno la loro qualità della vita: eppure come in tutte le rivoluzioni incompiute, in Italia, si cerca a tutti costi di dare un colore ben preciso, si cerca di farne un’esclusiva. Tutto è tifoseria o partito più o meno politico. Invece, il ciclismo, questa volta, apre le sue vedute, finalmente: un uomo in sella a una bicicletta è sempre una buona notizia, sia che ci vada per sport, sia che lo faccia come abitudine quotidiana, in città come in provincia.

Giro d'Italia 2014La bicicletta, in Italia, avrebbe bisogno di un gruppo compatto che tagli il vento e pedali nella stessa direzione: eppure le aziende del settore sembrano di un altro pianeta, quando le si cerca di coinvolgere sulla politica, quando le si stimola a prendere posizione su quanto si sta facendo (o non facendo) per il bene della bicicletta in Italia. I campioni del pedale, poi, sembrano privi di idee, ma forse è un certo giornalismo, o una certa mentalità delle squadre che li costringe a essere così, limitati e incapaci di guardare oltre la propria ruota anteriore.

Ora, invece, sembra accadere qualcosa d’insolito: parte il Giro, parte da una pista ciclabile. Contador e gli altri, consapevoli oppure no, stanno già mandando un grande messaggio. Anche politico.

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