Il Tony, il Mario, il Pucia, Tano e Fifì: tutti ragazzi ancora senza barba, ma li han chiamati. Son partiti e hanno pedalato. Pedalato pensando di essere in un sogno fatto d’imprese eroiche, applausi e damine che arrossivano. La bicicletta, tanto sognata, ora ce l’hanno: e sono partiti per il fronte.

La Grande Guerra, ovvero la guerra delle biciclette: si calcola che furono circa 550.000 i militari ciclisti che combatterono in Europa tra il 1914 e il 1918. Partirono in bici quei giovani soldati e, nella stragrande maggioranza, la bici la lasciarono a infangarsi nelle trincee, perché il conflitto divenne qualcosa di molto complesso, un gioco di posizione, ma sporco di sangue, per anni. Le biciclette rimasero infangate al fronte o rinchiuse nelle caserme: venivano utilizzate dai portaordini, le bici erano un mezzo di comunicazione.

Ecco un documentario che racconta la storia di quelle biciclette, noi, nei prossimi giorni, proveremo a raccontare anche la storia di quei ragazzi.

 

Truppe di ciclisti britannici

Truppe di ciclisti britannici

Soldati ciclisti tedeschi

Soldati ciclisti tedeschi

Soldati ciclisti olandesi

Soldati ciclisti olandesi

Soldati ciclisti russi

Soldati ciclisti russi

Ciclisti dell'esercito indiano

Ciclisti dell’esercito indiano

soldati ciclisti belgi

soldati ciclisti belgi

Bersaglieri italiani

Bersaglieri italiani

artiglieria britannica

artiglieria britannica

Soldati francesi a Ypres, nelle Fiandre

Soldati francesi a Ypres, nelle Fiandre

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