Di Lorenzo Franzetti

Aru, Beppu, Atapuma, Grosu, Grmay, Gang Xu, Zhupa, Intxausti, Samoilau: cognomi col numero sulla schiena, da pronunciarsi ad alta voce e in rapida successione… Al Fantagiro d’Italia, sarebbe la squadra più “global”. Per lo speaker della Corsa rosa, uno scioglilingua insidioso come una salita. Per quelli che aspettano seduti sopra un paracarro è una formula magica che trasforma pomeriggi in una favola, dentro a viaggi esotici immaginati.

Giro d'Italia 2014Eccolo il Giro d’Italia: parte la carovana di santi, diavoli, nani, giullari, ballerine… e corridori. Parte con i furgoncini rosa e l’altoparlante a tutto volume che ripete come un “hora pro nobis”, l’incredibile offerta “a dieci euro, a soli dieci euro, la maglietta e il cappellino del Giro d’Italia!”.

La fame di business cerca di trasformarlo in uno show televisivo, ma il Giro d’Italia per la gente resta un grande circo, il più entusiasmante spettacolo viaggiante gratuito, fatto di piccole emozioni. Eccolo il Giro sulle strade d’Italia: parte dai paesini liguri, richiama la gente sui balconi, fa tornare tutti bambini. Sui giornali e sui media nazionali resta un evento minore, Renzi, Messi e la Formula Uno ispirano molto di più un giornalismo sempre più finto, che ha perso l’abitudine e la capacità di raccontare bene le piccole cose, la semplicità. Per trovare qualcosa sul Giro, sul sito del principale quotidiano in Italia, bisogna scorrere le notizie, lo trovi ben sotto Fabio e Mingo, ben dopo Crozza, i vestiti di Ilary Blasi, le telerisse, gli ippopotami e la casa di Barbie.

Uno spettacolo di strada, vive sulla strada: sì, c’è la televisione che porta il Giro nelle case, i pensionati sono già in poltrona, pronti a sonni profondi nelle lunghe telecronache immobili, nella attesa di una bagarre agonistica che viene annunciata per giorni e che non è mai come la si vorrebbe, perché la televisione attutisce le emozioni e mette tutto sotto una campana di vetro. Perché la televisione fornisce un solo punto di vista e risveglia i pensionati dalle poltrone soltanto a colpi di polemica. Perché Pantani non c’è più. E’ il teatrino mediatico, bellezza! confezionato per i salotti.

Il Giro d’Italia, per fortuna, è uno spettacolo troppo genuino per diventare un talent show da prima serata, è come una spuma nera al bar sport di una volta, come il juke box nell’era di I-tunes, è il sapore di un ghiacciolo alla menta in un caldo pomeriggio, come quando il ciclismo era andare in due su una Graziella. Mancano i Coppi e i Bartali, sono passati i Gimondi e i Motta, qualcuno ricorda ancora i Saronni e i Moser: gli italiani non fanno più follie da tifosi, il ciclismo è una festa da applaudire, è sentire il proprio cuore palpitare come davanti alla ragazza che hai sempre sognato, dopo ore e ore di attesa sulle strade d’Italia, che risuonano e odorano di vita. Strade che hanno una storia, secoli e millenni di cronache, tra condottieri, pirati, principi e marinai e corridori.

giro1Fabio Aru e la sua faccia da emigrante, Alberto Contador e il suo sorriso da bravo ragazzo, Elia Viviani che fa il velocista, ma è troppo educato, Rigoberto Uràn e il suo “ciccia” straripetuto al Processo alla tappa, Pozzovivo e il suo pianoforte: non sono i personaggi da social network e prime serate, questi, occorrerà inventarsi qualche notizia virale per fare tendenza. Dalle bici col motore a qualche polemica inventata, dalle cadute su strade sempre troppo strette o troppo viscide a, Dio ce ne scampi, scandali doping. Le cronache si costruiscono dalla sala stampa, il giornalista oggi è inviato davanti a una tivù e le redazioni misurano tutto in “clic”: senza “clic” e senza “tweet”, non sei nessuno. E poi c’è la strada là fuori, sulla strada,la magìa resta un’esclusiva della gente: il Giro passa e va, il Giro è una giornata di attesa, che vive in un minuto, alzando il vento in faccia a uomini, donne e bambini. Sulla strada, il Giro lo si respira ed entra nei polmoni, l’odore del Giro stimola ricordi che non svaniranno, come il profumo di una torta di mele, che solo le mamme d’Italia sanno fare così bene.

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