La Liguria è da millenni il teatro di una sfida quotidiana, quella tra uomo e natura. C’è il mare, a cui la gente guarda come a un padre, a cui guardano come a un genitore autorevole, che impone le sue regole. E c’è la madre, ovvero la terra, a cui guardano come a un genitore troppo severo, contro il quale ribellarsi.

barbagelataUomo e natura, difficile convivenza ligure, con la sfida che per l’uomo diventa competizione, a volte cieca, altre volte geniale, altre volte ancora straordinaria, oppure stupida. Da una parte, le montagne impervie, le valli strette, le insenature più profonde e dall’altra i liguri che guardano il mare aggrappati lì, a guardare il mare immenso, pronti a prendere il largo, ma poi a far ritorno alla sfida mai terminata e mai vinta, con la terra. Vedi certi paesi arroccati e con le case fitte, vedi certe strade strette e tortuose che salgono e scendo nei luoghi più incredibili, vedi le montagne bucherellate ovunque con le gallerie, terrazzamenti al limite della forza di gravità: dove la natura ha posto un limite, l’uomo in Liguria ha provato a spostarlo, per coltivare piccoli spazi o per costruire case, strade e ponti. A volte, questa sfida è crudele: gli errori si pagano, quando si va oltre il limite, la terra reagisce in modo crudele. E le ferite della Liguria, degli ultimi anni, il dramma delle alluvioni derivano da lì, da una competizione miope.

La Liguria che sfida la natura, che da millenni prova a governare terre e rocce, vi sono strade antiche che sono una prova difficile anche per chi sfida la natura in sella a una bicicletta. Il Giro d’Italia in Liguria è una festa in riviera e un confronto teso con l’entroterra: da sempre, anche se qui non esistono le grandi montagne che hanno raccolto più gloria nell’immaginario degli appassionati. L’entroterra ligure non ha lo Stelvio o il Mortirolo, anche se la Bocchetta e il Passo del Bracco sono pezzi di storia ciclistica. La terza tappa del Giro d’Italia scendeva da Barbagelata, un emblema della sfida dei liguri alla natura: Barbagelata è il comune più alto della provincia di Genova, qui sorge Santa Maria Regina del Creato, la chiesa a oltre mille metri di quota, quella più alta di tutta la Liguria. Poche case, tanti ricordi custoditi nelle memorie di pochi vecchi: ricordi di fatiche contadine, di bachi da seta e villeggianti, ricordi che diventano un lontano incubo, quando il borgo venne saccheggiato, violentato e incendiato dai nazifascisti, nel 1944.

La festa del Giro, qui, è passata sotto forma di serpente colorato e indiavolato, lanciato verso una preda, il traguardo giù a Sestri Levante. La festa del Giro, qui, si è interrotta e ha lasciato tutti senza fiato, quando Pozzovivo, il piccolo scalatore lucano, ha rischiato di morire su queste strade crudeli.

Foto Rcs sport

Foto Rcs sport

Portarsi al limite, sfidare la natura, vincerla con fatica, tenacia, passione e abilità: il ciclismo è questo. E in Liguria, il limite tra gloria e tragedia è sempre sottile: l’errore umano può costare molto caro. Chi pedala per mestiere su una bicicletta lo sa, il piccolo Pozzovivo l’ha ben presente:, ma non solo lui. Chi costruisce le bici, poi, si misura ogni giorno con questo limite: l’esasperazione della competizione e dei mezzi aumenta i rischi. Sull’asfalto sporco di sangue, scendendo da Barbagelata, il Giro ha rischiato di perdere un suo figlio, ma questa volta il destino è stato meno crudele che con Wouter Weylandt. Il piccolo Pozzovivo è salvo, il suo Giro è finito, ma pazienza: lo scalatore lucano aveva assaggiato l’asfalto anche il giorno prima, per colpa di uno stupido cicloamatore con lo scatto fisso che si era immesso nella corsa lanciata verso Genova. Questa volta, a farlo cadere, è stata l’eterna sfida, al limite e oltre, tra uomo e natura. A Barbagelata si guarda verso il mare e si tira un sospiro di sollievo.

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