Il Patersberg, domani

Il Patersberg, domani

“Ok, vichingo, vieni con noi e brinda. Fatti una Liefmans, qui nel cuore di Oudenaarde. Fatti coraggio, cuore fiammingo, che profuma di birra. C’è solo la birra, per noi”. Nei pub di Oudenaarde scorrono soltanto birra e fantasia sfumate dell’alcol Il ciclismo scuote ancora l’orgoglio, in quest’angolo d’Europa: la settimana santa, qui nelle Fiandre, non è finita, ma è appena cominciata. La settimana santa del ciclismo, naturalmente. La Ronde è una chimera, però: da anni, Joop da Ostenda, Dirk da Zingem, Jurgen da Kortrijk, migliaia di anonimi sognatori, nati con la bici sotto le gambe e la birra in mano non hanno eroi da celebrare: fiamminghi, eccoli lì, quelli che sbuffano e cantano al cielo. Senza un campione da festeggiare, quest’anno c’è Alexandre Kristoff, uno per cui va bene brindare. Manca un Tom Boonen, ai fiamminghi, manca un campione tutto loro, nella gara più bella del mondo, manca un temerario da santificare, da ricordare per mesi, nei pub di un’intera regione. Kristoff, il vichingo, è uno che vince di forza, tappando la bocca ai tecnici in poltrona, quelli che lo “bollano” come un velocista: sotto le bandiere fiamminghe trionfa un norvegese dalle cosce grandi come tronchi d’albero. E un gigante scandinavo val bene un brindisi, per consolarsi, per un popolo che aveva finito per adottare uno svizzero: Cancellara, il beniamino delle Fiandre orfane di campioni, quest’anno non c’era. Fuori dalla Ronde, lo svizzero, fuori dai giochi con le ossa rotte già da giorni.

Foto Tim De Waele/Team Katusha

Foto Tim De Waele/Team Katusha

L’Oude Kwaremont, la collina silenziosa e deserta, quindici case di contadini e pittori, è lo stadio di un popolo che freme e si emoziona, con birra e bandiera nelle mani: ma sulle pietre danzano un olandese e un norvegese. L’olandese è Terpstra, quello che vinse la Roubaix, quello che fa quello che avrebbe dovuto fare Boonen, dicono i tifosi orfani. Terpstra e Kristoff si sono presi la scena e gli applausi. In due per una sfida corpo a corpo, con gli altri che hanno corso da perdenti: non c’è beffa, al Fiandre, se la fortuna è con te, vale solo la forza. E il più forte, eccolo là, il gigante Kristoff, che sul Patersberg, l’ultima erta, mette alle corde l’avversario, lo costringe a piegarsi sul manubrio e a cercare ossigeno a bocca aperta, lo domina, portandolo a correre per il piazzamento.

E tutti gli altri, gli avversari più o meno favoriti, non ci sono: arrancano, sentono le gambe bruciare. Per vincere, ci vuole altro, ci vuole un campione che corra senza paura: Kristoff corre senza paura, senza paura del mal di gambe, senza paura di perdere.

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E allora, là nei pub di Ouedanaarde, sulla vecchia piazza, che la festa cominci: in nome di chi, non importa. Onore a Kristoff, birra a fiumi e canti stonati: solo una sbornia, li renderà meno tristi. I fiamminghi non hanno più eroi: un po’ come gli italiani. Lassù, però, nel cuore delle classiche, la settimana santa è appena cominciata: un’emozione da vivere, c’è in ogni caso.

Nel giorno della Pasqua di Nostro Signore, ha vinto Kristoff: non poteva esserci un risultato migliore.

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